Mogador di Martin Mosebach, questo è il libro che recensiamo oggi al Thriller Café.
Patrick Elff è un impiegato di banca che, dopo la morte sospetta di un suo collega, fugge e si nasconde nella città di Mogador, in un Marocco invernale freddo e indecifrabile. Il racconto in flashback dei giorni precedenti spiegherà il motivo di questa sparizione.

Tutto comincia con l’affascinante monsieur Pereira, uno dei più importanti clienti della banca, che chiede a Patrick (ma i suoi desideri non sono vere richieste, perché non vengo mai rifiutate) di svolgere per lui un’operazione da svariati milioni non proprio legale. Parallelamente si delinea il rapporto del protagonista con Filter, il presunto suicida. Un uomo grigio, un contabile scialbo che sotto la sua aria insignificante ed anche un po’ disturbante (descritta in maniera impeccabile) nasconde un ingegnoso ed illegale sistema per arricchirsi; metodo del quale Elff diventa complice quasi per inerzia. Patrick è dunque una persona come tante, che agisce da criminale senza un’esplicita volontà, il che magari lo allontana dai cattivi tradizionali ma lo rende molto più realistico. D’altronde, come vedremo, non è questo il distacco più significativo dai canoni del genere.

A Mogador Patrick si rifugia da Khadija, una donna attraente, padrona di una strana casa popolata da persone di varia natura. In questo luogo sospeso nel tempo Elff conosce ritmi, rituali e regole estranei alle sue abitudini. Nella seconda parte del libro l’azione viene sospesa e sono dedicate diverse pagine alla storia di Kadhija, raccontata come sempre con parole evocative. Sin da bambina ha avuto la consapevolezza di avere un destino fuori dal comune, accompagnato da forze sovrannaturali. Senza capire se si tratta di suggestioni di una giovane mente affetta da solitudine o se è la realtà, leggiamo delle prime scoperte circa i suoi poteri e dell’incontro coi demoni, che da grande governerà (sempre che lo si possa fare davvero). Kadhija conduce l’esistenza dura riservata ad una donna rimasta due volte vedova, impara a farcela sa sola difendendo la sua autonomia (anche grazie ad attività poco lecite: comincia a gestire un giro di prostitute e presta i soldi), spinta da un orgoglio indomito. Quando la sua vita si incrocerà con quella di Patrick, ella avrà sviluppato una personalità determinata fino all’asprezza, ma non priva di carisma, con la quale esercita il suo potere nella casa che dà alloggio a molti, sui quali gli occhi dell’ospite rimangono sempre aperti.

La terza parte ci riporta fugacemente alla trama originaria, col tentativo di Patrick di contattare monsieur Pereira per farsi dare una mano ad uscire dalla situazione in cui si è cacciato, ma poi prende presto un’altra direzione, concentrandosi su Karim (assistente di Kadhija) e sulla sua famiglia. In questo modo le pagine dedicate alle azioni illegali del protagonista e alle loro conseguenze sono troppo rare per permettere di catalogare il romanzo come thriller o noir. Il plot che rientra nel genere ha un lungo periodo di sospensione; lo stile è quello del romanzo tout court. Ma è proprio questo aspetto a rendere il libro speciale: le descrizioni del suo autore, ricche e compiute, dal tono medio-alto che raramente si riscontra in storie di questo tipo. Una scrittura elegante, capace in maniera sublime di rendere conto dei pensieri dei vari protagonisti. Nell’ultima parte il narratore onnisciente si sposta da un personaggio all’altro senza soluzione di continuità, dandoci nuove sfaccettature di una storia cui è difficile dare un senso definitivo.

Mogador, come la città da cui prende il nome, come la protagonista Khadija e come le atmosfere di questo Marocco inusuale, è un libro misterioso, che non svela il suo segreto nemmeno giunti all’ultima pagina.

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Mogador
  • Mosebach, Martin (Autore)

Articolo protocollato da Nicola Campostori

Laureato in Scienze dello Spettacolo, vive nella Brianza tossica. Attualmente lo puoi trovare in biblioteca, da entrambe le parti del bancone. Collabora con "Circo e dintorni". Ama il teatro, e Batman. Ha recitato, a volte canta, spesso scrive, quasi sempre legge. Nutre i suoi dubbi, ed infatti crescono bene.

Nicola Campostori ha scritto 76 articoli: