Millennio: La grande saga di Pepe Carvalho – Manuel Vázquez Montalbán
Feltrinelli ha riservato una grande sorpresa a tutti i lettori e fan di Manuel Vázquez Montalbán, riunendo in un singolo volume la sua ultima opera, Millennio: La grande saga di Pepe Carvalho, che in precedenza era stata pubblicata in due testi distinti.
In questi casi si usa spesso l’espressione “canto del cigno”, ma chi vi scrive preferisce definire la saga avventurosa di Millennio più come un ibrido fra la summa del pensiero e delle precedenti esperienze di Manuel Vázquez Montalbán e, allo stesso tempo, un ambizioso salto in avanti, una evoluzione di quanto pubblicato fino a quel momento e il dovuto tentativo di confrontarsi con alcuni enormi classici della letteratura mondiale.
E nemmeno questa serie di definizioni può bastare per descrivere adeguatamente il volume che vi attende. Le due parti di Millennio sono state scritte e pubblicate da Manuel Vázquez Montalbán nei primi anni del nuovo, appunto, millennio: Milenio. Carvalho I. Rumbo a Kabul risale al 2004 e Milenio. Carvalho II: En las antipodas al 2005, entrambi pubblicati postumi, e arrivano ora nelle nostre librerie per la traduzione di Hado Lyria.
Proprio per la loro genesi e collocazione storica rappresentano anche la riflessione di un autore ormai maturo, un uomo che ha accumulato molte esperienze: militanza politica, passione per la gastronomia, forte amore per la sua città e inestinguibile curiosità nei confronti della letteratura.
Tutto questo rappresenta un formidabile trampolino di lancio per far vivere al suo alter ego di carta, Pepe Carvalho, un’ultima, grande, indimenticabile avventura.
E le coordinate di questo viaggio, ancor prima che geografiche, sono letterarie. Manuel Vázquez Montalbán è stato molto esplicito nel citarle e ha mirato alto, visto che si tratta di opere di grande impatto nella storia della narrativa: Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne, Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes Saavedra e infine Bouvard e Pécuchet di Gustave Flaubert.
Come anticipato, sono coordinate e direttive importanti: dal primo titolo deriva l’impresa di voler girare e vedere il mondo fuori da Barcellona, dal secondo il gusto picaresco per l’avventura, per le imprese impossibili e nobili, per un mondo e un modo di concepirlo che stanno svanendo, così come l’esigenza di avere un compagno, scudiero o meno che sia, per realizzare questo viaggio.
E dal romanzo incompiuto di Flaubert, infine, deriva un qualcosa di simile a quel che provava e aveva motivato l’autore francese negli ultimi anni della sua vita, quell’avvertire, secondo le parole dello scrittore, “la marea che rischiava di trascinare tutto davanti a sé”.
E se per il francese quella marea era la Comune di Parigi, per lo spagnolo sono il fondamentalismo religioso e il terrorismo o, per citarlo direttamente, Millennio è “un ansioso pellegrinaggio laico per un mondo sempre più ipocritamente religioso, nel quale vengono chiamati ogni giorno gli dei per giustificare guerre sante ed egemonie economico-militari.”
E quindi sì, Millennio è l’opera più crepuscolare e malinconica di un grande scrittore che ha saputo vivere intensamente ma che si accorge di non riuscire più a capire, decifrare e quindi scrivere il mondo, ma la malinconia è comunque, come da grande tradizione di molti autori mediterranei e latino-americani, addolcita dall’ironia e dall’umorismo, impreziosita da esotismo e riflessioni socio-culturali su quel che esiste e palpita oltre i nostri ristretti confini, mentali o geografici che essi siano.
Non ci rimane quindi che invitarvi caldamente, più di quanto ci accada di solito in queste pagine, a seguire il girovagare di Pepe Carvalho e il fido Biscuter attraverso attraverso molti Paesi e peripezie: da Barcellona a Genova e poi Grecia, Egitto, Israele, Libano, Turchia, Azerbaijan, Turkmenistan, Uzbekistan, Afghanistan e India.
E poi ancora Afghanistan, Bangkok, Singapore, Bali, Australia, Argentina, Brasile e tanto altro ancora, fra narcotraffico e mafie, guerre e terrorismo, scontri etnici e servizi segreti, in un carosello che lascia un sapore agrodolce e infine amaro, ma comunque irrinunciabile.
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