L’uomo marchiato – Robert Galbraith
È da poco uscito, come sempre per Salani, “L’uomo marchiato“, ottavo libro della serie di gialli che ha per protagonisti l’investigatore privato Cormoran Strike e la sua valente socia Robin Ellacott. L’autore è Robert Galbraith, pseudonimo dietro cui si cela (si fa per dire) la nota scrittrice J. K. Rowling; la traduzione è ad opera di Andrea Berardini e Laura Serra.
Ci eravamo lasciati, poco più di un anno fa, con “Sepolcro in agguato” che affrontava il difficile tema delle sette e del fanatismo religioso. Ora ci ritroviamo alle prese con “L’uomo marchiato“, un volumone di oltre mille pagine che ci porta dentro ai segreti di una società che, per definizione, di segreti ne ha molti: la massoneria.
L’agenzia di Robin e Strike viene contattata da una donna, Decima Mullins, che vuole dimostrare che il suo fidanzato è morto e che il suo cadavere è quello ritrovato mesi prima nel caveau di un negozio di argenti, specializzato in argenti e simboli massonici. Il cadavere del caveau in realtà era stato identificato, ma su quest’identificazione e in generale su quell’indagine convergono molteplici dubbi, così i due investigatori cominciano ad indagare, senza sapere di stare sprofondando sempre più, ad ogni passo, in un dedalo infernale di piste vere e false, persone, luoghi, morti, doppiogiochisti ecc. Ebbene, sì, nell’omicidio del caveau c’è davvero qualcosa di strano, di molto strano. In più, a tutto questo, bisogna aggiungere le vicende personali dei protagonisti che, inevitabilmente, finiscono per ripercuotersi – a volte pesantemente – anche sul lavoro… no, decisamente non è un periodo facile per Strike e Robin. A proposito, nel volume precedente li avevamo lasciati in sospeso circa la loro relazione – ancora troppo in fieri – ed ora, come andrà a finire? Riusciranno a fare i conti con ciò che provano e affrontare sentimenti e paure reciproche?
Le cose da dire su questo libro sarebbero davvero tante, alcune certamente positive, altre – ahimè – decisamente negative, ma possiamo riassumerle in una frase: questa serie ha al suo arco diverse frecce, vari pregi, che però, se esasperati, possono diventare facilmente un boomerang. Qualche esempio? Il ritmo lento: di solito in questa serie è un pregio, fa piacere avere davanti un libro voluminoso, che permetta di conoscere bene personaggi e vicende ed immergersi completamente nell’argomento, però… se i personaggi finiscono per essere davvero troppi, tanto che si fa fatica a ricordarne profilo e implicazioni e a tenere il filo delle loro vicende, anche il lettore più tenace finisce per confondersi, demoralizzarsi e stancarsi. Ecco che la lentezza diventa eccessiva, così come la complessità della trama e la cura maniacale dei dettagli, anch’essa finora un pregio. Altro pregio che può diventare un difetto: allungare fino all’assurdo certi aspetti della trama orizzontale: se all’inizio di una serie va bene perché aiuta ad appassionarsi alle vicende dei personaggi, alla lunga, se nulla cambia, si finisce solo per snervare il lettore… non si può tirare troppo la corda con la stessa vicenda! Legata alla questione del ritmo lento c’è poi quella della lunghezza dei romanzi: in questa serie sono andati via via aumentando di volume, il che va benissimo se l’autore riesce a mantenere la trama interessante, mentre non va più così bene se il lettore ha la percezione – purtroppo ripetuta in più romanzi – che si tenti di allungare il brodo con inutili giravolte e circonvoluzioni…
Ebbene, tutto questo è accaduto in “L’uomo marchiato“: una storia bella, interessante e con del potenziale ha finito per trasformarsi in un libro francamente sfiancante, con troppe pagine e troppi, troppi personaggi. Il ritmo lento e i dettagli geografici, che di solito consideravo un plus, alla fine erano diventati un’aggravante alla frustrazione e alla stanchezza. Ma il colpo di grazia, per quanto mi riguarda, me l’ha dato il finale… senza spoilerare nulla, dirò solo che… dopo più di mille pagine di dubbi, piani, interrogativi, perplessità, non me l’aspettavo così.
Poi, a volerli dissotterrare dai cumuli di informazioni aggiuntive che li hanno soffocati, ci sarebbero anche tanti temi interessanti: la massoneria in primis, certo, ma anche l’alcolismo, la coercizione, il consenso, l’abuso, le differenze di classe e lo snobismo cieco di chi ha troppo e non transige sulla povertà e le disgrazie altrui…
Insomma, comunque pur sempre un bel giallo con tanta carne al fuoco. Peccato, in una serie che già da un po’ va avanti a singhiozzo, fra alti e bassi, questo per me è un punto basso… non il più basso, ma comunque una bella occasione sprecata.
Libri della serie "Cormoran Strike"
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