L’ultima volta che ti ho vista – Alafair Burke
Etichettato con: Alafair Burke
Grazie alle Edizioni Piemme (Gruppo Mondadori) e alla traduzione di Rachele Salerno (Studio Editoriale Littera), da alcuni giorni è possibile apprezzare anche in italiano il thriller dal titolo “L’ultima volta che ti ho vista”, già pubblicato in lingua originale col titolo “If you were here” nell’ormai lontano giugno 2013. Autrice del romanzo è l’americana Alafair Burke, figlia del famoso romanziere James Lee Burke, prolifica scrittrice nonché avvocato penalista, già inserita nella lista dei “New York Times Bestseller”.
Nicky Cervantes è una giovane promessa di baseball alla Medgar Evers High School. È un adolescente con la madre a carico, che passa molto tempo sottoterra, tra il bestiame umano che si ammassa sul bordo della banchina della metro di New York. È li che il ragazzo ricerca la vittima ideale a cui scippare l’ultimo modello di i-phone. Un giorno qualcosa va storto e Nicky finisce sui binari, quasi travolto da un treno in arrivo. Viene sottratto alla morte da una misteriosa donna, che subito dopo il salvataggio si dilegua senza lasciare traccia di sé. La cronaca locale va in fibrillazione, alla spasmodica ricerca di questa oscura eroina. La reporter della rivista “NYC”, McKenna Wright, sta faticosamente cercando di costruirsi una carriera giornalistica dopo aver fallito quella da assistente del procuratore. La grande occasione le si presenta quando spunta una testimone con un filmato del salvataggio di Nicky Cervantes. L’ex avvocatessa, ormai giornalista, riesce a isolare un fotogramma nel quale si intravede il viso della donna misteriosa. La scoperta è sconvolgente: sembra trattarsi di Susan Hauptmann, una sua vecchia conoscenza, scomparsa dai radar circa dieci anni prima. Il filmato, girato col cellulare, è purtroppo di pessima qualità e le immagini risultano molto sgranate. Quella donna è davvero Susan? McKenna inizia una compulsiva indagine sul caso, trascinando anche la sua vita privata dentro quella che diviene una specie di ossessione. Poco alla volta la giornalista si persuade che quella faccenda possa essere collegata con un altro caso, che riguarda il suo passato.
L’intrigo scorre su combinazioni perfette di tracce deliberatamente involute e svelate poco alla volta, grazie ad incastri ben ideati e colpi di scena parziali. Ciò suscita un crescendo di curiosità che impone al lettore una partecipazione intellettiva nel tentare di soddisfarla. Pertanto la storia funziona, procede spedita e si evolve in modo plausibile, sebbene alcuni passaggi (Nicky che individua in Susan una vittima ideale, le modalità con cui McKenna viene in possesso del filmato, ecc.) richiedano al lettore un livello di fiducia tale da mettere a dura prova la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”. Alcune sequenze appaiono troppo raccontate e poco evocative, eppure più la trama si infittisce e la storia si ingarbuglia, più il lettore viene a trovarsi in una sorta di escape room in cui la sua attenzione è chiamata a comprendere (e tentare di risolvere) gli indizi disseminati con astuzia e sapienza dall’autrice. La Burke dimostra infatti (né potrebbe essere altrimenti) una perfetta conoscenza di espedienti narrativi e soprattutto di tecniche letterarie come la suspense, lo spannung e il cliffhanger. All’interno della narrazione si presentano fasi in cui l’esposizione raggiunge dei picchi di tensione, a volte risolti e altre volte intervallati da pause narrative. Quando queste pause sono poste in corrispondenza della fine di un capitolo, questa tecnica sortisce l’effetto di lasciare il lettore letteralmente “appeso a un precipizio”, quindi emotivamente indotto ad arrampicarsi fino al successivo. E così, da un precipizio all’altro, si riescono a leggere con relativa disinvoltura le quasi quattrocento pagine di un romanzo dinamico e tambureggiante, dai ritmi serrati. Il lettore dovrà conquistarsi il finale (che però ci è parso sottotono) pagina dopo pagina, come uno scalatore conquista la cima presa dopo presa. In questo incedere dovrà porre massima attenzione a tutti gli appigli e alla loro consistenza, che si rivelerà variabile. Se a tratti la narrazione della Burke odora di meccanico manierismo (privo cioè di qualsiasi macerazione interiore), in altri invece inebria di adrenalina, quasi stessimo leggendo la trasposizione letteraria di una pellicola d’azione.
I personaggi (specialmente quelli al femminile) appaiono come modelli funzionali che si muovono in contesti familiari all’autrice, risultando adeguatamente tratteggiati e sufficientemente vivi e credibili, senza che si renda necessario ricorrere ad artifici di regressione. Tuttavia, trattandosi di un testo di indubbio livello, non ci facciamo scrupoli nell’annotare come essi risultino leggermente monocromatici, con implicazioni psicologiche che (pur rifuggendo luoghi comuni e cliché) appaiono ridotte al minimo sindacale, mancando insomma di una tridimensionalità profonda. È come se i personaggi si lasciassero assaporare dal lettore, ma rimanessero indeterminati al gusto, insipidi al palato. È come se vivessero grazie all’indubbia abilità dell’autrice, senza mai riuscire a staccarsi del tutto dalla pagina per brillare di luce propria.
Difficilmente apprezzabile dagli amanti della scrittura in sottrazione e dai feticisti della sperimentazione stilistica, privo di qualsiasi respiro calamitoso, morboso, straniante o onirico, marginale nel panorama del gotha letterario, “L’ultima volta che ti ho vista” resta comunque un prodotto sincero, moderno e ben congegnato, dallo stile lineare ed enfatico, che – sebbene non aggiunga molto di nuovo ad un genere assai ben frequentato negli ultimi anni – dovrebbe gratificare il lettore generalista, e certamente anche quello del genere thriller.
Altri casi da indagare
Non dire una bugia – Alafair Burke
Ellie Hatcher non ha ancora una grande esperienza come detective nella NYPD, e non conosce ancora a fondo la città dove si è trasferita da Wichita, Kansas, dove è cresciuta nel mito del padre [...]
LeggiUn ultimo pezzo di cuore – Mary Higgins Clark
È uscito a settembre per Sperling & Kupfer (collana Pandora, tradotto da Annalisa Garavaglia) “Un ultimo pezzo di cuore”, l’ultimo lavoro dell’autrice Mary Higgins Clark, famosa giallista [...]
LeggiLa mossa del Re – Max Seeck
Prendete una scacchiera, ma al posto di alfieri e torri immaginate corpi umani cosparsi di vernice bianca, con una pedina incastrata in gola. Aggiungete le strade gelide di Helsinki e una mente criminale che vuole sfidare la polizia a una partita in cui ogni errore si paga con il sangue. È questa la miscela che Max [...]
LeggiSe mi troverai – Alafair Burke
Alafair Burke è una delle autrici americane di maggior successo. Classe 1969, ha esercitato per un periodo della sua vita la carriera forense, prima di dedicarsi alla professione letteraria, ricalcando le orme paterne. Alafair è infatti la figlia di James Lee Burke, il creatore del personaggio di Dave Robicheaux. [...]
LeggiI sette assassini di Reiko Miori – Mikihiko Renjō
Basterebbe guardare con attenzione la copertina di questo libro per dedurne alcune caratteristiche d'impatto che già anticipano la forza e l'originalità del romanzo. Lo sfondo è di un giallo livido, [...]
LeggiUna perfetta sconosciuta – Alafair Burke
Salto a ritroso nel tempo per Piemme che, visti gli ottimi risultati ottenuti con La ragazza nel parco, pubblica ora Una perfetta sconosciuta, romanzo di Alafair Burke risalente al 2011. Apparso con [...]
LeggiAnita de Monte ride per ultima – Xochitl Gonzalez
Il romanzo della scrittrice americana Xochitl Gonzalez dal titolo “Anita de Monte ride per ultima” (Fazi) è già un consolidato successo negli Stati Uniti, tanto che i diritti sono stati acquisiti per [...]
LeggiBugie perfette – Alafair Burke
Alafair Burke, autrice di bestseller internazionali, torna in libreria con “Bugie perfette”, PIEMME Editore, traduzione di Rachele Salerno – un thriller psicologico che analizza il rapporto tra amicizia e bugie. “Un foglietto. Un semplice bigliettino, ma con il potenziale per causare una marea di danni”. Tutto nasce [...]
Leggi
