Seconda avventura dell’ex capitano Agostino, neo promosso maggiore che, lasciata alla volta di Verona la lugubre Gubbio ove ha indagato ne Il talento della vittima (Sem, 2019), incontra fortuitamente su di un treno bloccato nel nulla una donna che cambia il corso dei suoi programmi.

Comincia proprio così, in puro stile alla Poirot, L’ombra di Nora, recente fatica di Patrizia Zappa Mulas, un’autrice poliedrica, con una laurea in filosofia, un passato prossimo sui palcoscenici del teatro classico ed uno remoto, nel mondo dell’arte della madre e quello curiale-investigativo del papà e dello zio. E questo bagaglio culturale viaggia con Agostino e la sua corpulenza, le sue crisi ed il suo animo fremente ed empatico.

Nora Casiraghi è una donna di ormai settant’anni, nota gallerista d’arte. Una donna potente, ricca, dall’animo capace di profonde escatologie. Dalla vita ha capito che “tutti nascondiamo una parte di noi, evidentemente ce ne vergogniamo. E’ la nostra zona d’ombra” e che questo può spiegare l’immensa fortuna dei gialli: “ci mettono davanti il peggio di noi”.

La narrazione di Patrizia è in sé un inno d’amore al genere: celebra schemi investigativi famosi – come l’enigma della stanza chiusa – e li reinventa in chiave contemporanea, ove ancora una volta i numerosi personaggi avrebbero tutti un buon motivo per delinquere.

L’entourage di Nora è una pletora di fedelissimi: l’avvocato, il commercialista, il tutto fare, l’amica, la vice alla galleria, la bonne e la figlia della fantesca (che però studia medicina). Ed un marito ex toy boy odioso a tutti. Tutti affezionati, tutti in debito con lei, tutti al capezzale del suo dolore quando scopre di essere stata derubata di ben 50mila euro. Ed accorre anche Agostino, procedendo in una indagine ortodossa: ascolta testimoni, consulta estratti conto, si fa mandare tabulati telefonici.

Non c’è un cadavere in questa storia, se non quello di un tenero bassotto a pelo lungo, e quello figurato di Nora, che sopravvive ad una vera campagna di sottile violenza psicologica e ne esce indebolita ma – a modo suo – vincitrice, ancora ben salda nel suo ruolo di “gattara” di umani.

Perché l’unica legge che governa i sentimenti è una “norma nascosta nell’ombra”.

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L'ombra di Nora. La seconda indagine del maggiore Agostino
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