La sabbia brucia - Fausto Vitaliano

Fausto Vitaliano nasce nel 1962 a Olivadi in provincia di Catanzaro ma si trasferisce, fin da giovanissimo, a Milano. Nella sua attività lavorativa, grazie alle sue passioni, è stato in grado di spaziare con notevole successo tra i generi letterari più disparati. Ha lavorato infatti per radio, tv e giornali occupandosi quasi prevalentemente di trasmissioni per ragazzi e programmi musicali. La musica e la TV sono passioni che Vitaliano riverserà anche nei fumetti che incomincia a scrivere a partire dal 2002 arrivando a collaborare con Disney e Rainbow. Sulle pagine di Topolino ha contribuito a co-creare Double Duck, alter ego spionistico di Paperino, e la serie Topolinia 20802. Nel corso degli anni Fausto Vitaliano ha sceneggiato oltre centocinquanta storie per Topolino & Co., sempre per la Disney, e nel 2006 ha creato l’interessante Speed Loop, un fumetto con aspetti fantascientifici affidato ai disegni di Claudio Sciarrone. Dal 2012 inizia la sua collaborazione con la casa editrice Laurana e pubblica i romanzi Era solo una promessa, Lorenzo Segreto e La grammatica della corsa. Il vero successo da scrittore, però, gli arriverà con il sodalizio con Bompiani e precisamente con La mezzaluna di sabbia, primo volume della serie delle ultime indagini di Gori Misticò pubblicato nel 2020.

Ora approda al bancone di Thriller Café con l’ultima sua fatica: La sabbia brucia. Le ultime indagini di Gori Misticò (Bompiani, 2021).

Il maresciallo dei Carabinieri Gori (Gregorio) Misticò ritorna in Calabria e precisamente a San Telesforo Jonico, suo paese natio, dopo anni di onorato servizio a Milano dove era impegnato in operazioni di antiterrorismo. «Te ne devi andare per un po’» gli disse il suo superiore quando qualcosa andò storto nella missione in Veneto che lo vedeva coinvolto come infiltrato in una cellula terroristica. E così lui nel scegliere dove andare per allontanarsi al più presto da quel “terreno che scottava” decide che la sua destinazione sarà proprio quel paesino in Calabria convinto che lì si dovrà occupare esclusivamente di quisquilie paesane e di poco altro lasciandogli così tempo per godersi la sua amata spiaggia del Pàparo e la lettura dei fumetti del suo compagno di sempre, Topolino.

«Chi viveva lì aveva tutto quello di cui aveva bisogno… Quello che non avevano non serviva e pertanto nessuno lo andava cercando.»

«Però, attenzione: non era indolente menefreghismo, quello dei santelesforesi, né pigra spocchia o svogliato fatalismo. Il fatto è che a San Telesforo la gente così ragionava, così aveva sempre ragionato e così avrebbe continuato a ragionare.»

Che aria tirava, però, in quel luogo che ormai aveva lasciato da tempo Gori lo capì fin da subito e cioè quando, nel passargli le consegne, il suo predecessore gli disse: qui «Si dice solo quello che si deve dire e si sa solo quello che si può sapere».

Ma ben presto Gori capirà che anche in Calabria la vita non è così semplice e così si vedrà costretto a dover chiudere Topolino per occuparsi dapprima del furto di parte della reliquia di San Bartolomeo, poi della scomparsa, vera o presunta, di un’anziana donna ed infine della Demetra s.r.l. E sarà proprio l’indagine su questa pseudo comunità che spacciandosi per un gruppo di aiuto destinato a chi non è in grado da solo di elaborare un lutto o di far fronte alle proprie fragilità (ma che in realtà ha lo scopo di inglobare adepti per destinarli ad attività tutt’altro che specchiate) a incasinare la vita di Misticò.

Tornare a San Telesforo Jonico ha, inoltre, per Gori un sapore dolce/amaro perché gli permetterà di ricordare sia i bei momenti della sua infanzia sia la grande amicizia (nata per puro caso grazie ai “ghiri in gabbia”) con i suoi due amici del cuore: Nicola, ora medico oncologo a Milano, e Michele deceduto in un incidente a soli sedici anni. Ma i ricordi e le emozioni bruciano e fanno ancora tanto, troppo male «I fantasmi conoscono il buio, sanno dove nascondersi per non farsi trovare. Finché decidono di mostrarsi» perché la morte di quel giovane amico è qualcosa che non passa, che il tempo non riesce a seppellire portando Misticò a considerare Michele come un amico immaginario, vivo e vegeto nella sua mente, al quale poter confidare i drammi profondi della sua anima, del suo voler scappare sempre, della sua solitudine atavica…

Rewind. Certo… rewind perché chi come me ha letto e apprezzato La mezzaluna di sabbia ha trovato con La sabbia brucia una sorta di nastro riavvolto, o di prequel come si suol dire, che ci permette di comprendere la genesi di tanto dolore, l’origine di determinate situazioni e purtroppo anche il sorgere della grave patologia che ha colpito Misticò.

Grande tema dominante è senz’altro quello della solitudine perché Gori è un uomo solo, schivo, che non ama rapportarsi, se non per lo stretto necessario, neanche con il suo appuntato Federico Costantino che lo stima e lo ha idealizzato come se fosse un padre putativo. E come lui… «Anche i personaggi dei giornalini erano soli. Zio Paperone abitava in un gigantesco deposito senza altra compagnia che i suoi soldi; a Paperino ogni tanto lo venivano a trovare i nipotini, ma la maggior parte del tempo se ne stava per conto suo, perché Paperina, pure lei, viveva da sola a casa propria. Gastone, idem, Topolino, solo pure lui. Pippo, non ne parliamo. Chi aveva inventato questi personaggi era come se avesse voluto avvertire i piccoli lettori: non vi illudete, bambini, perché soli tutti siamo sul cuore della terra e soli resteremo sempre.»

In queste pagine sempre in bilico tra malinconia e humor (che a volte diventa tagliente sarcasmo), tra scrittura sopraffina e dialetto calabrese, tra amore per la Calabria e critica feroce di certi comportamenti Fausto Vitaliano ci consegna una carrellata di personaggi straordinari e umani che accompagnano Gori in questo suo “viaggio”: dallo straordinario e verace oncologo Nicola Strangio, all’appuntato Costantino (un po’ alter ego di Misticò) fino a giungere ai tre fenomeni (‘u Filòsofu, ‘u Sapùtu, ‘u Rinàtu) che anche se resi quasi delle caricature sembra proprio di vederli seduti fuori del Bar Centrale «a presidio della piazza, della pompa di benzina, dell’olmo che faceva ombra e, più in generale, dell’intero paese e i suoi abitanti» a disquisire di tutto e di tutti.

In questo noir tutto italiano dal ritmo lento, e questo non è di certo un difetto ma l’unica dimensione possibile per scavare dentro l’animo umano, ritroviamo come ho detto all’inizio, Gori al suo ritorno in Calabria, nel 2014, per cui sembrerebbe essere presente un unico piano temporale ma non è così perché alcuni capitoli denominati “interludio” ci spostano all’oggi. Di questi capitoli (ben 8 per la precisione) non spoilero nulla ma mi limito a dire che sono una vera e propria “discesa agli inferi”, un pugno nello stomaco, un non detto che dice tanto, forse troppo e al quale nessuno di noi vuole dar retta perché altrimenti dovremmo concludere dicendo: “e ora… Maresciallo Gori Misticò… che ne sarà di te? Che ne sarà di noi?”

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La sabbia brucia. Le ultime indagini di Gori Misticò
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