La morte non sa leggere – Ruth Rendell

Editore: 66thand2nd
Redazione
Protocollato il 27 Giugno 2026 da Redazione con
Redazione ha scritto 972 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Etichettato con:
Il riassunto
La morte non sa leggere – Ruth Rendell

La morte non sa leggere”  di Ruth Rendell  (Londra, 17 febbraio 1930 – Londra, 2 maggio 2015) è il romanzo recensito oggi al Thriller Café.

Si tratta di un libro che non gioca a nascondino col lettore: lo mette subito dinanzi al fatto compiuto svelando chi è stato e cosa è successo. Il romanzo non è un giallo tradizionale; è piuttosto un’indagine alla ricerca delle motivazioni che mette in risalto come la  mente umana sia fragile e come basti un nonnulla per scatenare l’inferno. Eunice Parchman non subisce grandi traumi né ha motivazioni recondite che giustifichino le sue gesta  apparentemente folli. No, qui a determinare gli eventi  è solo un fatto: la vergogna della protagonista per il suo analfabetismo. Eunice nasconde il suo segreto isolandosi dal mondo e vivendo sempre sul filo del rasoio, con la paura costante di essere scoperta. Per la donna il non saper leggere non è un dettaglio, ma una condanna. Ma non è affatto una vittima del sistema. È glaciale, introversa e incapace di provare sentimenti per gli altri, di empatizzare: sono proprio queste peculiarità che rendono il personaggio realistico. A Eunice non interessano né il perdono né l’indulgenza: vuole solo che nessuno scopra la verità. Ma l’essere analfabeta non le ha impedito né di estorcere denaro ad alcuni vicini né di commettere un omicidio prima ancora della mattanza di San Valentino. Eunice ha colmato la sua lacuna con l’inganno e la simulazione. Infatti, proprio con un imbroglio si fa assumere dai Coverdale quale domestica tuttofare presso la loro residenza di campagna a Lowfield Hall. I Coverdale, famiglia borghese e benestante composta da George Coverdale, Jacqueline Mont, Melinda e Giles, sono per Eunice la famiglia perfetta. Lei obbedisce in modo automatico agli ordini impartiti e, fintanto che svolge bene le mansioni affidate, nessuno della famiglia Coverdale si pone domande sulla vera natura della donna o sul suo vissuto.

Ruth Rendell affianca a Eunice un altro personaggio: Joan Smith, una donna disturbata, ladra ed ex prostituta, a suo modo redenta e strumento del Signore.  Quest’ultima ha però il vizio di aprire la corrispondenza altrui che arriva presso l’emporio-ufficio postale gestito dal marito Norman. Ognuna delle due donne è convinta di avere un ascendente sull’altra. Eunice ritiene di avere in pugno Joan Smith perché ha scoperto la sua abitudine di ficcanasare nella posta degli altri, mentre quest’ultima considera l’amica facilmente influenzabile e capace di proteggerla da suo marito. L’amicizia tra le due protagoniste non passa inosservata, anzi viene osteggiata dai Coverdale e, per la prima volta, anche Jacqueline comincia a dubitare di Eunice. Ma accade l’inevitabile: Melinda scopre il segreto della governante, facendo crollare il castello di carte edificato nel corso di un’intera vita. Per lavare l’onta del disonore, Eunice, spalleggiata da Joan Smith “ormai sull’orlo della pazzia”, decide di sterminare ad uno ad uno i Coverdale, come se stesse sbrigando una faccenda domestica. A nulla valgono le suppliche delle vittime che ormai ai suoi occhi non sono più esseri umani, ma parole scritte: ciò che odia di più.

È una strage annunciata, sotto gli occhi di tutti, ma c’è chi non ha visto o chi ha fatto finta di non vedere. Alla fine la verità viene fuori quasi per caso, grazie a un dettaglio. Come a dire: non serviva essere brillanti o svolgere particolari investigazioni, bastava guardare meglio. Eunice, anche se scoperta, non cambia atteggiamento. Non cede, non fa un passo indietro né tantomeno dà segnali di essersi pentita. Resta chiusa nel suo silenzio fino alla fine.

La morte non sa leggere” è una storia capace di catturare fin dalle prime pagine, col suo ritmo  incalzante e ben gestito. Una successione di eventi da sceneggiatura cinematografica  mantiene alta la tensione senza risultare forzata. Lo stile è diretto e scorrevole, perfettamente funzionale al tipo di narrazione. I personaggi sono uno dei punti di forza: ben caratterizzati, realistici e capaci di creare un forte coinvolgimento emotivo. La trama, pur muovendosi all’interno di schemi noti, riesce a distinguersi per una buona costruzione e per alcune soluzioni narrative efficaci. Molte pagine del romanzo hanno un ritmo controllato con un taglio prettamente giornalistico, quasi asettico. Proprio per questo, il finale, pur coerente, è solo in parte all’altezza delle aspettative costruite lungo tutto il racconto. Non è comunque una lettura “piacevole” nel senso tradizionale, anzi a tratti è disturbante. Ma proprio per questo resta. Non è il tipo di libro che chiudi e dimentichi facilmente.

Recensione di Gaetano Balsamo.