Le indagini per l’omicidio di Teodoro Pelagio, avvenuto nel 306 d.C. sono il pretesto che Ben Pastor utilizza per narrarci una storia ben più importante, quella della lotta tra Massenzio e Costantino per la gloria imperiale. Torna dunque Elio Sparziano, biografo di Imperatori e comandante, in una nuova affascinante avventura dal titolo La morte delle sirene (Mondadori).

La mia missione in Italia è delicata, più adatta a un diplomatico di professione che a un soldato che si diletta di biografie. Immagino che il mio curriculum mi abbia reso idoneo. Sono di stirpe danubiana, e il mio defunto padre Elio Sparto crebbe e servì sotto i prìncipi che hanno retto l’Impero prima e dopo che il Nostro Signore Diocleziano salisse sul trono nell’anno 1037 di Roma.

Venerdì 30 agosto 1050 Ab Urbe Condita, ossia 306 d.C.

Le Note redatte da Elio Sparziano, storico e bibliografo, raccontano la storia della sua delicata missione diplomatica per conto dell’imperatore Galerio, che si intreccia con l’indagine di un omicidio avvenuto nella località Galinae Rufae, vicino a Surrentum, nella penisola di Minerva in Campania Felix.

Elio si trova così lontano da Roma perché deve incontrare il Vice Prefetto Rusticiano in grande segretezza, affinché interceda per un’udienza con Massenzio, a cui ha un plico imperiale sigillato da consegnare.

Elio Sparziano non è certo di poter contare sulla lealtà di Rusticiano, ma sa che i Pretoriani sono solidali con Massenzio e suo padre Massimiano contro Costantino, già acclamato imperatore dalle truppe.

Il principe Massenzio e suo padre Massimiano sono illirici: gente nostra, della nostra parte dell’Impero”

Elio si aspettava quelle parole. Da più di un secolo si definivano illirici tutti i danubiani: pannonici, mesiaci, dardani, daci romanizzati… L’incontestata spina dorsale dell’esercito, una cerchia militare ben consapevole di sé.

“Bé, “obiettò,“lo sono tutti i nostri governanti attuali, Costantino incluso. Ma la madre del principe è siriana.”

“Almeno tre imperatori avevano madri o mogli siriane. Non sarò uno storico, ma questo dei nostri comandanti in capo lo so anch’io.”

Rusticiano acconsente a fargli tra tramite ma, mentre attende a Surrentum nuovi ordini, Elio si trova a scoprire nuovi risvolti della sua missione (ne esiste anche una parallela di Publio Licinio e Pompeo Probo) e incappa involontariamente in un omicidio alquanto singolare, quello di Teodoro Pelagio, un commerciante di origine greca, accoltellato nella sua casa.

La portafinestra era spalancata, e non mostrava segni di scasso. Nel giorno quasi afoso, senza vento, le tende di tessuto fine pendevano immobili, anche se qualcuno – l’assassino o un soccorritore? – le aveva tirate di lato con le mani insanguinate. Girandosi sulla soglia per osservare l’accesso principale del parco, Elio intravide oltre un piccolo frutteto le schiene dei vigili inutilmente schierati fuori il cancello. Tanto bastava, e non si fece scrupolo di entrare.

I Vigiles pensano si tratti di una rapina finita male, mentre Elio Sparziano vuole vederci più chiaro e comincia ad indagare sui due figli Alessandro e Giovanni Pelagii e sul domestico Sordes, che tenacemente si dichiara innocente.

Ma le sorprese per Sparziano non finiscono davvero.

Un giorno si trova al cospetto del divino Diocleziano, imperatore emerito, ma uomo dal fine intuito e dalla infinita rete di contatti, che gli svelerà l’atroce verità della sua missione:

«Stai portando allo sposo di mia nipote la testa del proprio padre.» Diocleziano disse così. Per scelta – per pudore, per rabbia, per decenza –, omise i nomi dei personaggi a cui si riferiva. “Sto portando a Massenzio la proposta di uccidere suo padre Massimiano, che ha regnato con l’imperatore che ho davanti?”

Diocleziano gli impone di proseguire la missione originaria per mandare un altro tipo di messaggio al principe Massenzio. Sparziano non può in nessun modo controbattere agli ordini del Divino Diocleziano, anche se obbedire significa esporsi al rischio di essere ucciso per mano di un sicario, appena consegnata la missiva. A meno di riuscire a scovarlo e annientarlo.

Roma era solo immaginabile oltre le bassure paludose a sud delle sue mura; ma Roma era sempre immaginabile per lui, da ogni angolo dell’Impero. Ovunque nel mondo, Roma – non importava quanto lontana e invisibile – sarebbe stata per Elio Sparziano ciò che dava un senso alla sua vita.

La morte delle sirene è un romanzo storico complesso e ricco, che racchiude diversi rimandi storici e letterari, a partire dalla storia di Elio Sparziano, riferita alle precedenti sei avventure (mi riferisco in particolare alla sua storia d’amore con Elena, madre di Costantino, che lo rende un “esperto” conoscitore della complessa personalità della potentissima Domina) o al rimando diretto a I Fratelli Karamazov di Dostoevskij, del quale Ben Pastor ha dichiarato di averne voluto fare una riscrittura.

Già, perché di presunti parricidi nella nostra storia ne esistono ben due: quello di Teodoro Pelagio da parte di uno dei figli e quello storicamente più pregnante di Massenzio, a danno del padre Massimiano.

I fratelli Karamazov, Parte seconda, Libro sesto Se proprio devi scegliere tra padre e figlio, scegli il padre, a patto però che il vecchio mascalzone ti sposi di sicuro…

I fratelli Karamazov, Parte terza, Libro settimo Surrentum (ancora martedì 3 settembre)…

Se è chiaro il concetto parricidio-Karamazov-Pelagii-Massenzio, meno semplice è il concetto di “sirena”, nonostante Elio Sparziano espliciti nelle sue Note: “Anch’io avverto il suo fascino, senza subirlo. Per ogni sirena deve pur esistere un Odisseo che resiste al suo canto ammaliatore.”

Dal canto suo Elio aveva già dovuto resistere al fascino ammaliatore di molte donne, in vita sua, forgiato com’era nella frequentazione dei bordelli dell’Impero, sui quali aveva anche redatto una guida. Tante le donne che lo avevano attratto (e concupito) dalla berbera Thermuthis che riusciva a travolgerlo corpo e mente, alla divina Elena, ma mai con il sentimento che aveva provato per Anubina.

Ma il concetto di sirene, secondo me, qui è molto più ampio. Volendo analizzarne la funzione e la figura in senso lato – più moderno, diremmo ora – il potere e la gloria esercitavano molto più fascino delle urlanti sirene marine, concupendo e portando alla rovina uomini di valore, quali comandanti, politici e addirittura imperatori.

A guardar bene, ognuno dei personaggi ha la propria sirena che canta e dalla quale deve assolutamente resistere, pena la morte o la fine delle sue brame.

La morte delle sirene, in definitiva, si può assimilare al concetto di pragmatico realismo, senza il quale ogni passione diventerebbe sfrenata e ogni potere rischierebbe l’autodistruzione.

Ben Pastor con la sua prosa sontuosa e fluida ci trasporta, peraltro, in un periodo storico molto particolare in cui è il cinismo a farla da padrone: l’Impero romano è vicino alla dissolvenza, dilaniato da faide che non favoriscono di certo l’unità, bensì prevedono il perpetrarsi della Tetrarchia che però mal si attaglia alle mire imperiali dei due giovani Cesari, Massenzio e Costantino. Il redde rationem della battaglia di Ponte Milvio è vicino e porterà definitivamente il canto delle sirene a spegnersi, in favore di una nuova era, piena di altra simbologia e credo. In hoc signo vinces. La croce cristiana, e non più i miti antichi, giustificherà il potere del nuovo Imperatore.

Pronti per alcune chicche sottolineate qui e là?

Sui seguaci della setta dei cristiani:

Qui in Italia, tutto sommato, le leggi contro i cristiani non vengono applicate così severamente come nelle province orientali.

La sirena italiana più famosa:

Quando si naviga, come in ogni altra attività, bisogna sempre badare a dove si sta andando! Comunque, molti una volta erano convinti dell’esistenza delle sirene. La stessa Neapolis, più a nord sulla costa, deve il suo nome originario a Parthenope, una di quelle alate e calamitose damigelle.

La “tridimensionalità della Storia”:

Di questi tempi nessuno crede che esistano esseri simili; ancor meno, che possano ammaliare i marinai con il loro canto fino a farli naufragare sugli scogli. Forse gli antichi presero per mostri i gabbiani urlanti, perché in mare aperto, se li si guarda volare alti contro il sole, danno proprio l’idea di avere le ali in fiamme.

E concludo con una delle descrizioni più poetiche dei luoghi, che rende tutta la maestria della Pastor nel tratteggiare i contorni di un mondo antico, pieno di suggestiva bellezza.

Tornò che calava la notte. Dopo il tramonto, la costellazione dello Scorpione appariva bassa sull’orizzonte, con le grandi chele rivolte verso il tallone di Ercole, ancora invisibile. Il mare, che fino a poco prima era sembrato un grande, cangiante strato di metallo liquido, prendeva ora l’aspetto di una cosa fissa e indistinta.

Who is who?

Ben Pastor è una scrittrice italo-americana, naturalizzata statunitense.

Laureata in Lettere con indirizzo archeologico presso l’università La Sapienza di Roma, si è trasferita negli Stati Uniti subito dopo aver finito gli studi. Docente di Scienze Sociali in diverse Università americane, inizia a scrivere racconti per le principali riviste di letteratura poliziesca (Alfred Hitchcock’s Magazine, The Strand Magazine e Ellery Queen’s Mystery Magazine).

Nel 2000 pubblica negli USA Lumen, il primo romanzo poliziesco della serie di Martin Bora, tormentato ufficiale-investigatore tedesco ispirato alla figura di Claus von Stauffenberg, l’attentatore di Hitler nel 1944. Il buon esito di Lumen spinge l’autrice a scrivere ulteriori seguiti che vengono tradotti e pubblicati in Canada, Spagna, Portogallo, Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Croazia, Grecia e Brasile. Escono così Luna Bugiarda, Kaputt Mundi, La canzone del cavaliere, Il morto in piazza, La Venere di Salò, La Morte, il Diavolo e Martin Bora, Il signore delle cento ossa, Il cielo di stagno e molti altri.

Fuori dalla serie di Martin Bora scrive Il ladro d’acqua, La Voce del fuoco, Le Vergini di Pietra, La traccia del vento e La grande caccia, primi cinque thriller di una serie ambientata nel IV secolo d.C., con protagonista uno storico-detective realmente esistito: Elio Sparziano (“Aelius Spartianus”), nome forse fittizio dietro cui si nasconde uno dei compilatori dell’Historia Augusta.

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La morte delle sirene. Un'indagine di Elio Sparziano
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Articolo protocollato da Monica Bartolini

Monica Bartolini (Roma 1964) si afferma nel mondo della scrittura gialla con i romanzi della serie del Maresciallo Nunzio Piscopo (Interno 8 e Le geometrie dell'animo omicida, quest'ultimo finalista al Premio Tedeschi nel 2011). Nel 2010 vince il Gran Giallo Città di Cattolica per il miglior racconto italiano in ambito mystery con il racconto Cumino assassino, compreso nell'antologia 10 Piccole indagini (Delos Digital, 2020). Autrice eclettica, per I Buoni Cugini Editori pubblica nel 2016 Persistenti tracce di antichi dolori, una raffinata raccolta di racconti gialli storici che ha per filo conduttore le vicende legate al ritrovamento di alcuni reperti storici, che ancora oggi fanno bella mostra di sé nelle teche dei musei di tutto il mondo, e nel 2019 la terza investigazione del suo Maresciallo dal titolo Per interposta persona. Collabora con i siti www.thrillercafe.it e www.wlibri.com per le recensioni ed è membro dell'Associazione Piccoli Maestri - Una scuola di lettura per ragazzi e ragazze che si occupa di leggere i classici nelle scuole italiane. Bibliografia completa in www.monicabartolini.it Contatti: [email protected]

Monica Bartolini ha scritto 87 articoli: