La figura di cera – Riccardo D’Anna
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Recensiamo oggi su Thriller Café La figura di cera, romanzo di Riccardo D’Anna edito da Gargoyle.
Londra 1958. Una serie di misteriosi suicidi preludono alla riapertura di un caso risolto forse solo in apparenza, denso di preoccupanti e inaspettati sviluppi.
La scomparsa dalla tomba di una marchesa caduta in disgrazia, da poco defunta fra le mura di un appartamento londinese – donna dall’indiscutibile fascino, musa ispiratrice di D’Annunzio, appassionata di occultismo e interprete dei brillanti riti della belle époque – muove i protagonisti, in una corsa contro il tempo, alla ricerca del suo calco di cera da cui ella avrebbe potuto riattingere vita.
Dopo un incontro a Venezia con Peggy Guggenheim, i nostri eroi si vedranno costretti a recarsi a Berlino, in una città che mostra ancora le ferite della guerra e dove sopravvivono gli ultimi scampoli di quelle società segrete che furono legate ai presupposti oscuri e alle origini magiche del nazismo.
Sono un tipo che, specie per i libri, vuole la pappa pronta. Mi piacciono i telefilm con episodi autoconclusivi, mi leggo un bel Dylan Dog per lo stesso motivo, detesto le saghe, i sequel, prequel e compagnia cantante.
Inizio a leggere “La figura di cera”, mi accorgo che ci sono riferimenti evidenti a un altro libro – che poi scoprirò essere “Il morso sul collo” di Simon Raven – e non posso fare a meno di lasciarmi scappare un’imprecazione. Però lo stile di D’Anna mi piace, ha il gusto del romanzo novecentesco, e proseguo nella lettura, aiutato comunque dalle ricche note alla fine di ogni capitolo e dall’introduzione (mai introduzione fu più benedetta dal sottoscritto) di Stefano Priarone.
Il libro, a dispetto di ciò che pensavo, si regge sulle sue gambe. E ragazzi se si regge bene.
Dovessi dare una definizione, direi che il libro è elegante. La prosa di D’Anna, ricercata ma quanto mai funzionale e affascinante, si sposa alla perfezione con la storia, narrata in prima persona dal maggiore Anthony Seymour, già protagonista del libro di Raven.
“La figura di cera” è un concentrato di omaggi, citazioni, particolari storici, che rendono la vicenda intrigante e appassionante. A volte si ha l’impressione di scorrere pagine di un libro di Sherlock Holmes, altre volte si è proiettati in atmosfere stokeriane, in alcuni frangenti sono riuscito persino a scorgere similitudini con il Pendolo di Eco. Il tutto in duecento pagine, che si mandan giù come acqua fresca.
Difficile catalogare questo romanzo. È un horror ma allo stesso tempo è un noir graffiante, in cui si respira avventura e dove la psicologia colpisce per le sue tinte decise e morbose.
Non è il solito romanzo di vampiri, questo: è molto di più. E non ci si faccia ingannare dalla copertina, che richiama in maniera sinistra quelle post-romantiche di saghe emovampiriche glitterate, “La figura di cera” è un libro che racchiude in sé i crismi del gotico e del fantastico di vittoriana memoria.
Ancora una volta, la Gargoyle dà prova di aver visto giusto, concedendo fiducia a un autore bravissimo, anche se sconosciuto al grande pubblico.
E qui al bar attendiamo con altrettanta fiducia la prossima prova di Riccardo D’Anna.
Altri casi da indagare
Intervista a Riccardo D’Anna
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