Pérez-Reverte ha giocato in passato con il genere storico e il thriller, ma in questo suo nuovo scritto, “Il problema finale“, si diverte e mescolare realtà e finzione, cinema e letteratura, per regalare ai lettori un giallo classico in puro stile sherlockiano, dove il grande investigatore scaturito dalla penna di Conan Doyle rivive attraverso le citazioni dei romanzi e dei racconti originali e nelle gesta di chi, da attore che lo ha interpretato sugli schermi, si ritrova investigatore.
Siamo nel 1960, in un’isola greca. A causa di un temporale, i dipendenti di un hotel e alcuni ospiti restano isolati. Tutto potrebbe procedere per il meglio: sull’isola di Utakos il tempo resta stabile, il vento non dà troppo fastidio e le onde alte risultano più suggestive che minacciose. Quando una delle ospiti viene ritrovata morta in un casino sulla spiaggia, all’attore Hopalong Basil viene affidato quasi per gioco l’incarico di indagare. La polizia non potrà raggiungerli per alcuni giorni e in quello che all’inizio sembra un suicidio, ci sono dettagli che non quadrano. Basil ha interpretato in quindici film il noto Sherlock Holmes: chi meglio di lui può dare vita al metodo e alla logica che hanno risolto tanti casi letterari? Trovando nello scrittore di gialli leggeri Paco Foxà un perfetto Watson, l’attore inizia a indagare, scoprendo molto più di quello che ci si aspetta, mentre un Moriarty nascosto si diverte ad aumentare gli ospiti morti.
“Il problema finale” si rivela un giallo enigma piacevole e coinvolgente. Gli elementi classici del genere, pochi personaggi isolati, delitti complessi e segreti nascosti, ne fanno una lettura appassionante, una vera sfida tra lettore e autore dove vengono seguite le regole d’oro, come quella che nega al maggiordomo di essere l’omicida.
Tra le pagine ci sono tantissime citazioni dei romanzi di Conan Doyle, che aprono anche i capitoli, ma non mancano riferimenti ad altre opere e autori conosciuti. Mentre la narrazione avanza il lettore viene intrattenuto con il mistero, sfidato a risolverlo e informato su come si dovrebbe scrivere una trama gialla, gli errori da evitare e i trucchi narrativi su come sviare l’attenzione di chi si accosta allo scritto.
Il fatto che il protagonista e narratore sia un attore, offre il gancio perfetto per parlare di finzione cinematografica, trasposizione delle opere e del comportamento di chi interpreta un personaggio. Attraverso ricordi, riflessioni e aneddoti e seguendolo durante le indagini, conosciamo sempre più Hopalong Basil: la sua eleganza, che possiede una vena di cinismo ben mascherata dai modi gentili e l’apparente indifferenza; scopriamo i suoi problemi con l’alcol, le relazioni finite e il grande dilemma di ogni attore: sono io o sono il personaggio che interpreto? Cosa succede a una persona che viene identificata e ricordata col nome di qualcuno che non esiste, invece che con il suo? Dilemmi interessanti, che danno profondità alla trama e spessore al suo protagonista.
Anche gli altri personaggi offrono una bella messe di diversità umana: dalla ricca vedova allo scrittore di romanzetti, dallo spregiudicato produttore alla sfiorita cantante d’opera, dalla direttrice d’albergo, ai suoi dipendenti, fino ai vacanzieri che ospita. Tutti hanno un passato e le loro vite attuali sono il risultato di pregresse esperienze, più o meno facili, drammatiche, normali o straordinarie.
Il romanzo ha un ottimo ritmo, è dinamico e tiene desta l’attenzione. Ci sono sorprese, complicazioni, vicoli ciechi, indizi palesi e altri mascherati. L’autore gioca però seguendo le regole, rendendo possibile sia leggere con tranquillità seguendo la trama, o scoprirne i segreti e la verità prima del detective. I possibili moventi sono diversi, così come i probabili colpevoli, per una lettura divertente dove sono ben presentati i sentimenti, le emozioni, finanche l’aggancio storico con la guerra conclusa da poco e ancora molto vivida nella memoria.
“Il problema finale” piacerà a diversi estimatori del genere e anche gli appassionati di Holmes troveranno in queste pagine di che divertirsi, con citazioni interessanti e puntuali, che sarà bello ricordare per essere pronti a declamare la giusta frase al momento opportuno. In questo libro realtà e finzione sfumano e si confondono, per un gioco tra chi scrive e chi legge, e tra gli stessi personaggi.

