L’eremo dei folli – Agnese Messina

Editore: Garzanti
Alessia Sorgato
Protocollato il 12 Settembre 2026 da Alessia Sorgato con
Alessia Sorgato ha scritto 198 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Il riassunto
L’eremo dei folli – Agnese Messina

Il mondo della letteratura gialla, noir e thriller sta conoscendo un’epoca straordinariamente feconda nel nostro Paese anche da parte di penne nostrane. Entrare in libreria e scovare nomi di concittadini sui banchi delle novità e – ancor meglio – dei più venduti, è una soddisfazione che mi riempie di orgoglio perché quando ho cominciato a recensire per Thriller Café, ormai sei anni fa, mi ero accorta che gli stranieri spadroneggiavano, e trovavo questo primato ingiusto. Tranne poche eccezioni, sia su questo schermo che altrove (ho condotto per due anni la trasmissione televisiva “Risolto Giallo” e per altri due il podcast PQM per “Spaghetti Thriller“) ho sempre prediletto libri che arrivassero sul mio comodino senza intermediazioni, traduzioni o adattamenti.

Va quindi immediatamente fatto scrosciare un applauso per editori, agenti letterari e scuole di scrittura che stanno lavorando in questo senso: fare scouting tra gli autori anche esordienti che ci portino non solo trame intriganti e temi d’attualità, ma che li ambientino in scenari che conosciamo o – quanto meno – che potremmo andare facilmente a visitare. L’Italia è un set perfetto non solo per le cartoline smaltate, ma anche per storie sordide e misteriose.

La Sicilia di Agnese Messina si colloca bene in questo ambito: non tanto spiagge dorate o mare incontaminato, ma un paese arroccato nell’entroterra, con le sue campagne assolate, le trazzere invase dalla vegetazione, i casolari abbandonati e le piazze silenziose, dove gli uomini siedono muti ai tavolini dei caffè ma vedono e ascoltano tutto.

In questo contesto così abbacinato sono nati June e Emmanuel. Ragazzi fortunati, sulla carta, perché figli di grandi uomini (un generale Nato lei, un giudice lui), ma selvaggi e solitari al punto giusto da preferire la compagnia l’uno dell’altra e nulla più. Pomeriggi oziosi al fiume, piccole scorribande dei dintorni e un’amicizia profondissima, frutto delle reciproche solitudini, che li porta in pubertà ad assaggiarsi un po’ più a fondo. Poi, la separazione. Lei in America a studiare e poi a Parma, presso i RIS, per un corso di specializzazione in entomologia forense. Lui, chiuso in casa a studiare (ma davvero?!) per diventare avvocato, poi il concorso in magistratura.

Entrambi decidono di tornare in Sicilia, e si ritrovano, complice una indagine di cui sono entrambi assegnatari, lui come PM e lei come consulente della Procura. E’ sparita una giovane donna, molto bella e straniera (e malmaritata) e soprattutto è sparita con lei la sua bambina, Olimpia. Tutti le cercano: il marito-padre affranto, la suocera-nonna disperata, le forze dell’ordine, i cani molecolari, i giornalisti di cronaca nera e poi anche la tv pornografica del dolore. Niente, nessuna traccia, nessuna notizia, volatilizzate… almeno sino a quando viene rinvenuto il cadavere pressoché irriconoscibile di una donna, coetanea di Liuba Rusnac e, in quello, June si affretta a repertare gli insetti che lo hanno colonizzato.

Questo è quanto esegue un entomologo forense-figura ausiliaria della Procura e parte della polizia scientifica, che riceve una formazione apposita – prima in biologia – poi affinando per altre specializzazioni: le sue risposte possono illuminare la scena del ritrovamento, verificare se sia compatibile con lo stato del cadavere, datarne persino la morte, armonizzandosi con l’anatomo patologo. Una disciplina assolutamente affascinante, molto approfondita dal sistema investigativo di altri paesi, soprattutto di marca anglosassone, e ancora ancillare da noi, che Agnese conosce bene perché lei stessa ne è stata studente e ricercatrice.

Manco a dire che proprio da un piccolo insetto, rinvenuto sul corpo, la dott. Mc Flynn dipanerà la matassa del mistero fino ad arrivare alla sua soluzione.

Come molti altri commentatori e critici letterari stanno scrivendo, c’è altro al di là della narrazione, che è fluida ed appassionante e merita un turning page serrato (io ho iniziato e finito questo volume in una domenica, abdicando a tutti gli altri impegni per quanto mi intrigava); al di là della giovane età dell’autrice (Agnese ha solo 31 anni ma dimostra una maturità nell’arte di scrivere degna di una persona più avanti negli anni e nelle letture) e persino al di là della novità del mestiere della protagonista che, dopo migliaia di ispettori, commissari e vicequestori, va a collocarsi nella nicchia dei periti dopo grafologi, medici legali e criminologi, con apertura del lettore a scenari più complessi della scena procedurale.

Quel che c’è al di là di tutto questo è proprio June, un personaggio sfaccettato, apparentemente libero e adamantino, con i suoi capelli tinti di azzurro e l’Hummer che guida spericolata. Un personaggio rigoroso, capace di rinunciare a qualsiasi straccetto di vita privata per rinchiudersi ore e ore, con gli occhi ficcati nei microscopi, alla ricerca di risposte, e al contempo tenerissimo con una madre la cui mente sta svaporando sotto il maglio di una malattia degenerativa della psiche.

June è davvero solo questo, oppure il suo rapporto alternato e sbilanciato con Emanuel, a cui perdona tutto ma tace molto, nasconde una insicurezza di fondo, un’incapacità di uscire dalla confort-zone mentale che conoscerlo da tutta la vita le crea? E poi, perché quel verso di una canzone di Mina (Amor mio, basto io…) le risuona ossessivamente nella testa?

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