Il pappagallo muto – Maurizio de Giovanni
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Oggi al Thriller Café osserviamo due anziani su una panchina in un parco qualunque; sembrano spettatori inoffensivi del tempo che passa, ma dietro quegli sguardi si nascondono le armi più affilate del secolo scorso. La recensione odierna è per il bestseller del momento, “Il pappagallo muto. Una storia di Sara” di Maurizio de Giovanni, settimo capitolo della serie (Rizzoli, 2025).
Ritroviamo Sara Morozzi in una fase della vita in cui il ruolo di nonna sembra aver preso il sopravvento sulla “donna invisibile” che è stata. Tuttavia, come de Giovanni ci ha insegnato, certi tesserini non si restituiscono mai davvero. La serie di Sara, nata come un noir psicologico sulle ombre del passato, approda qui a una riflessione matura sulla persistenza del talento investigativo che sfida l’anagrafe e la tecnologia.
La trama di “Il pappagallo muto” si innesca con un messaggio in codice che sembra arrivare da un’altra epoca: “un chilo di mele”. È il richiamo operativo dei Servizi per una missione che richiede un approccio radicalmente analogico. In un luogo schermato da ogni tecnologia moderna, dove microspie e satelliti falliscono, servono “orecchie e occhi” della vecchia guardia. Sara e l’amico di sempre Andrea Catapano, l’ex agente cieco dalla memoria prodigiosa, vengono messi in campo per intercettare i segreti di un incontro d’alto livello tra politica e criminalità. Purtroppo, quella che doveva essere una semplice operazione di ascolto si trasforma in una trappola mortale, costringendo Teresa Pandolfi e l’ispettore Pardo a una corsa contro il tempo per salvare i due vecchi compagni.
L’elemento che più mi ha convinto in questo settimo volume è il ritorno all’artigianato dell’indagine. In un mondo ossessionato dal digitale, de Giovanni celebra l’acume umano, la capacità di leggere un labiale o di interpretare un’esitazione nella voce. Il rapporto tra Sara e Andrea tocca vette di tenerezza e complicità straordinarie, rendendoli una delle coppie investigative più atipiche e riuscite del panorama contemporaneo. La tensione non nasce dagli inseguimenti, ma dal rischio costante che la loro fragilità fisica venga scoperta, creando un suspense psicologico costante e vibrante.
Al contempo, ho avvertito come la struttura della storia si poggi su un canovaccio che rischia di diventare rassicurante fin quasi alla staticità. Sebbene il ritmo sia eccellente, il tema del “richiamo alle armi” degli anziani agenti è un tema che l’autore ha già esplorato, e qui viene portato all’estremo con toni che talvolta sfiorano il melodramma. La figura del “pappagallo muto”, che dà il titolo al libro, funge da metafora potente ma viene gestita con una certa insistenza lirica che potrebbe risultare stucchevole per chi preferisce un noir più asciutto e meno incline al sentimentalismo.
Siamo di fronte a un romanzo che conferma de Giovanni come un maestro nel narrare la solitudine e la resistenza umana. Una lettura che scalda il cuore senza rinunciare al brivido della spy-story d’eccellenza.
La pubblicazione della nuova avventura di Sara Morozzi è quasi contemporanea alla serie “Sara – La donna dell’ombra”, a lei dedicata, che uscirà su Netflix il 3 giugno 2025.
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