Vera Buck esordisce con il suo primo libro “Bambini lupo”, pubblicato in Italia da Giunti, nel 2024. Ora torna con “La casa sull’albero”, per lo stesso editore.
Questa nuova opera è un thriller immerso nella natura, con protagonisti bambini e adulti, ed esplora le bugie, i giochi e le favole, per una narrazione nera che fa riflettere mentre cattura e avvince alle pagine.
Nora ed Henrik con il figlio Fynn, partono dalla Germania per trascorrere le vacanze in Svezia, in un posto idilliaco e selvaggio, ai margini di un bosco e con un laghetto che è parte integrante della loro proprietà: una casetta rossa che era appartenuta al nonno di Henrik. È un favola che si avvera, un sogno, che ben presto si trasforma in un incubo. Fynn scompare e la sua ricerca, tra i ricordi d’infanzia del padre, i segreti della madre, e una storia oscura con protagonisti misteriosi e celata nel passato, rendono tutto terrificante e complicato.
Raccontato in prima persona tra diversi personaggi, Henrik, Nora, Rosa e Marla, il romanzo avvince da subito partendo con una scena forte e di difficile collocazione. Non è l’unico mistero del libro che va oltre la verità della storia. Difatti non è immediato capire i diversi piani temporali che popolano la trama. Appare lineare all’inizio, ma ben presto il lettore si rende conto che sta assorbendo informazioni al presente e altre al passato. Un modo di esporre suggestivo, che tiene desta l’attenzione.
Se Nora, Henrik e Fynn sono personaggi che hanno una relazione palese, non così è per Marla e Rosa, tanto che per quanto riguarda queste due ultime figure, ci si chiede spesso come s’incastrino nel tutto. Elementi di vicinanza ci sono, e saranno chiari man mano che i capitoli scorrono, per rivelazioni che sono sorprese d’impatto.
In “La casa sull’albero” non c’è nulla di scontato, è una storia a incastri, inserita in un gioco di specchi, di ricordi falsati e informazioni dalla molteplici interpretazioni che possono indurre in errore, facendo sì che la verità risulti ancora più intrigante da scoprire.
La psicologia dei personaggi e la loro caratterizzazione sono studiate in modo meticoloso ed esposte con maestria. Si dubita di alcuni, si riconosce il carisma di altri, si prova paura, empatia, rabbia, per una messe di emozioni che rende il thriller difficile da posare.
“La casa sull’albero” parla di abusi e di persone che si voltano dall’altra parte, che accettano come normali comportamenti aberranti, non apprezzando unicità geniali. È un thriller sulla solitudine, sulle famiglie disfunzionali, sulle cicatrici che segnano la pelle e ancor più lacerano l’anima. Immerso nella natura, ci ricorda di quanto essa sia maestosa e spietata, bellissima e crudele. Anche sulle favole fa soffermare e capire, una volta di più, che non sono semplici storielle sul e vissero felici e contenti. Le favole nascono come insegnamenti orali, moniti sui pericoli. Sono violente e brutali: ci sono bambini abbandonati dai genitori nei boschi, ragazze avvelenate, mangiate; protagonisti imprigionati, ingannati; personaggi uccisi, bruciati, squartati.
“La casa sull’albero” è un thriller nero come le favole, spaventoso per la normalità e semplicità in cui descrive orrori che possono essere reali proprio grazie all’indifferenza, alla solitudine, al lavarsene le mani.
Un romanzo avvincente e ben costruito, con intelligenza.
Vera Buck fa di nuovo centro. L’autrice tedesca, che ha studiato giornalismo, letteratura e sceneggiatura, sa bene come imbastire una trama ricca di suspense e contenuti e sono certa che avremo altro di suo da leggere.
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