Bestie di Satana - Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani

Un omicidio rituale di persone indifese” aggravato da ”un abietto motivo, turpe e ignobile che rivela un grado tale di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità”. (Corte d’Assise d’Appello di Milano, 15 maggio 2007)

La nuova inchiesta di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani cerca di rischiarare alla luce della ragione (e delle innumerevoli carte processuali a disposizione) una vicenda per alcuni versi ancora oscura come quella che vide protagonisti un gruppo di ragazzi lombardi, balzati alle cronache all’inizio degli anni 2000 con il nome di Bestie di Satana.

I FATTI

Con il ritrovamento del cadavere di Mariangela Pezzotta avvenuto il 25 gennaio 2004 inizia la vicenda processuale del gruppo denominato Bestie di Satana. Quel giorno, infatti, vengono arrestati Andrea Volpe, ex fidanzato della Pezzotta, ed Elisabetta Ballarin, l’attuale fidanzata, rei di aver ucciso la notte prima Mariangela a colpi di arma da fuoco e badile nella baita della famiglia Ballarin a Golasecca, in provincia di Varese. Al momento dell’arresto, ancora prede di uno stato alterato a causa delle droghe assunte la sera precedente, Volpe e la Ballarin tirano in ballo colui che verrà in futuro riconosciuto come il capo carismatico del gruppo, Nicola Sapone. I due sostengono di aver chiesto l’intervento di Sapone per finire la Pezzotta che, benché colpita da due colpi di arma da fuoco al volto, ancora era viva. Sapone prima negherà di essere mai andato in località Golasecca ma, una volta saputo di essere stato incastrato dalle celle telefoniche che posizionavano con certezza il suo telefono nel posto e nell’ora dell’omicidio, decide di ammettere di essere andato alla baita ma di non aver finito la Pezzotta a badilate, perché già cadavere. Ammette però di aver consigliato ai due di far scomparire l’auto della vittima, gettandola in un canale nei pressi della diga di Panperduto a Somma Lombardo, cosa che i due non sono riusciti a fare a causa della confusione mentale, dando quindi il via ad una serie di errori che portano i Carabinieri a scoprire subito l’assassinio.

La grande sensazione che provoca nell’opinione pubblica l’uccisione brutale di Mariangela Pezzotta accende un faro mediatico sulla vicenda, provocando la reazione di Michele Tollis, il papà di un ragazzo scomparso sei anni prima assieme alla fidanzatina che, forte delle proprie indagini alla ricerca del figlio, consegna un piccolo dossier agli inquirenti dal quale emerge per la prima volta il nome della cosiddetta setta satanica “le Bestie di Satana”. Tollis negli anni ha avuto modo e maniera di avvicinare tantissimi ragazzi, alcuni amici del figlio, altri semplici conoscenti, ed è riuscito a farsi un’idea di quali fossero i rapporti di forza all’interno di quell’inquietante gruppo di metallari-tossicodipendenti che gravitavano intorno al Midnight, il locale più frequentato della zona. Descrive anche agli inquirenti le vessazioni psicologiche e le prove fisiche alle quali erano sottoposti coloro i quali decidevano di entrare nel gruppo.

Per gli inquirenti è una rivelazione, ma la svolta decisiva si presenta dopo pochi mesi, il 17 maggio, quando Andrea Volpe decide di collaborare e fornisce nomi, date e soprattutto rivela che Fabio Tollis, il figlio di Michele, e Chiara Marino, la sua fidanzatina, in realtà sono stati uccisi la notte del 17 gennaio 1998 da Nicola Sapone, Mario Maccione e da lui stesso. I resti dei due ragazzi vengono effettivamente ritrovati in un’aria dei boschi di Mezzana, delimitati da Volpe in un sopralluogo con le forze di polizia.

Oltre agli omicidi di Mariangela Pezzotta, Chiara Marino e Fabio Tollis, i componenti delle Bestie di Satana sono stati ritenuti responsabili anche dell’istigazione al suicidio di Andrea Bontade, trovato impiccato nel settembre 1998.

La sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 25 ottobre 2007, confermando la precedente sentenza del maggio 2007 della Corte di Assise di Appello di Milano, cristallizza le posizioni degli imputati. Ad oggi, passati già 14 anni, tutti hanno già scontato la pena tranne i due vertici di quella spietata organizzazione: Nicola Sapone e Paolo Leoni.

Di altri 18 casi di persone scomparse, correlate a vario titolo alla setta, le indagini non hanno mai dato esiti certi. I casi permangono irrisolti.

L’ANALISI CRITICA DEGLI AUTORI

Le sentenze definitive parlano di omicidio rituale di persone indifese commessi da appartenenti della setta denominata Bestie di Satana, e come tali la stampa li ha sempre descritti. Cerchiamo invece di seguire il filo logico degli Autori per individuare quali siano ancora – a giudizio di Sanvitale e Palmegiani – i punti critici di una vicenda nella quale sono state sì cristallizzate le responsabilità di ogni componente del gruppo in merito ai casi accertati di omicidio o istigazione al suicidio, ma non forse analizzate fino in fondo le dinamiche dell’intero fenomeno aggregativo. L’attenzione degli Autori è fissata sui due aggettivi rituali e indifese. Capiamo insieme cosa li convince del tutto.

BANDA O SETTA? – “Per i sociologi è un gruppo che si discosta dalla maggioranza, per i criminologi è un gruppo che commetterà dei crimini. Direi … un gruppo chiuso, distante dalla mentalità dominante, dedito al male, guidato da un leader manipolatore e malvagio” (pag. 189)

Il concetto di setta, così riassunto, sembrerebbe attagliarsi perfettamente ai ragazzi del Midnight, così come descrittici dalla cronaca e dagli atti giudiziari, ma è pur vero che il grande pentito Andrea Volpe sostiene che più di una setta, nella quale i membri mantengono la propria identità segreta, loro si considerassero una banda. Chi voleva far parte del gruppo doveva sottoporsi a prove di coraggio di vario tipo, racconta Volpe, molte delle quali squisitamente fisiche come la sopportazione di dolore o resistenza alle intemperie. Un ulteriore elemento a supporto della tesi della banda possiamo ritrovarlo nel fatto che ogni componente era conosciuto con un nome di battaglia che lo contraddistingueva: Nicola Sapone-Onussen, Paolo Leoni-Ozzy o Evol, Eros Monterosso-Kaos, Mario Maccione-Ferocity, Marco Zampollo-Kill, tanto per citarne alcuni. Anche l’egemonia di Nicola Sapone sembra essere incrinata dalla figura di Paolo Leoni; il che non ne tratteggerebbe i contorni di leader malvagio e manipolare, atto a indicarlo con certezza come il gran maestro di quella abbastanza sconclusionata setta.

Un secondo aspetto da tenere in considerazione nella connotazione di una setta è il forte ascendente mentale che il capo (o i capi, come in questo caso) esercitano sugli adepti per mezzo di tecniche psicologiche manipolatorie. Gli Autori approfondiscono questo delicato argomento a pag. 192, citando uno studio dell’American Psychological Association che sostiene come non esista il “lavaggio del cervello” irreversibile, ampiamente dimostrato anche nel caso delle Bestie di Satana: chi si è sottratto all’influsso del gruppo, infatti, si è perfettamente reinserito nel tessuto sociale, anche dopo aver scontato una pena detentiva lunga, come la Ballarin.

Certo, le esternazioni di Andrea Volpe si sono rivelate a volte anche molto contraddittorie, tanto da essere in certi casi fuorvianti, ma il principio assoluto di questo comportamento, che diventa in qualche modo protettivo per l’intero gruppo, gli Autori vogliono descriverlo così: “La storia (della cronaca nera) ci insegna che la confusione aiuta a difendersi: é una strategia. I ragazzi dovevano sostenere un processo senza avere via di scampo: per le testimonianze di alcuni di loro, per i riscontri oggettivi, per le tracce sulla scena del crimine praticamente inalterata, intendo quella della Pezzotta. Tutto questo non sarebbe stato confutabile e quindi ricorsero alla confusione. Chiamarono in correità gli altri, cercando di attuare un principio, non valido in campo penale ma che istintivamente ho riscontrato in varie occasioni: più siamo e più la responsabilità si spartisce.” (pag. 155)

SCHIAVI DELLE DROGHE O ADEPTI DI SATANA? – Setta o banda che fossero, i ragazzi del Midnight erano per lo più tossicodipendenti, il che da solo rappresenta un facile elemento di pressione sulle loro già fragili personalità. Più che dal gruppo, quindi, molti erano dipendenti da sostanze psicotropiche, capaci di alternarne la percezione della realtà.  

L’omicidio di Mariangela Pezzotta ne è l’esempio principe: sia Volpe che la Ballarin erano sotto effetto di speed ball quando portarono a termine il compito assegnato loro dal gruppo di uccidere la ragazza, e lo fecero nel modo più maldestro e atipico possibile: non riuscirono ad ucciderla subito neanche con due colpi di pistola alla testa, chiamarono in aiuto con i loro cellulari Nicola Sapone, non riuscirono a seppellire bene il corpo e neanche a far sparire nel canale la macchina dell’uccisa.

A questo punto c’é da chiedersi dove i giudici abbiano riscontrato gli elementi di ritualità satanica in un omicidio nel quale – dettaglio psicologico affatto trascurabile – Volpe compie un’azione di staging da manuale, coprendo il viso del cadavere della ex fidanzata con una busta di plastica. Un Satanista pietoso e pentito?

In merito alla ritualità legata ai culti satanici, gli Autori hanno pensato di chiedere lumi a Jennifer Mezzetta, la fondatrice dell’Unione Satanisti Italiani, che ha sottolineato come bisogna ripulire il culto dal folklore della luna piena, del sabato o delle candele nere accese.

Nel Satanismo che l’U.S.I. incarna, sebbene non esista l’obbligo all’adempienza liturgica, esistono comunque ritualità, sia di carattere magico che di carattere celebrativo iniziatico. Il Sacro è fortemente sentito dagli aderenti dell’Unione e anche le ritualità sono un mezzo per entrarci in contatto.” (pag. 198)

Gli appartenenti al gruppo delle Bestie di Satana dichiararono, però, di professare il Satanismo acido e la Mezzetta su questo punto è tranchant: gli Acidi non sono Satanisti, anzi, sono considerati tara, essendo sostanzialmente dei Cristiani arrabbiati per qualche motivo con il loro Dio, che dissacrano celebrando, ad esempio Messe Nere, un anti-rito di nessun valore per il vero Satanista perché disconosce la sacralità della divinità. Inoltre, “un Satanista genuino non viola la legge per principio di trasgressione.” (pag. 200)

I CASI IRRISOLTI: IL PARADOSSO BALLARIN – Gli inquirenti non hai mai considerato peregrino avanzare l’ipotesi che tra le diciotto persone sparite o suicide nella zona geografica interessata dai crimini attribuiti alle Bestie di Satana qualcuna possa aver incrociato il loro percorso di vita con il gruppo. Gli Autori dedicano un intero capitolo al vaglio delle ipotesi su alcuni di questi casi, il più eclatante dei quali rimane senza dubbio il suicidio di Andrea Ballarin, trovato impiccato nel cortile della scuola Geometri di Somma Lombarda il 6 maggio 1999.

Dopo le indagini della Procura che sancirono il suicidio e portarono all’archiviazione del caso, nel luglio 1999 Andrea Volpe rimette tutto in discussione, attribuendosi la paternità dell’omicidio del Ballarin, in concorso con Sapone e Leoni. Anche se non si trovarono riscontri investigativi che il suicidio fosse invece un omicidio, la Procura continuò ad indagare, fintantoché il 18 ottobre 2007 Volpe ammise di essersi inventato tutto. Chiuse nuovamente le indagini, il caso fu riaperto tra aprile 2008 e gennaio 2009 per le dichiarazioni questa volta di Mario Maccione, un altro componente storico del gruppo, che metteva in correlazione il delitto Ballarin con la sparizione di Christian Frigerio (l’operaio scomparso da casa nel 1996), arrivando ad indicarne addirittura il luogo di sepoltura. La Procura di Busto Arsizio però non trovò mai riscontri né sul presunto suicidio di Andrea Ballarin né il corpo di Frigerio.

LA PREGEVOLEZZA DELLE INDAGINI DI FABIO E ARMANDO

Affrontare un testo di questi due Autori è molto stimolante, perché la pregevolezza della storia narrata risiede anche nella descrizione delle tecniche investigative usate, che aiutano a contestualizzare il lavoro degli investigatori. Emerge prepotente l’approccio didattico (e la passione) di Palmegiani per il suo lavoro tecnico, come pure la forza dell’intuizione giornalistica di Sanvitale, alla ricerca di ogni piccola sbavatura nelle sequenze temporali o nelle carte processuali.  A tal proposito, segnaliamo intere pagine dedicate ai cani da ricerca e al loro impiego, alla posizione del corpo di un suicida, all’approccio fotografico degli specialisti alla scena di un crimine efferato, tanto per menzionare alcuni dei temi di criminologia toccati.

Lo stile utilizzato per l’inchiesta delle Bestie di Satana è quello consueto di Fabio e Armando: voci che si fondono tanto da non capire, a volte, chi dei due sta parlando, flusso di pensieri e parole continuo che scaturisce dall’affiatamento di due seri e attenti professionisti che ad ogni inchiesta si mettono in gioco, cercando… Cosa in realtà?

Lasciamo che ce lo dicano loro stessi.

“Siamo due essere umani e non ci è dato avere tutte le risposte: la ricerca del perché sappiamo bene che si può fare fino a un certo punto. Il resto é e deve restare un mistero. Non chiedete quello che non possiamo dirvi. Ma possiamo rispondere a questa domanda. Se ci chiedete cosa troviamo negli altri, quando cerchiamo per scrivere un libro, beh, possiamo dirvi: cose inaspettate.” (pag. 99)

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  • Sanvitale, Fabio (Author)