A luglio non succede mai niente – Cristina Stillitano
Che strane che sono, certe coincidenze… Mentre mi accingo a scrivere queste poche righe, è una silenziosa domenica pomeriggio e qui a Roma l’afa annebbia i pensieri. Ho appena finito di leggere un noir ambientato proprio qui, nella capitale, nella rovente estate romana del 1957: è “A luglio non succede mai niente” di Cristina Stillitano, appena uscito per Piemme, quinto capitolo delle inchieste del commissario Clodoveo. Ebbene, proprio in una domenica sera di quel luglio del ’57, in una via silenziosa del quartiere Parioli, mentre la gente ha lasciato le vie afose per rifugiarsi in casa, cenare in famiglia, ascoltare le notizie del TG ed aspettare il Carosello – la novità dell’anno -, mentre qualche solitario cerca una boccata di fresco fumando in strada, in un appartamento al secondo piano di un palazzo rispettabile si compie il massacro di una famiglia. Gli agenti della Questura di Roma fanno fatica a rimanere lucidi davanti a tutto quel sangue, fanno fatica a decifrare la scena che si para loro di fronte: il corpo del padrone di casa, il facoltoso avvocato Braschi, è riverso sul pianerottolo; la moglie, Donna Floriana, giace nel corridoio in un lago di sangue; nella stanzetta la culla custodisce per l’eterno sonno il corpicino del piccolo Benedetto. Unica sopravvissuta, ma in condizioni gravissime, è la figlia Ardenia, che si tormenta in un letto d’ospedale e la cui memoria alterna buio soverchiante a sprazzi di ricordi brucianti come stilettate. Agostino Clodoveo è turbato: di casi ne ha affrontati tanti, ma quella culla, quel bambino, le vite squarciate mentre nell’altra stanza c’era ancora la tavola imbandita, tutto quel sangue… troppe cose lo inquietano, troppi dettagli non convincono e la dinamica dei fatti è ben lontana dall’essere delineata. A complicare il tutto, un altro fatto accaduto nello stesso palazzo, due piani più su: un furto con scasso in un appartamento al momento disabitato… troppe cose non sono chiare in quel caso sconvolgente. Toccherà a lui e alla sua squadra provare a trovare il bandolo nella matassa. Ma c’è altro a turbare quell’omone tutto d’un pezzo: tra pochi giorni si risposerà, ma un ricordo dal passato è un’ombra che non lo abbandona.
Di questo libro mi hanno colpito favorevolmente molte cose, prima fra tutte il titolo: “A luglio non succede mai niente” mi ha fatto subito pensare all’ironia ammiccante di certi titoli degni di Scerbanenco. “Analogie pericolose” – mi sono detta prima di cominciare a leggere – “Sta’ a vedere che si risolve tutto in una storiella paglierina da ombrellone“. E invece no: ho trovato ad aspettarmi una storia nera nera come la fame, la miseria e la colpa, ma anche rossa come il sangue vivo che sgorga da certe ferite non solo fisiche. E il paragone con Scerbanenco si è ripresentato prepotente: impossibile per me leggere di delitti commessi nell’ottundente afa estiva, quando i ritmi rallentano, e non pensare alla calura opprimente del pregevole “La sabbia non ricorda“. E che dire dell’ambientazione storica che ricorda tanto quella di “Venere privata“? O di quel realismo che, nel nero di certi tempi bui, racconta le cose come stanno senza indorare la pillola? Cristina Stillitano ha una penna formidabile e una mirabile attenzione per i dettagli: ogni scena di questo libro ne è ricca, ma non sovrabbondante. Nulla è lasciato al caso, tutto è descritto, pensato, architettato con cura. La stessa cura che l’autrice dedica a tracciare il contesto, la mappa dei luoghi, l’ambientazione storica: piccoli tocchi misurati, leggeri ma presenti, nessuna ricostruzione pacchiana o ipertrofica. Lo stesso dicasi per i personaggi, la cui introspezione è analizzata in profondità, ma tratteggiata con delicatezza e rispetto, qualità che, in una storia cruda e forte come questa, sono quantomai necessarie ed apprezzate. Il risultato è un libro toccante, profondo, a tratti straziante, ma veramente bellissimo. Non ho altre parole per descrivere una storia che mi ha toccato profondamente e che deve ancora sedimentare, ma che credo mi porterò dentro per molto tempo. Solo vi direi: se pensate di reggerla, leggetela. Vi lascerà molto. Molto.
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