Omicidio a Torregrande – Matteo Manca

Editore: Piemme
Tatiana Vanini
Protocollato il 18 Settembre 2026 da Tatiana Vanini con
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Il riassunto
Omicidio a Torregrande – Matteo Manca

Matteo Manca, (Oristano, 1980) arriva in libreria per Piemme con “Omicidio a Torregrande“, un giallo dall’impianto classico e un protagonista che, al contrario, esce da tutti i canoni.

Oristano è la città più sicura nella quale si possa vivere, criminalità inesistente, omicidi rarissimi, ma in un maggio particolare sembra che il karma abbia deciso di far saltare ogni statistica. Alla Residenza della Luna, luogo esclusivo ed elitario, dove vive solo bella gente con tanti soldi, in piscina galleggia il corpo di una ragazza di sedici anni. Non è annegata, qualcuno l’ha strangolata, gli inquirenti lo capiscono subito. L’ispettrice Falchi è già pronta a indagare, quando una telefonata del suo superiore la informa che c’è un altro caso: la scomparsa di una professoressa del liceo. E questo sarà solo l’inizio di una storia piena di morti, ingarbugliata e dove Falchi sarà costretta a collaborare con Oreste Ginevra, un criminologo che la sindrome di Asperger rende al contempo, geniale e irritante.

“Omicidio a Torregrande” in alcuni elementi convince, in altri meno. Da una parte c’è una scrittura scorrevole, dall’altra una narrazione che alterna momenti di unicità a ricorso a temi già battuti.

Ma partiamo dai personaggi. Oreste Ginevra, il criminologo, è una figura particolare, ben tratteggiata. La ridondanza nel parlare, l’ossessione di informarsi su fatti che attirano la sua attenzione fino a saperne tutto, lo snocciolare cifre e dati non richiesti, il non comprendere il sarcasmo e prendere alla lettera le figure retoriche, gli schemi comportamentali rigidi e che si ripetono sempre uguali, mostrano, senza cadere nel ridicolo, tratti dell’autismo e la genialità che a volte gli Asperger possono mostrare. Oreste può risultare divertente o irritante, a seconda di chi lo incontra e della conoscenza del suo interlocutore dello svariato mondo dello spettro autistico. Una narrazione che può far guardare all’autismo come a qualcosa di bizzarro, comunque intrigante, ma è bene ricordare che la maggior parte delle persone che ne soffrono non sono così, non sono soggetti ad alta funzionalità capaci di interagire senza aiuto nel mondo e le famiglie che li accudiscono conoscono molta più ombra che luce.

Se il criminologo comunque è un personaggio che funziona, stride invece il comportamento, apertamente ostile, dell’ispettrice Falchi verso di lui. Passi l’irritabilità di chi vede un esterno venire a ficcare il naso in un’indagine che si considera propria, ma sembra strano che un funzionario di polizia non conosca la differenza tra investigatore privato e criminologo. Certo, Falchi ha motivi celati nel passato per avercela con la categoria che Oreste rappresenta, ma riconoscergli il corretto ruolo è il minimo.

In generale il tema del contrasto tra l’ispettrice i i superiori, commissario e magistrato che si dimostrano ottusi, incompetenti e beceri, rappresenta comunque una dinamica abbastanza classica nel genere e a tratti forse riportata in maniera ridondante, a scapito di passaggi che sarebbero stati da approfondire di più, come per esempio gli interrogatori in cui testimoni e persone informate vengono sentite, che sembrano qui liquidati un po’ velocemente.

C’è comunque da dire che i due casi del romanzo sono interessanti, curiosi, complessi il giusto e risolvibili dal lettore con gli indizi disseminati. Manca esplora il mondo dorato di pochi, mostrando che la sicurezza è un’idea effimera, che non esiste luogo immune al male, se qualcuno è deciso a perpetrarlo. Non solo. Torna il monito a non accontentarsi di un colpevole, per far felice l’opinione pubblica, per portare avanti una certa idea politica, per dare munizioni all’arma che il cattivo viene da fuori e non può essere dei nostri. In ogni crimine bisogna impegnarsi per determinare come sono andati davvero i fatti, arrivando a trovare il colpevole, non quello comodo, ma quello vero.

In conclusione pur con qualche passaggio che non mi ha del tutto convinto “Omicidio a Torregrande” si legge con scorrevolezza e rimane una lettura piacevole.