L’ultima canzone di Bobby March di Alan Parks – edito da Bompiani con la traduzione di Marco Drago – è il noir che recensiamo oggi al Thriller Café.

Uscito nel Marzo del 2020 è il terzo, dopo Gennaio di sangue e Il figlio di Febbraio, di una serie di dodici romanzi con l’intrigante protagonista Harry McCoy.

“I capelli avevano bisogno di un’aggiustata. Lui aveva bisogno di una vacanza. Aveva bisogno di essere altrove. Le cose dovevano cambiare. E in fretta.”

Estate 1973 – Glasgow, Scozia.

Harry McCoy tenta di sopravvivere all’insolita afa scozzese e alla noia delle sue giornate lavorative, obbligato dal detestato superiore Bernie Raeburn ad indagare su un giro di rapine che sembra non avere nè capo nè coda e a rimanere tagliato fuori dal caso del momento: Alice Kelly, tredicenne scomparsa da troppe ore per poter ancora sperare in un allontanamento volontario.

Nel frattempo Bobby March, giovanissima promessa del rock ma già in evidente declino, viene ritrovato morto in una camera d’albergo, la mattina dopo un concerto. Siringa nel braccio e mix di droghe nel sangue, la faccenda viene archiviata quasi subito come un’overdose, ma qualcosa non convince del tutto l’ispettore McCoy, al quale comunque viene negato anche questo caso.
Parallelamente a tutto ciò, è anche incaricato “non ufficialmente” dal grande capo Murray di ritrovare la nipote Laura, quindicenne scappata di casa per motivi ancora oscuri. Inoltre, deve aiutare il suo più grande amico, Cooper, ad uscire dal tunnel della droga.
Per svariate e fortuite ragioni McCoy finisce per essere coinvolto in entrambi i casi e grazie alla sagacia e alle sue conoscenze riuscirà, con parecchi colpi di scena, a risolvere tutto, aumentando però il suo carico personale di amarezza e disillusione verso l’umanità.

Harry McCoy è una moneta con due facce, ma non in senso negativo: segnato da un’infanzia difficile e con un carattere temprato dalle difficoltà avute nella vita è un uomo che ha imparato a conoscere – ed accettare – la solitudine, l’abbandono e le zone d’ombra della vita, scegliendo però di essere dalla parte del “giusto” e credendo fermamente che un buon poliziotto debba rimanere sempre estraneo alla corruzione, alla violenza brutale e alle facili risoluzioni dei casi diventando quindi una sorta di “pecora nera” in un ambiente sempre più corrotto e cattivo.
La seconda parte della sua personalità è fatta di amicizie non proprio “pulite”, metodi non proprio ortodossi e da una fitta rete di conoscenze ed informatori nei bassifondi e nelle bettole di Glasgow. E’ inoltre, da buon scozzese, dedito alla birra e ai superalcolici, alle sigarette e al tè ed è anche un grande appassionato di musica rock.

Glasgow è splendida e maledetta in questa fumosa atmosfera anni ’70, con vecchi pub dai tavoli appiccicosi, sale da concerti, strade malfamate, grandi parchi e con le sue zone “borghesi” e le zone periferiche che vedono la miseria più profonda fare da sfondo a scene di grande umanità.
E’ anche la Glasgow dello spaccio, dell’eroina che serpeggia nelle vite di tante persone creando un pericoloso quanto remunerativo giro d’affari.

Alan Parks è nato in Scozia, vive a Glasgow e ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica. La sua scrittura è fluida, incalzante ed impregnata da sottile ironia con un’ottima caratterizzazione di tutti i personaggi.

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L'ultima canzone di Bobby March
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