vespa-ambra-pomilioIl 14 aprile 2015 è uscito nelle librerie, per i tipi di Mondadori, La vespa nellambra, il nuovo romanzo di Emma Pomilio.
L’autrice è nata ad Avezzano nel 1955 e si è laureata in lettere classiche alla Sapienza di Roma. Ha pubblicato il suo primo libro, il romanzo storico Dominus, nel 2005. Nel 2009 ha partecipato con due titoli (“Il ribelle” e “Il sangue dei fratelli”) all’iniziativa editoriale “Il romanzo di Roma” della Mondadori, promossa da Valerio Massimo Manfredi e costituita da sei romanzi storici, che raccontano la Storia di Roma dalla sua fondazione alla caduta dell’impero.

Da bambina ero già una lettrice accanita… Già da allora una polverosa biblioteca era per me un luogo da esplorare con spirito d’avventura, alla ricerca di un tesoro nascosto.
Mio padre, Ernesto, scriveva, soprattutto di filosofia e arte: il ticchettio della Olivetti è un ricordo indelebile della mia infanzia come, quando ero molto piccola, giocare in silenzio sotto la scrivania mentre lui lavorava. Mio zio Mario era uno scrittore di grande successo. A casa sua si riunivano altri scrittori suoi amici… Parlavano di letteratura e del mestiere di scrivere mentre zio Mario masticava la pipa.
Io osservavo, ma non con l’interesse che potrei avere oggi, perché allora non pensavo affatto di diventare una scrittrice, volevo fare esperienze diverse. Ma il tempo è passato, mi sono ritrovata scontenta e infine, mi sono chiesta: Che so fare davvero? La risposta è stata immediata: Io invento storie.

(Tratto dalla Biografia di Emma Polillo)

Trama

Il romanzo è ambientato nella Roma del 48 a.C., affidata da Cesare a Marco Antonio.
Le prime pagine si aprono con il racconto di un parto non desiderato e con la morte violenta del nobile Gaio Terenzio. Vicino al morto le guardie sorprendono il suo amico Valerio, che però riesce a fuggire. Una donna misteriosa era presente all’omicidio, ed è l’unica che potrebbe forse scagionare Valerio; ma di lei rimane solo un gioiello con “una grossa ambra in cui era imprigionata una vespa”.
Valerio, il mattino dopo, entra di nascosto nel giardino della sua ex amante Citeride, e le chiede di aiutarlo, giurandole che c’è una testimone e affidandole il gioiello con la vespa imprigionata nell’ambra. Citeride, a sua volta, chiede aiuto all’amica Priscilla, vergine che si dedica all’arte medica. Nel frattempo, in città, si diffonde la voce che Valerio abbia ucciso Terenzio per impossessarsi di una lettera compromettente di Cesare.

«Glicera ha raccontato» diceva un venditore di lupini «che Terenzio conservava una lettera di Cesare a Catilina, che non era stata sequestrata da Cicerone.»
«E come mai compare solo adesso?» chiese un tizio che stava addentando una ciambella.
«Fa parte di alcune carte che conservava Crasso per ricattare Cesare, e compare adesso perché Valerio l’ha rubata a Terenzio, sempre per ricattare Cesare»
«Quanti giri… E perché lo vorrebbe ricattare?»
«Perché Valerio è impazzito da un po’ di tempo, ha anche rifiutato le cariche offerte da Cesare… Se un tizio rifiuta le cariche politiche, che danno la possibilità di rubare, può essere solo un matto. Magari le offrissero a me… E così ieri sera Terenzio è andato a cercare Valerio perché la lettera gli era sparita, e Valerio l’ha ammazzato.»

Silio, ex gladiatore, guardia del corpo e sicario, in giro per la città, viene a conoscenza della notizia sulla lettera compromettente di Cesare, che pare essere stata divulgata da Glicera. Quando, però, arriva alla dimora della prostituta, trova il suo corpo senza vita, straziato sadicamente da decine di ferite.

Il sangue era dappertutto. Glicera giaceva sul letto, nemmeno si riconosceva più, colpita da una miriade di pugnalate. I morti sbranati dalle belve, che Silio aveva visto portar via dalle arene, non erano tanto più malconci. L’assassino aveva infierito su di lei, poi si era lavato nei due vasi per la purificazione dopo l’amplesso…

Amici sin dall’infanzia, Citeride, Priscilla e Silio iniziano ad indagare per loro conto, cercando di rintracciare la misteriosa donna che ha perduto il gioiello con la vespa nell’ambra, così da poter discolpare Valerio. Durate le indagini, però, irritano alcuni personaggi molto influenti e Priscilla rischia la propria vita…

La fortuna del giallo storico in Italia e la sua ambientazione in epoca romana

Da molti anni, l’idea di ambientare una trama gialla in epoche storiche lontane sta riscuotendo un notevole successo tra i lettori di tutto il mondo.

“Quello del giallo storico è un filone di successo, cui concorre la competenza degli autori (o di alcuni autori) – tra loro, insegnanti di storia, a loro agio nelle vicende di antiche realtà in cui si snodate le vicende dei romanzi – … Come avviene in genere nei gialli moderni, la trama di regola è incalzante, avvincente; le caratterizzazioni dei personaggi, credibili. La ricostruzione storica viene per lo più proposta a partire da moderne interpretazioni”

(Maria Immacolata Macioti, Giallo e dintorni, Liguori editore 2006, p. 87)

In Italia, la nascita del giallo storico risale agli inizi degli anni ottanta, quando il modello poliziesco elaborato da Giorgio Scerbanenco sembra entrare in crisi. Il cambio di rotta coincidecon la pubblicazione del capolavoro Il nome della rosa di Eco, opera che fa intuire le enormi potenzialità insite nel genere giallo. Uno dei primi scrittori italiani a cogliere questa opportunità di cambiamento è Corrado Augias che, con la sua trilogia (iniziata nel 1981) ambientata nell’Italia giolittiana, prese ispirazione dalla letteratura anglosassone che, già da tempo, pubblicava romanzi gialli ambientati in epoche antiche (Cfr. Massimo Carloni, L’Italia in giallo. Geografia e storia del giallo italiano contemporaneo, Edizioni Diabasis 1994, p. 111-112).
Solo un anno dopo, nel 1982, Rosario Magrì pubblicava Il medico delle isole. Il romanzo narra le indagini del medico Claudio Galeno, che vive a Pergamo, provincia romana dell’Asia, a cavallo tra il primo ed il secondo secolo dopo Cristo. È questo, probabilmente, il precursore italiano di tutti i gialli ambientati in epoca romana. E sul filone indicato da Magrì, si inserisce l’autrice che, forse più di tutti, ha determinato i canoni di questo genere di giallo, ossia Danila Comastri Montanari. L’autrice vinse nel 1990 il prestigioso Premio Tedeschi con Mors tua, inaugurando la serie dei polizieschi con protagonista il senatore Aurelio Stazio.
Nel corso degli anni, proprio grazie alla libertà offerta dall’ambientazione in epoche passate, questo tipo di gialli ha di volta in volta proposto trame vicine almistery, tipico dei classici dei primi decenni del novecento (sto pensando soprattutto a John Dickson Carr); oppure al thriller, utilizzato soprattutto dagli scrittori americani e in cui conta molto la stesura di una trama avvincente; o ancora al poliziesco, caratterizzato da indagini più complesse che, partendo dallo studio del passato della vittima, si diramano in varie direzioni. Purtroppo, molto spesso, l’ambientazione storica è solo un pretesto e un esotico fondale di cartapesta, per proporre trame banali e personaggi inconsistenti.

… nel filone del giallo storico… spesso, le ambientazioni risultano forzate, poco funzionali alle necessità del genere e, in definitiva, finiscono con rassomigliare a un espediente per variare schemi e situazioni ormai ben conosciuti più che con l’obbedire a urgenze strettamente narrative. Ed è proprio questo, in realtà, il vero tallone di Achille di tutta la faccenda: troppe volte, infatti, anziché restituire uno spicchio di passato attraverso le forme della narrativa d’investigazione, si ricalca banalmente la struttura del giallo deduttivo, cambiando soltanto d’abito i personaggi.

(Cfr. Mario Faggella, Gli Investigatori del Passato, in Nick Raider – Almanacco del giallo 2002, edizioni Bonelli, p. 146)

Negli ultimi anni, in Italia, il giallo storico più pubblicato e letto è sicuramente quello poliziesco. Le ambientazioni del mondo classico latino e del Medioevo sono, inoltre, quelle più utilizzate dagli autori stranieri e italiani. Ed è proprio in quest’ultimo filone che si inserisce il nuovo romanzo di Emma Pomilio, che al mistery classico di origine inglese, caratterizzato da unità di luogo e pochi sospetti, ha preferito il poliziesco, con un’attenzione particolare per la psicologia dei personaggi e per l’ambientazione storica.
Emma Pomilio riesce, infatti, a costruire una trama che risponde ad uno dei pregi più importanti per un giallo storico, ossia quello di “coniugare l’esotismo dell’ambientazione e il fascino del romanzo storico… agli aspetti più interessanti della migliore narrativa poliziesca, e cioè quella capacità di essere, oltre che romanzo di genere, anche romanzo sociologico e di costume, uno strumento per ritrarre e analizzare relazioni umane, abitudini, ambienti e profili psicologici” (Cfr. Mario Faggella, Gli Investigatori del Passato, in Nick Raider – Almanacco del giallo 2002, edizioni Bonelli, pp. 145-146)

Perché leggere La vespa nell’ambra?

Dopo aver scritto alcuni tra i migliori romanzi storici degli ultimi anni, Emma Pomilio è tornata al giallo (aveva iniziato scrivendo racconti gialli e fantastici) con il suo nuovo libro, in cui la passione per il genere è evidente fin dai primi capitoli. La medichessa Priscilla esegue un vero e proprio esame autoptico della vittima e ne redige poi un referto, mentre il tribuno Lucio Fabio, a cui è affidata la sicurezza dell’Urbe, interroga serratamente le prostitute che per ultime hanno visto Terenzio vivo.

Il segretario del tribuno stava scrivendo i nomi dei testimoni da chiamare il giorno dopo. Mentre la medica si curvava sul cadavere, Silio le appoggiò vicino la borsa e altri le fecero luce con le torce…
«Ho riscontrato tredici ferite causate da uno stilo. Dall’angolazione ritengo che il primo colpo sia stato inferto allo stomaco dal basso. Forse Terenzio stava parlando con il suo assassino, nemmeno si è accorto della lama che si stava avvicinando. Poi l’assassino ha sollevato in alto lo stilo e ha sferrato rapidamente altri colpi, nove per l’esattezza, al petto, alla gola e al volto, favorito dalla sorpresa e dal dolore improvviso del colpo allo stomaco, anche se Terenzio era un combattente nato. Uno di quei colpi ha leso l’aorta e ha causato un’emorragia interna…

L’autrice, inoltre, nei suoi romanzi storici, descrive spesso con sapienza scene di battaglia e duelli violenti, ma non è da meno nella rappresentazione di un delitto efferato, come quello della prostituta Glicera:

Non poteva nemmeno chiuderle gli occhi che non c’erano più. E poi scoprì, pure in mezzo a tutto quel sangue impiastricciato con i capelli, che l’assassino le aveva tagliato il naso, le orecchie e la lingua, e, guardando bene intorno, non ne trovò traccia.

Ciò che più mi ha colpito del romanzo di Emma Pomilio è stata la sua capacità di ambientare una trama poliziesca tra i grandi e bellissimi edifici antichi, come anche nelle zone più povere e malfamate dell’urbe del I secolo a.C., in modo del tutto naturale, come se la storia si svolgesse ai nostri giorni. La scrittrice ha, infatti, la rara capacità di immergere i suoi personaggi nelle vie e palazzi dell’antica Roma, ma senza fare sfoggio di un’inutile quanto invadente erudizione. La vespa nell’ambra è quindi un romanzo di narrativa e non, come capita spesso ad altri libri del genere, una specie di guida turistica ai monumenti antichi della città.
Ed è proprio questo uno dei pregi maggiori del romanzo, che testimonia la sensibilità di questa autrice. Per comprendere meglio ciò che intendo, mi si permetta di citare l’opera del grande Simenon. È stato sottolineato più volte come nei romanzi ambientati a Parigi, Simenon non descriva mai una delle icone della città, ossia la torre Eiffel, che invece è praticamente presente in ogni romanzo scritto da uno straniero. Simenon non sentiva l’esigenza di descrivere la torre Eiffel, perché conosceva così bene Parigi da potercene offrire una visione inconsueta, che è rimasta per sempre nell’immaginario dei lettori di tutto il mondo. La Pomilio evita, quindi, uno degli errori tipici del giallista storico, ossia quello di riempire il testo di minuziose descrizioni e continue digressioni storiche, che sicuramente offrono al lettore una ricostruzione puntigliosa dell’epoca, ma che rallentano la narrazione e stancano sino alla noia.
Pur curando la trama e l’ambientazione, la Pomilio dedica particolare attenzione alla psicologia dei suoi personaggi, soprattutto quelli femminili, come la medichessa Priscilla e l’ammaliatrice Citeride.
Quest’ultimo personaggio è una donna bellissima che fa innamorare di sé tutti i ricchi romani, ma è a sua volta innamorata perdutamente di uno spiantato. Per creare Citeride, la Pomilio si è ispirata alla figura storica di Licoride, annoverata da Servio Mario Onorato tra le tre donne di spettacolo più famose dell’antica Roma. Fu mima, cantante, attrice, e la sua bellezza ispirò gli Amores di Cornelio Gallo, ma è ricordata soprattutto per essere stata l’amante di Marco Giunio Bruto e di Marco Antonio (proprio come descritto nel libro).
La stessa autrice ha dichiarato che, nei suoi precedenti romanzi, gli uomini sono sempre stati i protagonisti della storia; questo perché non era facile trovare un personaggio femminile che potesse muoversi liberamente per Roma, in un periodo in cui le donne dovevano rimanere chiuse in casa e non farsi notare.
Con La vespa nell’ambra, la Pomilio ha voluto sfidare se stessa e alla fine ha trovato la sua protagonista ideale nella figura di Volumnia Priscilla che, essendo una medichessa, può uscire anche di notte, con la scusa di doversi recare in altre case per parti o medicazioni urgenti. Per quanto Priscilla sia carismatica e sicura di sé, ha comunque bisogno di un uomo che la protegga nei suoi spostamenti e che faccia il lavoro sporco e di fatica, l’autrice ha così inventato la figura dell’ex gladiatore Silio. Tra i due esiste un’amicizia che risale alla giovinezza, ma per Silio è qualcosa di molto più profondo:

Priscilla gli appoggiò la testa sulla spalla. Di rado lo toccava. Col cuore che batteva forte Silio rimase immobile senza nemmeno respirare, per paura che lei si allontanasse, ma questo successe subito e i suoi sforzi risultarono vani. Gli anni erano passati, aveva conosciuto tante donne, eppure nutriva ancora per lei dei sentimenti da adolescente. Quando si trattava di lei, la sua imperturbabilità era solo una facciata. Sarebbe mai successo di starle vicino senza desiderare di stringerla? si chiese.

La forza di un personaggio come quello di Priscilla è collegato al suo essere donna e a provare quindi emozioni che la rendono fragile, nonostante la determinazione che le viene dall’aver dedicato tutta la sua vita e anche la sua verginità all’arte della medicazione. È nel momento del dubbio che ella mostra il suo lato più femminile.

«Credevo che tu mi volessi.» Lo disse con amarezza. «Me lo hai fatto capire tante volte.»
Silio pensò che certe rinunce cominciavano a pesarle.
«Certo, sarebbe stata la cosa più naturale di questo mondo. Ma tu… dopo… ti saresti ritenuta un’ipocrita. Dall’oggi al domani non avresti più accettato di farti chiamare vergine. Forse ti saresti creduta meno brava per aver mancato ai tuoi propositi, e non avresti avuto più l’ardore di oggi nel difendere la tua arte, propagandare le tue idee e portare avanti il lavoro di tuo padre. Anche se lo avessi ritenuto necessario, non saresti riuscita a mentire su certe cose che ritieni sacre. Ti conosco.»
Era tutto vero. «Hai ragione» disse lei. «Ma a quanto pare anche per me è arrivato il momento di chiedermi cosa è veramente importante. Se quello che faccio è del tutto giusto. Mentre tremavo, al buio nella cisterna, pensavo a te, pensavo che tra le tue braccia sarei stata al caldo. Quello che accadeva poco fa è stata una cosa d’istinto…»

Altro fatto che mi ha colpito del romanzo dell’autrice avezzanese è stato il contrasto evidente tra la sua scrittura asciutta e direttae la complessità quasi labirintica della trama, con molti personaggi e cambi di scena. L’autrice, infatti, ha una scrittura svelta che non si sofferma in inutili descrizioni liriche o auliche, come ci si potrebbe aspettare in un romanzo storico. Questa qualità della scrittura della Pomilio è stata già notata nei precedenti romanzi storici.

… trattandosi di un romanzo, cioè di un’opera letteraria, lo stile è quasi tutto, giustamente definito “solido e teso”, sia nelle parti dialogate che nelle parti descrittive: c’è una bella continuità tra le une e le altre, che può anche stancare qualche volta, ma per mancanza di sobbalzi lirici o per intrusioni sperimentali, ma che comunque denuncia la padronanza di una scrittura matura, strettamente personale…

(Vittoriano Esposito, Emma Pomilio, Il ribelle. L’avventura della fondazione di Roma, in Pomezia-Notizie, Gennaio 2010)

Il plot giallo è buono e regge grazie ai continui cambi di scena e ad una fitta schiera di personaggi minori. Questi ultimi somigliano a certi personaggi che si incontrano nelle commedie di Plauto, e più precisamente nei suoi famosi dialoghi a due o più voci (deverbia).Si legga, ad esempio, questo passo che racconta di Silio che si ferma alle latrine, dove una dozzina di romani sono seduti sulla lunga panca di marmo:

Tutti lo guardavano in attesa di notizie di prima mano.
«Avete mangiato male anche ieri» disse Silio per tenerli un po’ sulla corda.
«L’uomo è quello che mangia» motteggiò un famoso ghiottone, con la voce in falsetto per imitare Priscilla…
Le chiacchiere andavano ancora avanti, quando Silio si lavò e uscì, seguito dagli inevitabili commenti: «Se crede che quella prima o poi si decide a dargliela si illude». Oppure: «Ma no… bisogna sperare, vedrete che alla fine la medica gli darà il premio per la fedeltà». A questo qualcuno rispose: «Sì, quando sarà vecchia e spelacchiata».
Dopo un coro di risate un altro aggiunse: «Più ti affanni dietro all’oggetto del tuo amore, maschio o femmina che sia, e più quello diventa crudele». E un altro ancora, che in quel momento importante della giornata si sentiva un po’ filosofo, completò: «Nella crudeltà le femmine superano i maschi».

Di lei hanno scritto…

Continua la saga su Roma della scrittrice abruzzese Emma Pomilio, dopo «La notte di Roma» e «Il Ribelle»… Si intitola «Il sangue dei fratelli»… l’ultima fatica di Emma Pomilio, scrittrice originaria di Avezzano, che si sta dimostrando sempre di più una vera maestra del genere, come prova la presentazione di Valerio Massimo Manfredi, uno dei più affermati scrittori contemporanei di romanzi storici.

(Marco Tabellione, “Il sangue dei fratelli”, nuovo romanzo di Emma Pomilio, in Cultura & Società, 13 luglio 2011)

… Emma Pomilio non appare affatto una esordente, ma una scrittrice già essenzialmente matura, essendo dotata di capacità non comuni sul piano narrativo e strutturale, come provano ampiamente la trama avvincente, la purezza della lingua, il rigore dello stile.

(Vittoriano Esposito, Dominus straordinario romanzo di Emma Pomilio, in Il Convivio – Trimestrale di Poesia Arte e Cultura dell’Accademia Internazionale ‘Il Convivio’ – Ottobre-Dicembre 2005)

Colpisce nel romanzo di Emma Pomilio una particolare caratteristica, quella di sembrare “di essersi fatto da sé”. Come se l’autore del volume, identificandosi perfettamente nella figura del narratore… non cedesse mai alla tentazione di far trasparire la propria visione del mondo e il proprio giudizio morale e scomparisse totalmente all’interno della finzione. Un pregio di non poco conto…

(Carla Tarquini, Il sangue dei fratelli. Un romanzo di Emma Pomilio ambientato nell’antica Roma, in L’araldo abruzzese – Anno CVII, N. 35, 13 novembre 2011)

Curiosità

Emma è nipote del famoso Mario Pomilio, autore di uno dei capolavori letterari italiani del novecento, Il quinto evangelio, opera che, secondo alcuni (e io sono tra quelli), anticipa di cinque anni, avendo tutte le qualità del romanzo storico e saggistico, il best seller Il nome della rosa di Umberto Eco.

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