Accingendosi alla lettura de La proposta, ultimo romanzo di Paula Daly, pare, a cominciare dal titolo stesso ma non solo, di avvertire una sorta di eco del celeberrimo “Proposta indecente”, film del 1993 per la regia di Adrian Lyne animato dall’indimenticabile coppia di protagonisti Demi Moore e Robert Redford nei panni della giovane Diana Murphy e del miliardario John Gage.

L’autrice britannica infatti, salita alla ribalta delle cronache letterarie con il poderoso esordio “Da quando sei scomparsa” apparso in Italia nel 2014 (successo bissato nel 2015 con “L’amica pericolosa”) disegna con tratto sicuro, tenendo fede alla precisione del suo stile, i volti di due protagonisti (la fisioterapista Roz e l’uomo d’affari Scott) in cui non si faticano a intravvedere la delicata eppure indipendente Demi Moore e il maturo, forse solo apparentemente cinico, Robert Redford.

Se si trattasse di una melodia però, potremmo dire che la Daly traspone lo spartito di Lyme in minore: si avverte un tono più misurato, più cauto. In diversi passaggi, anche più dolorosamente realista. John Gage offre un milione di dollari a Diana per una notte con lui. Una notte soltanto quindi, per la promessa di una vita, se non migliore, perlomeno molto più agiata.

Roz Toovey, protagonista del romanzo: fisioterapista, divorziata dal marito, non pensa certo a una vita da sogno. Piuttosto, ha bisogno di soldi per pagare le bollette, gli interessi del mutuo, per evitare il pignoramento dei mobili. Per cercare di garantire a suo figlio George, di nove anni, una vita dignitosa e, perché no, persino felice: basterebbe forse prendergli un cane per cominciare a ridargli il sorriso, ma le condizioni economiche della famiglia, sempre più critiche, non lo permettono.

Potremmo dire forse che “La proposta” perde la sua indecenza, per tingersi di bisogno e, in alcuni passaggi, di disperazione. Roz non cerca, né si imbatte in una scorciatoia: è una donna in difficoltà, alla ricerca di una via di fuga. Si respira, grazie all’accurata e mai banale narrazione, il senso della disillusione.

Dagli anni della gioventù colmi di speranze (e il pensiero va agli anni ’90 del secolo scorso, con un mondo che sempre più pareva unirsi) si arriva, con la maturità e le responsabilità, a sentire, pesante e implacabile, il peso delle continue rinunce, a essere preda dell’ansia causata dai debiti: impossibile non riconoscere in questa angoscia gli effetti del morso di una lunga crisi.

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Anche il protagonista maschile, Scott Elias, è superficialmente simile a Cage, ma (come scopriremo pagina dopo pagina) molto lontano dalla sua identità più profonda. Certo, anche Scott è un uomo di successo: ricco, influente, deciso, sostenuto da una sicurezza che tracima talvolta in arroganza. Si tratta però di una fiducia nei propri mezzi esibita più che autentica, come si intuisce da una certa freddezza di fondo, segnalata anche (a differenza di Cage) da una mancanza di ironia e autoironia.

A partire da queste sottili eppure importanti differenze, dalla fase centrale in poi, progressivamente, le trame divergono e il testo accelera il suo incedere, vira decisamente verso il dramma e, in conclusione, addirittura verso il thriller e il mistero. L’ipocrisia, in questa cruda storia di denaro e disincanto non è neppure, per dirla con François de La Rochefoucauld, “l’omaggio che il vizio rende alla virtù”, quanto piuttosto un sudario, buono per nascondere qualsiasi cadavere, in senso metaforico e perfino letterale.

Ma per fortuna vicino a Roz non c’è soltanto il ricco e cinico Scott: la affiancano la sorella Petra, qualche amico sincero, i vicini e forse persino Henry, cognato di Scott eppure così diverso da lui. Senza dimenticare il sergente Joanne Aspinall, che non si ferma all’apparenza e, grazie tanto alla legge quanto alla sua tenacia, cerca di ricostruire e di ristabilire, se non una verità piena, una forma almeno parziale di giustizia, che sappia ammantarsi almeno di un tenue alone di speranza.

Recensione di Damiano Verda

Migliore Offerta
La proposta
  • Paula Daly
  • Editore: Longanesi