The new force
Disponibile su: Netflix
Genere: Nordic Noir, Poliziesco
Etichettato con: Netflix
Spulciando il catalogo Netflix è possibile trovare da pochi giorni una nuova serie, a cavallo tra il poliziesco e il dramma storico, che – tra limiti e pregi – è comunque molto interessante: “The new force” prende spunto da una storia vera, quando nel 1958, presso il distretto di Klara a Stoccolma prendono servizio le prime poliziotte svedesi, dette spregiativamente “poliziotte in gonna”. Mentre la misura da più parti è considerata una soluzione provvisoria per affrontare la carenza di personale, considerando anche che la donne si “accontentano” della paga da poliziotto considerata da molti troppo bassa, per le giovani donne rappresenta un’opportunità di cambiamento.
La serie si concentra su tre agenti donne: Carin (Josefin Asplund), Siv (Agnes Rase) e Ingrid (Malin Persson): fra le tre giovani donne si crea un legame solidale molto forte, cementato dagli ostacoli che affrontano quotidianamente in un ambiente apertamente ostile, patriarcale e maschilista.
Al centro della narrazione c’è il mistero dietro la morte di Monica, una giovane prostituta, per la quale Carin si sente colpevole: in un pattugliamento perde il proprio distintivo – che è considerato un reato e comporta anche il licenziamento immediato – ed è convinta che l’abbia ritrovato proprio Monica. Va cercare la ragazza nel bordello in cui lavora, e poche ore dopo il cadavere di Monica è ritrovato nel fiume: i segni di violente percosse sono evidenti, ma nessuno indaga sulla morte della ragazza e sarà così Carin, accompagnata da Siv e Ingrid, che inizierà una sua indagine clandestina che porterà alla scoperta di un giro criminale e collusioni da parte della polizia, mettendo a rischio il loro posto di lavoro.
Non è possibile promuovere a pieni voti la serie, che ha limiti e pregi.
Il ritmo è piuttosto lento, cosa peraltro consueta nella narrativa e nella serialità del Nord Europa, vivacizzato però dall’inserimento di brevissimi spezzoni d’epoca che creano atmosfera, anche se è meno comprensibile l’accompagnamento con brani rap che non hanno nulla a che fare con il contesto o la storia.
L’indagine in sé parte bene, ma nel corso degli episodi si ha un po’ l’impressione di una certa forzatura nel voler far incastrare coincidenze e scoperte in modo da portare il finale in una direzione precisa, ma si tratta di un peccato veniale e c’è di molto peggio in serie acclamate.
Questo per quanto riguarda i limiti.
Quello su cui “The new force” invece convince in pieno è la cura dell’atmosfera e il racconto di un momento storico per le donne: il titolo originale svedese “Skiftet” significa cambiamento, e quello che vediamo è proprio un passaggio epocale per le donne svedesi. Nel 1958 il ruolo femminile è relegato alla famiglia e alla subordinazione all’uomo, e “The new force” trasmette tutta la potenza di questo cambiamento giocando sul registro del realismo. Le tre poliziotte vengono raccontate senza alcuna enfasi o idealizzazione, anzi mettendo in luce i loro limiti umani, le insicurezze e le difficoltà enormi che affrontano. La regia si ferma su dettagli che colpiranno soprattutto il pubblico femminile (ma si spera anche maschile): essere obbligate a pattugliare le strade con tacchi alti, gonne strette e reggicalze che provocavano irritazioni e abrasioni alla pelle, lavorare con colleghi che non rivolgevano loro la parola, sopportare battute sessiste, essere considerate inferiori rispetto a pari grado maschi. E’ un ritratto impietoso ma realistico, che aggiunge merito alle vere protagoniste per aver tenuto duro e aver aperto la strada ad altre donne (una curiosità: l’apertura alle donne in Polizia, che sicuramente avranno affrontato lo stesso clima, avviene nel 1961).
Nell’insieme la serie è molto curata nell’aspetto storico e riesce a trasmette il fascino dell’epoca senza idealizzarlo, i personaggi – protagoniste e comprimari – sono molto ben caratterizzati con realismo e complessità grazie anche ad attrici ed attori che, poco conosciuti in Italia, sono però molto affermati in Svezia.
Il finale lascia aperte alcune situazioni, e questo fa pensare a una seconda stagione che, con alcuni accorgimenti, potrebbe diventare davvero notevole.
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