Non fuggire, sceriffo – Ross Macdonald

Non fuggire, sceriffo – Ross Macdonald

Serie: Lew Archer
Editore: Fanucci
Redazione
Protocollato il 4 Gennaio 2026 da Redazione con
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Oggi al Thriller Café c’è uno di quegli investigatori che hanno fatto la storia del genere: Lew Archer, nella sua quinta avventura dal titolo “Non fuggire, sceriffo“.

Tutto inizia con un gesto di umanità che si trasforma in una maledizione. Archer sta guidando verso Sacramento. Non è in servizio. Ma sul ciglio della strada, vicino a una base dei Marines abbandonata, vede qualcuno. “Era l’autostoppista più spettrale a cui avessi mai dato un passaggio… La sua bocca era una macchia rossa brillante come il ghigno dipinto di un clown.” Non è rossetto. È sangue. Il ragazzo ha una pallottola nel petto.

Archer lo carica in macchina, cerca aiuto, ma il destino è già segnato. Si ritrova bloccato a Las Cruces, una cittadina che non trovereste sulle guide turistiche e dove la gente perbene non si ferma mai. Archer potrebbe andarsene dopo l’inchiesta. Invece resta. Non per i soldi (nessuno lo ha ingaggiato all’inizio), ma per quella testardaggine tipica degli eroi hardboiled: “Non mi piace vedere i furbi e i truffatori farla franca”.

Quello che scopre a Las Cruces è un vespaio. C’è un camion di liquori dirottato. C’è una scatola piena di marijuana (siamo nel 1954, ricordate). Ci sono ventimila dollari spariti da una rapina in banca. E poi c’è il classico tocco di Macdonald: il marcio che si nasconde nelle famiglie. Adulterio, incesto, mogli abusate e figlie lascive.

In questo romanzo, la violenza è più presente del solito. Si sente l’odore della cordite. Ci sono sparatorie, pestaggi, e Archer ne esce con le ossa rotte più di una volta. Ma è la violenza psicologica a colpire di più. C’è un momento in cui Archer parla del suo passato, della moglie che lo ha lasciato, con una frase che racchiude tutta la sua filosofia di vita: “L’amore, o qualcosa di simile, si era spezzato la schiena… Esumare cadaveri è un brutto affare”.

Se cercate un noir puro, dove ogni personaggio è sia sospettato che vittima, e dove la scrittura è così affilata da lasciare cicatrici, questo è il libro giusto. Macdonald qui inizia davvero a scavare in quegli spazi psicologici stretti e soffocanti che diventeranno il suo marchio di fabbrica.

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