Con ″L′ultimo visitatore″, pubblicato da Giunti, Martin Griffin, già autore de ″L′impostore″, firma un thriller psicologico denso e cinematografico, ambientato tra Londra e le isole battute dal vento dell’Atlantico al largo di Madeira. La storia unisce il mistero classico a una tensione contemporanea, dove la verità si costruisce attraverso immagini, video e memorie frammentarie e frammentate. Il risultato è un romanzo che affonda le radici nel giornalismo investigativo e si spinge fino ai confini della paranoia.
Tess Macfarlane è una documentarista che lavora insieme alla collega e mentore Gretchen su un film-denuncia dedicato alle pratiche illecite di una potente multinazionale energetica. Dopo un tragico incidente che avrà importanti conseguenze sulla protagonista, Tess riprende la propria attività che la conduce, con uno sparuto gruppo di persone, su una remota isola portoghese, non frequentata da decenni, dove un mistero prende corpo: un uomo, Steven Clay, viene trovato morto in circostanze sospette. Man mano che Tess tenta di ricostruire i fatti – tra riprese, testimonianze e frammenti digitali – la linea tra realtà e percezione si assottiglia. Il ″visitatore″ evocato dal titolo appare come una figura ambigua, tanto fisica quanto simbolica, e il racconto si muove su un crinale di crescente inquietudine fino all’inevitabile confronto finale.
Griffin costruisce un thriller di grande precisione meccanica (e per questo un po′ artificiosa), in cui la tensione cresce più per accumulo di dettagli che per azione pura. L′atmosfera è claustrofobica, complice una scrittura visiva e controllata che trasforma i paesaggi isolani e gli altri contesti ambientali in spazi minacciosi.
La protagonista, Tess, è delineata con cura: fragile ma determinata, vive l’indagine che si trova costretta a condurre come un percorso di espiazione personale. Meno accurata è la descrizione dei personaggi secondari che risultano più utili alla trama che dotati di una credibile personalità. Il romanzo, comunque, riesce a combinare introspezione psicologica e ritmo narrativo, alternando flashback e registrazioni video in modo discretamente credibile.
C′è, però, un certo eccesso di complessità nella parte centrale: la trama si infittisce di sottotrame politiche e ambientaliste che rallentano la tensione emotiva. Nonostante ciò, L′ultimo visitatore resta un’opera coerente e convincente, capace di riflettere sulla manipolazione dell′informazione e sulla sottile linea che separa il testimone dal colpevole.
Lo stile di Griffin, asciutto, tagliente e ben tradotto dalla lingua inglese da Adria Tissoni, trova piena forza nelle sequenze più cupe, in particolare quelle, predominanti, sull’isola, dove la natura diventa specchio della mente della protagonista, mentre il confronto finale con ″l′ultimo visitatore″chiude il cerchio con un tono di inquieta malinconia.
L’ultimo visitatore è un thriller atmosferico, che unisce denuncia e introspezione con alcune concessioni ai cliché del genere. Martin Griffin conferma la sua capacità di costruire trame discretamente complesse attorno a personaggi tormentati, e ci affida uno dei romanzi più solidi del panorama thriller internazionale recente. Perfetto per chi ama storie di verità nascoste, isole dimenticate battute dal vento e ombre che ritornano dal passato.
Recensione di Enrico Ruggiero.
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