La casa nel deserto - Catriona Ward

Ci sono coscienze lacerate e famiglie disfunzionali nel romanzo di Catriona Ward, “La casa nel deserto”, uscito di recente da Sperling e Kupfer (traduzione di Christian Pastore). E soprattutto c’è il deserto, quello fisico e naturale e quello dello spirito, con le sue leggi spietate, il suo ambiente inospitale, i suoi spazi sterminati.

La struttura narrativa dell’autrice è molto peculiare, la storia è frammentata, raccontata a più voci e filtrata dalle visuali dei suoi differenti personaggi. Rob in particolare, madre di Callie e Annie, ma anche la stessa Callie. C’è anche il marito Irving nel romanzo, ma vive di riflesso attraverso le descrizioni delle due donne e ci sono i genitori di Rob, Mia e Falcon, un po’ sullo sfondo, proprietari di Sundial, la casa nel deserto al centro delle vicende. Talvolta, compaiono pagine di un ipotetico scritto di Rob, che sembra essere una “sovranarrazione” abbastanza alienata della situazione. Tutto il romanzo è in fondo il racconto del ritorno di Rob e Callie a Sundial, dove la stessa Rob è cresciuta con la sorella Jack. Ma in quel (non) luogo in mezzo al deserto succedono cose strane, nulla sembra essere come appare e ci sono incubi che riaffiorano dal passato e scuotono le coscienze di Rob e Callie.

La Ward scrive un romanzo che ci parla della ricerca impossibile della normalità. Quella in cui la vita scorre tranquilla, la famiglia è il luogo dove regna la serenità e dove gli affetti permettono ai figli di crescere in un ambiente confortevole e stimolante. Ed è così che funziona in effetti a un primo sguardo, in superficie. Ma se si scava un pochino, affiorano gli scheletri che ci angosciano e non ci permettono di vivere in pace. E scavare, anche materialmente, è una delle attività più frequenti a Sundial, perché sotto la sabbia del deserto sono sepolti i demoni che ci angosciano.

Ne “La casa nel deserto“, gli uomini non contano nulla e alla fine soccombono sempre, o perché sono violenti e vanno messi in condizione di non nuocere, o perché sono incapaci. Di insegnare, di educare, di amare. La storia la fanno le donne, ma non perché siano pure o perfette, anzi, ma perché hanno la capacità di gestire le loro azioni con determinazione, talvolta con fredda determinazione. Gli animali sono anche protagonisti di questo romanzo, ma hanno un ruolo ambivalente, docili talvolta, ma più spesso crudeli, dentro uno scenario naturale in cui non c’è tregua per gli esseri umani, perché è l’istinto di sopravvivenza a decidere la sorte dei viventi.

Complessivamente, una lettura interessante e stimolante. Molto diversa dal solito e molto originale, piena di sfumature e con significati che non si afferrano immediatamente, ma che si impongono a mano a mano che si leggono le pagine. Affiora una visione della vita decisamente pessimista, un mondo arido (come il deserto), incapace di proteggere i deboli, a cominciare dai bambini, che in questa vicenda sono sempre utilizzati e mai amati. E pensare che proprio dal loro sguardo sul mondo potrebbe venire qualche speranza. Ne esce molto male anche la scienza da “La casa nel deserto”. Una scienza che sevizia e abusa gratuitamente senza scoprire nulla di utile per l’essere umano, una sorta di Dr. Frankestein malvagio, che non ha nulla di creativo e che rovina la vita alle persone.

Consiglio per i lettori: dedicate un po’ di calma alle ultime pagine. La fine non ha per me un’interpretazione univoca, ma si apre a più scenari possibili. Uno di queste autorizzerebbe a pensare che in mezzo alle pietre e alle rovine del deserto, potrebbe sbocciare un fiore. Il fiore di quell’umanità che solo i bambini sanno vedere e che ci fa capire che, in mezzo al nulla del mondo della Ward, possono succedere anche cose belle.

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La casa nel deserto
  • Ward, Catriona (Autore)

Articolo protocollato da Giuliano Muzio

Sono un fisico nato nel 1968 che lavora in un centro di ricerca. Fin da piccolo lettore compulsivo di tante cose, con una passione particolare per il giallo, il noir e il poliziesco, che vedo anche al cinema e in tv in serie e film. Quando non lavoro e non leggo mi piace giocare a scacchi e fare attività sportiva. Quando l'età me lo permetteva giocavo a pallanuoto, ora nuoto e cammino in montagna. Vizio più difficile da estirpare: la buona cucina e il buon vino. Sogno nel cassetto un po' egoista: trasmettere ai figli le mie passioni.

Giuliano Muzio ha scritto 134 articoli: