Il segnale – Maxime Chattam
Etichettato con: Maxime Chattam
Dopo oltre ottocento pagine de “Il segnale” di Maxime Chattam (Salani, traduzione di Guido Calza), al lettore resta addosso una sensazione precisa: inquietudine. E qualche domanda che continua a ronzare nella testa anche a libro chiuso.
Prima di arrivarci, però, meglio fare un passo indietro e restare sul terreno sicuro della trama, evitando spoiler.
La famiglia Spencer — Tom, Olivia e i figli — lascia New York per trasferirsi a Mahingan Falls, tipica cittadina americana che promette quiete e una nuova partenza. Promette, appunto. Perché fin dalle prime pagine è chiaro che qualcosa non torna: suicidi, un passato torbido del posto e una sensazione diffusa di disagio che sembra impregnare ogni cosa.
Non è solo l’ambiente a essere ostile. È come se il luogo stesso esercitasse una pressione costante su chi lo abita. Un’influenza sottile, che insinua crepe nelle persone e le allarga. A questo si aggiungono presenze oscure, mai del tutto spiegate, che contribuiscono a creare un clima di paranoia crescente.
I personaggi sono molti — inevitabile, vista la mole del romanzo — e ciascuno affronta una propria discesa, più o meno lenta, verso qualcosa che assomiglia molto a un inferno personale. Le conseguenze sono fisiche, psicologiche, spesso entrambe.
Al centro della narrazione c’è un’idea semplice e disturbante: il Male non è un’eccezione, ma una possibilità costante dell’essere umano. Il “segnale”, entità sfuggente e mai completamente definita, agisce come amplificatore. Non crea dal nulla: potenzia, distorce, accelera. E lo fa ciclicamente.
Fin dove può arrivare questo meccanismo è qualcosa che il lettore scopre pagina dopo pagina.
A questo punto, per chi mastica horror, scatta inevitabile il confronto con Stephen King. E sì, il bersaglio è centrato in pieno.
La provincia americana solo in apparenza rassicurante, la famiglia come primo fronte di resistenza agli attacchi del mondo (e di fragilità), la casa che smette di essere rifugio, l’adolescenza come terreno instabile su cui camminare: gli echi sono evidenti e numerosi. Non è un’influenza nascosta, è quasi una dichiarazione d′amore, un tributo palese.
Qui si apre il dubbio più interessante: che senso ha leggere un autore così vicino a un modello tanto ingombrante?
La risposta, almeno per chi scrive, è meno scontata del previsto: ha senso eccome.
Chattam non è King, ma non è neanche una copia sbiadita. Ha un ritmo molto cinematografico, costruisce bene la tensione e sa quando spingere sull’acceleratore, anche in direzione splatter. I dialoghi funzionano, i personaggi, pur se numerosi, riescono spesso a ritagliarsi uno spazio credibile.
In altre parole: sa raccontare.
E raccontare storie, al netto di ogni teoria letteraria, resta una delle funzioni più antiche e necessarie dell′uomo. Anche quando lo si fa muovendosi dentro coordinate già tracciate.
Una nota meno entusiasta riguarda la lunghezza: in alcuni passaggi il romanzo avrebbe beneficiato di qualche sforbiciata. Alcune sottotrame si dilatano più del necessario e rischiano di disperdere tensione invece che alimentarla. Non è un difetto grave, ma si sente.
In definitiva, “Il segnale” è una lettura consigliata agli appassionati dell’horror. Chi ama il genere si divertirà a rintracciare rimandi e somiglianze con il “Re”, ma troverà anche una voce capace di reggersi sulle proprie gambe.
Per tutti gli altri, resta un buon romanzo di evasione: lungo, a tratti eccessivo, ma capace di regalare più di un brivido. Perfetto, magari, tra un caffè che borbotta e un drink mescolato senza fretta, qui, nel nostro bar.
Recensione di Enrico Ruggiero.
Altri casi da indagare
L’anima del male – Maxime Chattam
"L'anima del male", romanzo d'esordio del francese Maxime Chattam, è il romanzo recensito oggi. Il Thriller Café riapre quindi dopo la breve sosta (che ci ha lasciato in eredità una piccola pila di [...]
LeggiTutti parlano di loro – Tiffany Crum
“Internet è un pozzo nero di disperazione quando sei il suo bersaglio”. Il thriller psicologico “Tutti parlano di loro” esordio letterario di Tiffany Crum, tradotto da Annalisa Carena per PIEMME [...]
LeggiL’orso della California – Duane Swierczynski
"L'Orso della California" ("California bear") è l'ultimo, ottimo romanzo di Duane Swierczynski. Lo recensiamo oggi al Thriller Café. Se masticate un po' di pane e noir, il nome di Swierczynski non vi [...]
LeggiIl sussurro del fuoco – Javier Castillo
“La scienza contro la fede”. E’ stato da qualche giorno pubblicato il nuovo thriller di Javier Castillo “Il sussurro del fuoco”, Salani Editore, traduzione di Elena Rolla – il primo romanzo che [...]
LeggiBrucia il segreto – Catherine Ryan Howard
"Brucia il segreto" di Catherine Ryan Howard (Fazi Editore) è il libro di cui si parla oggi al Thriller Café. Emily Joyce è una scrittrice che ha raggiunto il successo con la pubblicazione del suo [...]
LeggiLucky la ladra – Marissa Stapley
"Lucky la ladra" è il primo romanzo di Marissa Stapley che arriva in Italia. L'autrice canadese, scrive libri e articoli per testate giornalistiche del suo paese. Si tratta di un thriller ricco di [...]
LeggiLoro – Maxime Chattam
“Loro” di Maxime Chattam (vero nome Maxime Guy Sylvain Drouot), è un thriller oscuro, trascinante, che espone al lettore una teoria sulla società da brividi, mettendo nero su bianco evidenze che sono sotto gli occhi di tutti. Nel romanzo non uno, non due, non tre serial killer mettono sotto scacco con urla e sangue la [...]
LeggiTutta la morte davanti – Jeffery Deaver e Isabella Maldonado
La coppia di detective Carmen Sanchez e Jack Heron torna dopo "Fatal Intrusion" con un’investigazione alquanto singolare dal titolo "Tutta la morte davanti" ("The grave artist") (Longanesi), [...]
Leggi
