Arcobaleno di vetro – James Lee Burke
Barman? Nascondi il Jack Daniel’s perché sta arrivando Clete Purcel che si è messo nei guai anche in “Arcobaleno di vetro“, costringendo il suo amico Dave Robicheaux a fare del suo meglio da salvarlo dalla legge e da sé stesso! A James Lee Burke, invece, un giro lo offro io perché ancora una volta mi ha tenuto incollata al suo libro!
“Nel profondo Sud ci sono momenti in cui uno si chiede se non si sia svegliato su un’alba della primavera del 1862. E in quel momento ci si rende conto, con un senso di colpa, che forse non avrebbe trovato un evento del genere del tutto sgradito.”
L’ufficio dello Sceriffo di New Iberia sta dando la caccia all’assassino di sette ragazze di Jeff Davis e Dave Robicheaux è incaricato di recarsi a colloquio con il detenuto Elmore Latiolais, che ha chiesto di parlare con la polizia per fornire informazioni.
Latiolais è sconvolto che le indagini siano ferme da mesi e che la polizia non abbia capito quello che a lui è chiaro come il sole: il responsabile della morte di sua sorella Bernadette e delle altre donne è Herman Stanga.
“Non si fanno più tanti soldi a vendere fica. Herman Stanga si è dato alle metanfetamine. Dovevi venire nel Mississippi a interrogare un detenuto ai lavori forzati per scoprirlo?”
Poteva fidarsi della parola di quel detenuto? Robicheaux è convinto di sì, anche perché lui e Latiolais avevano una cosa in comune: odiavano Stanga oltre ogni cosa perché creava dipendenze tra la propria gente, fino a reclutare un esercito di spacciatori adolescenti. Stanga lo chiamava “fiocco di avviamento imprenditoriale” e si vantava di “portare il multiculturalismo e le pari opportunità a un livello molto più alto” perché procurava ragazze bianche ai neri e ragazze nere ai clienti bianchi.
Affrontato da Robicheaux, Stanga recita, negando che fossero del suo giro e insinuando che si fossero uccise a vicenda per problemi familiari. Del resto, quale pappone ucciderebbe la sua scuderia?
“Sai perché i media non si occupano di quelle ragazze da quattro mesi? Non interessa a nessuno. Questa è sempre la Louisiana, Robo Man. Nero o bianco, non conta. Se hai i soldi, la gente si mette in ginocchio davanti ai tuoi venticinque centimetri; se non hai i soldi, te li tagliano.”
Sempre a fianco di Robicheaux, l’investigatore privato Clete Purcel resta incollato all’amico Dave per un motivo molto personale, ancora più personale che assicurare Stanga alla giustizia: la figlia adottiva di Dave, Alafair, frequenta il rampollo di una famiglia decaduta del posto, Kermit Abelard che è in affari con Robert Weingart, un ex detenuto.
Anche se Weingart è diventato uno scrittore affermato, Robicheaux ha più di un motivo per tenere sott’occhio la frequentazione di Alafair a casa Abelard.
“Poi un sergente di linea mi disse una cosa che non ho mai dimenticato: Non pensarci prima che inizi, e non pensarci quando è finita. Se hai degli incubi, c’è sempre un bar aperto tutta la notte da qualche parte, se non ti importa chi paga il conto.”
Quando i demoni dell’amico Clete tornavano, sotto forma di odore di liquido infiammabile, pelli di animali che bruciano, gole piene di lamenti di pietà, il Jack Daniels diventava l’unico antidoto; ma guai a trovarsi sulla sua strada nel momento in cui Clete incespica sui pendii della strada vietnamita dei suoi incubi!
L’omicidio di Stanga da parte di Clete, pieno di violenza incontrollata davanti a testimoni, diventa allora per Robicheaux il problema primario di tutta la sua serie infinita.
“Si pulì lo sputo di Stanga dalla faccia con la manica e camminò tra la folla, barcollando, un uomo fuori luogo e fuori tempo, senza un fossato o un castello a cui poter tornare.”
James Lee Burke fa ancora una volta centro con una storia tesa e piena di pathos ambientata nella parrocchia di New Iberia.
Poco importa che la casa editrice Jimenez stia pubblicando via via le storie di Robicheaux in ordine sparso a causa di mere questioni editoriali; quando affrontate una storia di Burke su Robicheaux dovete fidarvi di Michael Connelly, che sostiene che i romanzi di Burke sono perfettamente a sé stanti e possono quindi essere letti anche sfalsati.
Questo è il sintomo primo della grande qualità delle architetture delle trame di Burke!
Alcune curiosità su “Arcobaleno di vetro“:
- Parrocchia di New Iberia: No, non è un errore di traduzione del bravissimo Gianluca Testani, ci mancherebbe! La Louisiana è divisa in 64 ‘parrocchie’ e non in ‘contee’, risentendo dell’antica divisione ecclesiastica, voluta dai Francesi e dagli Spagnoli.
- Alafair: la figlia adottiva di Robicheaux in realtà ha il profilo esatto della figlia dello scrittore Alafair Burke, laureata in legge a Stanford, Procuratrice e scrittrice di grande successo.
- Clete Ourcel: l’amico storico di Dave Robicheaux è sempre descritto da Burke con dovizia di particolari e grande maestria ma non è mai la voce narrante dei romanzi della serie di Robicheaux, tranne che per il romanzo “Clete“, uscito per Jimenez nel 2024.
- Jack Daniel’s: Robicheaux ha fatto un percorso di disintossicazione dall’alcol e non tocca neanche una goccia del celeberrimo Tennessee whiskey, che invece è la bevanda preferita di Clete Purcell, ma solo se è mescolato con una birra. La mistura, come abbiamo visto nel romanzo, genera risultati eclatanti!
Libri della serie "Dave Robicheaux"
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