Scrivere è un mestiere pericoloso – Alice Basso

Serie: Vani Sarca
Editore: Garzanti
Redazione
Protocollato il 2 Dicembre 2025 da Redazione con
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Il riassunto
Scrivere è un mestiere pericoloso – Alice Basso

Sei in autobus, o in una qualsiasi sala d’attesa, oppure ancora, sei in biblioteca e scorgi qualcuno leggere e sorridere, ma sorridere di gusto, ma sghignazzare sotto i baffi proprio…ecco…non ti puoi sbagliare, quel qualcuno sta leggendo Scrivere è un mestiere pericoloso“. Sicuramente è immerso nel secondo volume della serie che ha per protagonista l’irresistibile, acuta, cinica, intuitiva Silvana Cassandra Sarca, Vani per gli amici, personaggio a dir poco singolare nato dall’ironica penna di Alice Basso.

Questo secondo capitolo della scrittrice, conferma e rafforza le qualità che avevano reso tanto brillante l’esordio, ovvero L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome e ora il coinvolto lettore, che in precedenza ha letto il primo libro, e che quindi ora ha familiarità con la ghostwriter di mestiere, apprezza ancora di più lo stile di questa autrice che, giallista con tono da commedia in resta, spiazza il lettore alternando momenti di riflessione a battute fulminanti. Parlo con cognizione di causa! Quante risate mi sono fatta leggendo questo libro! La rapidità del cambio di stile è il segreto di questa scrittura. Ti stai immedesimando nel caratteraccio di Vani, invidiandone quasi quasi la capacità di mandare tutto e tutti a quel paese, oppure ti stai struggendo al pensiero di una Vani che forse magari un giorno potrebbe anche pensare di perdonare Riccardo – e spero bene tu ti stia struggendo perché lo temi, questo possibile perdono – dicevo Riccardo, il suo super affascinante ex, bello come un dio greco, capello sapientemente spettinato, sguardo malandrino e no, niente spoiler, non esiste… che zak! ti ritrovi strappato via ai tuoi pensieri, sorpreso da un gioco di parole, da una similitudine, da una stoccata lampo che ti arriva dritta in testa, come una fotografia nel cervello, che non può che farti sorridere.

È (anche) qui che l’autrice è magistrale nel creare la magia: quando la tua mente è impegnata a macinare dettagli, ragionamenti e riflessioni, succede che gli altri sensi vagano liberi e si lasciano colpire ed è qui che il sarcasmo ti spiazza, inatteso. Cioè, se tu sei di pessimo umore, sbam! guarito, giornata risolta! E il nostro solito lettore, ancora immerso nel suo viaggio introspettivo e che sta per ricevere la sua dose di ironia grazie a dialoghi vivaci e irresistibili che lo tengono inchiodato alle pagine, quando arriva alla sua fermata dell’autobus, quasi quasi non se ne accorge, quando lo schermo luminoso della sala d’attesa indica il suo turno quasi quasi sta perdendo il posto, e per fortuna il custode della biblioteca fa il giro prima di andarsene che quasi quasi resta chiuso dentro (il lettore, non il custode!).

In questo secondo libro della serie si indaga sul mistero dei Giay Marin, una delle famiglie più in vista nel mondo dell’alta moda, uno dei rampolli della quale si macchia del delitto di fratricidio. È tramite questa vicenda che noi conosceremo un altro strepitoso personaggio creato dalla magica penna di Alice Basso: Irma Envrim, anziana cuoca degli stilisti, con un principio di demenza senile, decadenza cognitiva più faceta che reale. Non solo quindi attraverso Vani, ma ora anche attraverso Irma, la scrittrice trasforma il sarcasmo in strumento narrativo, raddoppiando, se possibile, la possibilità di muoversi nell’intreccio della storia tra registri diversi.

Parti investigative, scene comiche e momenti emotivi, infatti, sono calibrati con nitidezza attraverso la comunicazione che avviene tra e attorno a queste due donne. E il giallo su cui è sapientemente costruito questo libro, trae la sua forza non solo dai meccanismi propri di questo tipo di genere letterario, ma soprattutto dal modo con cui la scrittrice mette in campo la personalità di queste due protagoniste.

Sottolineo l’attitudine di Alice Basso nel richiamare, in questo volume come nel primo, diversi generi letterari, la capacità di indurre considerazioni sui meccanismi letterari, le molteplici citazioni e gli innumerevoli titoli presenti che vi assicureranno letture di qualità per i prossimi secoli a venire. Tra i tanti regali, tra l’altro, che vi lascerà questa lettura, effetto per me iniziato con il primo, ma consolidato definitivamente con questo volume, sarà una nuova personale natura investigativa!

Vi confido infatti di non riuscire più a leggere alcun libro senza chiedermi se sia frutto dello scrittore indicato in copertina, o se ci sia sotto lo zampino della Vani di turno! Vi rivelo anche di ritenere proprio di averne beccato più di qualcuno di questi indossatori di panni altrui (evidentemente non bravissimo, perché Vani non si sarebbe mai fatta scoprire)! Ad ogni modo, ghostwriter o no, che io mi sbagli o meno, questa piccola indagine personale è un lascito divertente in più, una sfumatura in più con cui approcciarsi alla lettura, un bagaglio culturale in più che arricchisce.

Vi consiglio quindi, evidentemente, di continuare con la lettura di questa serie che ha per protagonista questa donna schiva, solitaria, sarcastica, quasi cinica, che si veste come un pipistrello e ama whisky e patatine al formaggio e che si ritrova, suo malgrado e grazie alle sue innate doti intuitive a investigare su un caso di omicidio, affiancata da Romeo Berganza, uno sbirro pazzesco.

Leggere Vani Sarca significa leggere un giallo frizzante attraverso gli occhi di una mente brillante, ironica che regala momenti di allegria con irresistibili battute a momenti di introspezione con un’attenzione sottile alle sfumature psicologiche.

Recensione di Anna Morandini.

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