L’insegnante – Freida McFadden
Freida McFadden (New York, 1980), autrice dei romanzi autoconclusivi “Una di famiglia“, “Non mentire“, “Nella casa dei segreti” e “La donna della porta accanto” è un’acclamata autrice di thriller psicologici, che hanno come base la manipolazione. Medico e scrittrice, torna in libreria con “L’insegnante“, dove ancora una volta esplora i meccanismi dei rapporti tossici, portandoli alle estreme conseguenze.
In quest’ultimo romanzo approfondiamo la conoscenza con due figure femminili: Addie e Eve, che non potrebbero essere più diverse. Addie ha sedici anni, non ha amici e a scuola è un’emarginata per via di una storia ambigua con un professore che è stato costretto a licenziarsi, ha un segreto e un sacco di problemi. Eve ha trent’anni, è sposata con un uomo bellissimo, ha una bella carriera come professoressa di matematica e una bella vita, senza contare la sua passione per le scarpe. Per loro, il nuovo anno scolastico comincia con auspici molto differenti eppure, in comune hanno un insegnante e sarà proprio questo punto di contatto a portare a un deflagrazione degli eventi ricca di tensione e colpi di scena.
Scritto a capitoli alternati, in prima persona, tra le due protagoniste, “L’insegnate” mostra da subito un ritmo brillante, coinvolgente, per una lettura che appassiona. Per chi dovesse essere un lettore abituale della McFadden certi elementi avranno il sapore di un qualcosa di già letto, determinati sviluppi possono risultare prevedibili, ma si riscontrano anche dettagli di trama unici che danno piacere alla lettura e invogliano ad arrivare in fondo, per scoprire come la storia arriverà al finale.
I personaggi sono delineati in modo da far cambiare al lettore il giudizio su di loro. L’idea di partenza non sarà quella conclusiva e, nell’evoluzione della trama, più volte ci si troverà a parteggiare per qualcuno per poi fare l’esatto opposto. La McFadden non lascia nulla al caso, tutto in ciò che scrive è studiato per creare sensazione, emozione, dubbio e ambiguità. Certe descrizioni risultano un po’ ripetitive e ridondanti, ma questo è dovuto al fatto che, le diverse narratrici, arrivano anche a dare il loro punto di vista sulla stessa cosa. A livello macroscopico raccontano la medesima azione, ma i dettagli sono importanti e così tutto assume una valenza differente.
“L’insegnante” è una narrazione al femminile, dove gli uomini non fanno una grande figura. A riequilibrare la bilancia va detto che nel romanzo ci sono personaggi maschili positivi e che le donne, non sono mai solo principesse in difficoltà, buone e indifese, ma sanno reagire. Difatti questo thriller parla sì di manipolazione e abusi, ma soprattutto di vendetta, e di quanto questa possa essere raffinata e terribile quando a compierla è qualcuno di motivato.
Trascinante, avvincente, credibile nei dialoghi e nei comportamenti adolescenziali, “L’Insegnante” contiene anche alcune pseudo poesie. Questi componimenti possono creare una sensazione straniante nel lettore, perché anche chi di poetica non è avvezzo, li troverà nella migliore delle ipotesi banali, per non dire brutti e farà strano che i personaggi li trovino capolavori degni di penne capaci e sofisticate. Ha ragione il lettore e, nei ringraziamenti, l’autrice spiega perché sono così, l’intenzione con la quale li ha voluti e perfino chi li ha scritti. Bello leggere anche queste parti del romanzo, per vedere il lavoro che c’è dietro una storia e chi aiuta in piccoli particolari chi scrive.
“L’Insegnante” è un’opera che chiama, che si legge in un fine settimana e lascia soddisfatti.
Freida McFadden ci porta ancora una volta nei labirinti del thriller psicologico, riuscendo ancora a sorprendere, spiegando ogni cosa, ma rimaniamo ancora orfani del suo vero nome. Scrive infatti sotto pseudonimo per non sovrapporsi al suo lavoro di medico e non suscitare nei pazienti il timore di finire nei suoi libri.
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