L’incertezza del domani – Gian Andrea Cerone

Editore: Guanda
Alessia Sorgato
Protocollato il 2 Agosto 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
L’incertezza del domani – Gian Andrea Cerone

Recensire Gian Andrea Cerone non è compito da poco: basta vederne una foto perché ti trasmetta subito un senso di competenza che ti induce ad una particolare accuratezza nel leggerlo. Poi scorri il suo curriculum in giornalismo ed editoria e quando lo rivedi responsabile per le Comunicazioni di un Ministero e poi di Expo 2015 lui arriva all’autorevolezza e tu ti senti una res nullius se solo approcci l’ipotesi di esprimere il tuo pensiero su quel che lui scrive. Meglio una audio recensione, visto che è lui il fondatore di Storielibere, i primi e forse tuttora più famosi podcast?

Nulla di tutto ciò. Gian Andrea è un uomo molto gentile, persino disponibile e, a dispetto della stazza imperatoriale, uno che si mette al livello dell’interlocutore, pur conservando l’allure che tutto quanto ho premesso mantiene valido.

L’incertezza del domani” è il suo quinto romanzo ed io lo seguo sin da quelle “Notti senza sonno” che ci avevano presentato il commissario Mario Mandelli e la sua fidata squadra: Casalegno (qui stropicciato neo papà della creatura concepita con la Dei Cas), il giudice Arnaboldi, Ambrosio, Donati e Santosuso, la De Luca e la Tacciaroli, senza tacer di Marisa, la presentissima moglie che, in questo episodio, da personaggio amato diventa colonna semiportante di un architrave volutamente in disequilibrio: Gian Andrea compie l’impresa che a molti autori balena spesso e uccide il suo commissario. Ci prova, quanto meno, perchè Mandelli sopravvive all’agguato, ma viene costretto a letto, a casa, in convalescenza, nelle grinfie di una infermiera inflessibile.

La narrazione diventa un gioco di specchi: da un lato gli omicidi, a ritmo incalzante, incistati in una Milano smagliante di location iper fotografate ed apparentemente connessi dall’humus da cui arrivano le vittime. Il mondo digitale, della comunicazione, degli influencer e del true crime; dall’altro gli investigatori, privati del loro capo carismatico, per nulla dispersi, ma più coesi che mai.
Interessante anche che la scena iniziale mostri non il primo, ma il terzo omicidio, in una trama circolare alla Quentin Tarantino, dove i temi sociali si contrappongono alla vita lussuosa al Bosco Verticale (di cui l’autore offre persino planimetrie e un’ipotesi di sistemi di sicurezza), dove l’esposizione mediatica – da molti se non da tutti agognata- si contrappone agli haters ed il male viene spettacolarizzato, mentre chi lo compie riesce ad essere invisibile, inafferrabile, silenzioso e quatto come un ragno che tutto sa, tutto conosce, tutto osserva.

Il romanzo coglie e addita i temi del momento: intelligenza artificiale, rischi per la sicurezza e diritti umani: c’è un Movimento che si contrappone a queste e (oppure in) voluzioni, sino a rapire, minacciare, mettere tutta la città e il mondo in allerta. Chi ha ragione? Non sta a Mandelli giudicare, lui e i suoi ragazzi devono solo trovare il “regista”, quest’essere nell’ombra, onorato da un appellativo che neppure merita, questo frutto malato di un destino esclusivo.

Andrà in finale al premio Scerbanenco come altri due romanzi precedenti di Cerone? Chi lo sa, per ora si aggiudica la rosa dei selezionati al Premio Crapanzano. E per chi è giallista, e ambienta a Milano, è davvero tantissima roba.