La via del lupo – Fausto Vitaliano
Ciascuno si racconta la storia della propria vita. Se la storia piace, perché trovarne un’altra? Perché rimetterci le mani? Una storia è una storia.
Credo che potrebbe essere questo il sottotitolo dell’ottimo romanzo “La via del lupo” di Fausto Vitaliano, in vetrina oggi a Thriller Cafè.
Milano ai giorni nostri. Per una serie di bizzarre circostanze un uomo solitario ed enigmatico, Americo Di Giano, scrittore di gialli sotto lo pseudonimo di Martin Cazale e di autobiografie da quattro soldi, si ritrova a raccontare all’eccentrica padrona di casa la propria vita e gli eventi che dalla Calabria natia lo hanno portato a trasferirsi al Nord. Il resoconto è un tuffo all’indietro di oltre tre decenni nell’amicizia tra due ragazzini della provincia calabrese negli anni Sessanta, un periodo caratterizzato dall’enorme flusso migratorio di tanti meridionali verso il Nord Italia e l’estero. E’ un legame forte quello tra Americo e Elvo, che non viene scalfito dagli immancabili segreti e sotterfugi degli adulti, dai segreti che non possono nemmeno essere sussurrati e dalle decisioni prese senza alcun preliminare confronto con i figli, a cui non rimane altro che accettarne le conseguenze. Una bella amicizia che vedrà il proprio epilogo nella misteriosa scomparsa di Elvo, creduto morto.
A distanza di trent’anni, quanto mai inaspettatamente, Elvo riappare ad Americo, e non si tratta di un fantasma. Sembra proprio l’amico in carne e ossa di un tempo, e il mistero sepolto nel passato riemergerà con forza dirompente, mettendo in discussione gli anni adolescenziali trascorsi insieme come una bolla protettiva nei confronti di una realtà deludente. Americo, che nel corso degli anni si è creato una zona di conforto fatta di abitudini innocue e assenza di scossoni, proverà sempre di più la pressante urgenza di sollevare una volta per tutte la pietra depositata sul mistero, o meglio, sull’evento iniziale, quasi primigenio, che ha influenzato tutta la sua vita.
Fausto Vitaliano, oltre che scrittore e giornalista, è anche sceneggiatore di fumetti. Per chi come me ha compiuto i primi passi di lettore nell’universo disneyano, aver scoperto che lui ha collaborato con la redazione di Topolino ha significato rievocare un passato ahimè piuttosto lontano, quando poco più che bambino attendevo l’uscita settimanale con ansia e trepidazione. Grazie a questo e, senza ombra di dubbio, alla bravura dell’autore, mi sono rivisto in Americo, piuttosto insicuro e ingenuo, con tanta fiducia (mal)riposta negli altri ma anche con tanta incomprensione e insoddisfazione verso il mondo intero.
“La via del lupo” non è solo un bellissimo thriller che tiene col fiato sospeso fino alle spiazzanti pagine finali. E’ uno straordinario spaccato sul destino di due bambini fino all’età adulta e sul rapporto genitori-figli in un momento storico molto particolare. E’ anche, e soprattutto, una riflessione molto profonda (a tratti ironica e persino rivelatoria) sulla nostra esistenza e il raccontarne gli eventi che l’hanno composta, che ricorda un po’ il gioco enigmistico di annerire gli spazi e vedere cosa appare. E’ una storia sulle coincidenze, sulle sincronicità e sul passato in base al quale sono strutturati i nostri ricordi. Si sa, la memoria trattiene ciò che le pare nel modo che preferisce. E alla fine raccontare è vivere e vivere è raccontare. Intercambiabilmente. Forse abbiamo vissuto davvero quello che raccontiamo, e non quello che è accaduto realmente. Sono due cose simili, ma non identiche. E la differenza sta lì. Lo squilibrio che ci fa andare avanti, e lo stesso Americo ce lo descrive: come vivere alla falde di un vulcano e ogni giorno diciamo: domani vedremo, ma oggi è andata bene.
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