La furia – Alex Michaelides
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Prima di tutto, consentite al vostro aiuto-barman odierno una piccola licenza poetica.
Pochi romanzi si adattano perfettamente alla vetrina di Thriller Café come “La Furia” di Alex Michaelides. Questo in virtù di un artificio narrativo e di un pizzico di fantasia: la voce del romanzo, infatti, è quella di Elliot Chase, uno dei protagonisti, il quale fin dal prologo si rivolge direttamente al lettore. Lui stesso suggerisce di immaginarsi la più classica delle situazioni, immortalata un’infinità di volte nella letteratura e nel cinema: due tizi fianco a fianco al bancone di un bar quasi deserto, entrambi meditabondi davanti a un drink, e uno di essi con la voglia di confessare all’altro, a un perfetto sconosciuto, una storia, in modo da sfogarsi e liberarsi dell’insostenibile peso che comporta. Da qui a raffigurare un’insegna al neon con la scritta “Thriller Café”, e a velarla una insistente pioggia notturna, il passo è breve.
Siamo nel Mar Egeo, su una minuscola isola greca delle Cicladi di proprietà di Lana Farrar, celebre attrice che da poco ha abbandonato le scene, senza non pochi misteri, all’apice del successo.
Lana Farrar è il connubio perfetto tra bravura recitativa ed eterea bellezza dai connotati malinconici (e per chi vi parla, appassionato di film americani degli anni ’40 e ’50, è impossibile, anche solo per omonimia, non visualizzare Lana Turner). La star, che risiede a Londra, decide di trascorrere un periodo di distrazione e rilassamento, coincidente con le vacanze pasquali, sull’isola greca (donatale dal precedente marito, noto produttore cinematografico) insieme all’attuale compagno, al figlio, ad alcuni tra custodi e tuttofare, e ad un paio di amici storici (Kate e appunto Elliot) provenienti dal teatro.
A poche ore dall’arrivo sull’isola della comitiva viene commesso un omicidio, improvviso e inspiegabile agli occhi dei presenti. Da questo momento Elliot Chase utilizza il flashback per raccontare i fatti immediatamente antecedenti alla vacanza, un bagaglio corredato da inquietudini, segreti e sospetti reciproci che si porta appresso ciascun convitato, nessuno escluso. Attraverso l’analessi si delinea un quadro più complesso e una prospettiva alquanto sfaccettata. La tensione e il sotterfugio la fanno da padrone, tutti hanno qualcosa da nascondere agli occhi dell’altro, ognuno è potenzialmente sia vittima che carnefice. Un gioco al massacro in cui realtà e finzione, come spesso accade a chi frequenta con passione viscerale il mondo dello spettacolo, si confondono.
Inevitabili gli echi al Kammerspiel, il teatro tedesco contraddistinto da location limitate a pochissimi ambienti e da personaggi che interagiscono quasi completamente al loro interno, e a opere epigone, tra cui le leggendarie “Assissinio sull’Orient Express” e “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie, nei cui confronti, tra l’altro, Elliot Chase/Alex Michaelides all’inizio ne ammette una certa vicinanza.
L’autore Michaelides, quarantottenne, nato a Cipro da padre greco e madre inglese, è anche sceneggiatore, e si sente eccome l’influenza di tale attitudine nella strutturazione della storia; il romanzo è suddiviso in atti, come una pièce teatrale, e i colpi di scena si susseguono accompagnati dal ritmo della narrazione che chiama costantemente in causa il lettore/spettatore grazie a una distanza ridotta e partecipativa.
La furia del titolo è il soprannome con cui i greci identificano il Mar Egeo, caratterizzato da venti costanti e spesso impetuosi. Proprio una burrasca sarà un elemento importante che farà da cornice al precipitare inesorabile della vicenda.
Il vento, corrente invisibile che in breve può passare da soave brezza che accarezza e addolcisce a folate travolgenti che spazzano e devastano tutto quello che si trovano davanti.
Metafora perfetta delle insondabili forze che si celano nel cuore dell’essere umano, misteriosamente capaci di atti di amore e, al contempo, di imperscrutabili azioni violente e distruttrici.
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