La congiura delle vipere – Matteo Strukul

Editore: Newton Compton
Marta Arduino
Protocollato il 5 Dicembre 2025 da Marta Arduino con
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Il riassunto
La congiura delle vipere – Matteo Strukul

Nel romanzo La congiura delle vipere, Matteo Strukul (Padova, 1973) conduce il lettore nella Venezia del primo Seicento, una città splendida e fragile, attraversata da tensioni politiche e minacce che arrivano tanto dalle acque dell’Adriatico quanto dai salotti diplomatici della nobiltà. È una Venezia attraversata da un senso costante di precarietà, sospesa tra il proprio glorioso passato e un futuro che appare tutt’altro che sicuro.

Strukul è oggi uno degli autori italiani più riconosciuti nel panorama del romanzo storico. Vincitore del Premio Bancarella 2017 con “I Medici. Una dinastia al potere”, è tradotto in numerosi paesi europei ed è noto per un approccio narrativo che fonde rigore documentario, ritmo cinematografico e protagonisti dal taglio epico. Con questo romanzo torna a Venezia, città centrale nel suo immaginario letterario e già teatro di precedenti opere. La scelta non è casuale: l’autore mostra una familiarità profonda con la città lagunare, non solo nelle sue iconografie celebri ma nelle sue dinamiche sociali, nei suoi retroscena politici e nella sua storia meno raccontata.

Nel corso della vicenda la Serenissima, all’apice della sua potenza commerciale e strategica, si trova a fronteggiare minacce su più fronti. Sul piano internazionale, Venezia è sotto pressione a causa degli assalti degli Uscocchi, pirati appoggiati dall’Impero asburgico, abili nel colpire le rotte mercantili e nel minare l’autorità marittima veneziana, da secoli dominante nell’Adriatico. Le galee scompaiono, le flotte si indeboliscono e la supremazia navale della Repubblica vacilla. Ci viene restituito con grande maestria il clima di allarme che si diffonde tra magistrati, mercanti e comandanti militari, mostrando come la crisi marittima non sia solo bellica ma economica e geopolitica

Nel frattempo, all’interno dei palazzi patrizi si muovono emissari stranieri, nobili scontenti e figure ambigue, pronti a manipolare equilibri politici e ad agevolare potenze rivali. Tra ambasciatori, informatori e traditori prende forma una cospirazione silenziosa, costruita nei corridoi del potere e destinata a minare l’assetto politico della città dall’interno. Le scene ambientate nelle sale del potere e negli incontri segreti sono tra le più riuscite, grazie a dialoghi tesi, trattative ambigue e un costante senso di minaccia.

Il risultato è una Venezia presa in una morsa: da un lato la pressione militare e commerciale, dall’altro l’insidia diplomatica, in un contesto dove le apparenze ingannano e ogni alleanza può celare un secondo fine. A dominare è la percezione che la Repubblica non sia attaccata frontalmente, ma logorata nell’ombra.

A difesa della Serenissima non si schierano solo magistrature e corpi dello Stato: tra calli e ponti agisce il Caigo, misterioso giustiziere mascherato che interviene laddove la legge non riesce o non vuole arrivare. La sua presenza è rapida, quasi spettrale, costruita più su omissioni e apparizioni improvvise che su introspezione narrativa.

Con il volto coperto da un panno che lascia scoperti solo gli occhi, non incarna né il vendicatore romantico né il guerriero sanguinario: è un equilibrio tra giustizia e clandestinità, un difensore che opera nelle zone dove politica e criminalità si sovrappongono. Strukul lo delinea come archetipo più che come individuo, simbolo della città stessa e delle sue tensioni sotterranee. Una scelta che crea fascino, ma che lascia volutamente aperta la curiosità del lettore e suggerisce margini di sviluppo in un eventuale seguito. Il Caigo sembra, infatti, più un segnale narrativo che un personaggio compiuto: un annuncio di ciò che potrebbe accadere più che un protagonista pienamente dispiegato.

Se duelli, trattati e cospirazioni strutturano la trama, sono i personaggi femminili a spostare il baricentro emotivo e tematico del romanzo.

Rea, ex prostituta salvata dal Caigo e avviata all’arte dei profumi, rappresenta una forma di rinascita possibile nel cuore della città. La sua trasformazione è concreta: laboratori artigiani, essenze, conoscenza delle materie prime. Attraverso i profumi Rea costruisce una nuova identità e conquista uno spazio sociale autonomo, riscrivendo il proprio destino. È un personaggio che incarna il potere della conoscenza e dell’artigianato, offrendo una prospettiva femminile rara sulla storia veneziana.

L’Invelenada, sua controparte oscura, è una figura dominata dal trauma e dalla vendetta. Esperta di veleni, intrighi e armi, si muove nel sottobosco politico con abilità superiore a quella di molti uomini di potere. Seduzione, violenza e strategia si intrecciano in un personaggio tragico e carismatico, che sceglie di trasformare il dolore in azione distruttiva piuttosto che in riscatto. La sua presenza conferisce al romanzo una tonalità quasi gotica, come se Venezia fosse teatro non solo di politica, ma di ossessioni e ferite personali.

Il loro contrasto non è solo morale ma simbolico: una crea, l’altra corrompe; una dà forma all’identità, l’altra la dissolve. Il romanzo, anche grazie a loro, restituisce una Venezia dove le donne non sono comparse ma protagoniste di trame occulte e ribellioni silenziose.

L’ambientazione è uno dei punti più efficaci del romanzo. Strukul mette in scena una Venezia materica, fatta di odori, riverberi acquatici e contraddizioni: botteghe di speziali, arsenali, palazzi patrizi, taverne malfamate, laboratori alchemici. Le calli sono umide e claustrofobiche, i canali avvolti dalla nebbia, le lanterne tremolanti accompagnano sussurri e complotti. Si percepisce chiaramente l’intenzione di mostrare una città vissuta dal basso, non mitizzata, dove la bellezza convive con fango, malattie, criminalità e superstizioni popolari.

Il contesto storico non è soltanto decorativo: arti profumiere, corporazioni, politica marittima, rapporti diplomatici con l’impero e con la Spagna si intrecciano alla trama. La scrittura, scandita da capitoli brevi e dialoghi serrati, richiama una ritmica quasi televisiva e rende la lettura scorrevole e visiva.

Ne emerge una Venezia osservata dall’interno, non contemplata a distanza: una città che trasforma chi la abita e che vive di segreti, alleanze e sotterranei giochi di potere.

L’opera presenta, però, un limite strutturale: l’abbondanza di personaggi e linee narrative talvolta frammenta la trama e riduce la centralità di alcune figure che avrebbero meritato maggiore approfondimento. Il lettore è spesso chiamato a ricomporre i tasselli di una mappa politica e sociale vasta, non sempre immediata da decifrare

Nonostante ciò, “La congiura delle vipere” resta un romanzo di forte impatto visivo e narrativo, capace di fondere storia e finzione senza rinunciare a atmosfere oscure, tensione politica e un immaginario potentemente veneziano. Il finale lascia aperte alcune linee narrative e sembra predisporre un ulteriore sviluppo, soprattutto riguardo al Caigo e all’Invelenada. L’impressione è di trovarsi non davanti a un quadro definitivo, ma a un capitolo di una saga più ampia.

Se arriverà un seguito, sarà atteso come si attende la nebbia sulla laguna: con cautela, curiosità e la sensazione che tra le ombre possa celarsi una nuova verità. Con l’impressione che ogni ombra possa nascondere un nome, un tradimento o una spada.

Recensione di Marta Arduino.

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