Intervista a Valerio Marra
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Valerio Marra, autore di “La fortuna del principiante”, PIEMME Editore, è l’ospite dell’odierno spazio interviste. Federica Cervini ha chiacchierato con l’autore per approfondire alcuni temi del suo nuovo thriller.
[Federica Cervini]: ciao Valerio benvenuto, è un piacere conoscerti.
La cifra stilistica della tua opera è certamente l’ironia: parlaci del rapporto tra ironia e thriller, e delle tue motivazioni a scegliere questo stile per comunicare con i lettori.
[Valerio Marra]: ciao Federica! Continuo a pensare che l’ironia, un giorno, potrebbe salvare il mondo.
Anche perché, se non metti un po’ di ironia nella vita, rischi davvero di farti male; con Audaci, quindi, ho voluto concedermi il lusso di mostrare il mondo per quello che è.
E poi mi ha sempre attirato quel contrasto fra risata e malinconia: l’agrodolce è sempre irresistibile.
[FC]: Nel tuo romanzo definisci Marione “baluardo di un’italianità nostalgica e vetusta” ed ambienti la vicenda in un quartiere romano multietnico: come si muone Audà in questo contesto?
[VM]: Marione, alla fine, non è altro che quello che era Audaci in passato: praticamente un razzista pieno di disprezzo per i più fragili.
Dopo l’arresto, però, Audaci si ritrova a schierarsi con chi non ha voce; e nel caos multietnico del suo quartiere impara che le barriere sono fatte di paure e non di differenze.
Passare dall’altra parte della barricata gli fa scoprire una parte di sé migliore.
[FC]: Valerio descrivici il triste rapporto di Audà con i suoi figli Adriano e Cesare.
Ed inoltre, ordine e caos: come gestisce Audà questo precario equilibrio nella sua vita?
[VM]: Audaci è un padre che ha perso tutto, anche i suoi figli.
E adesso prova a riconquistarli, non con le prediche ma provando a essere più presente.
Quanto all’equilibrio tra ordine e caos, mi viene da dire che l’ordine rassicura mentre il caos rivela.
È quindi nel disordine che succedono le cose vere.
[FC]: “E’ l’indifferenza il vero Male del mondo, subdola e silenziosa si insinua nei cuori e nelle menti erodendo lentamente l’amore e l’affetto”.
Come si può sconfiggerla a tuo avviso?
[VM]: Se avessi l’antidoto lo avrei brevettato, anche se non so a quanti, poi, interessi davvero.
Io, però, provo a farla vedere l’indifferenza.
La mostro, nei miei libri.
Perché, alla fine, l’indifferenza è come la muffa: cresce dove non c’è luce.
Ma se con una storia riesci ad accendere una torcia, anche solo per un attimo, allora forse qualcosa cambia.
O, almeno, lo spero.
[FC]: “Otello si è tolto le catene e ha conquistato la sua libertà”: perché Otello è libero?
Cosa ci rende schiavi?
[VM]: Più o meno, siamo tutti schiavi di qualcosa.
Di una persona, di un lavoro, di un’idea, e tanto altro.
Otello, invece, la sua libertà se l’è presa mollando tutto: casa, sicurezze, aspettative altrui.
Vive come un barbone, sì, anche se – e qui chi ha letto lo sa – i soldi nel conto in banca li ha.
Questo per dire che la libertà non è questione di mezzi, ma di scelta.
E scegliere davvero, senza cercare applausi o approvazione, è una cosa che richiede coraggio.
[FC]: Il mix di trama ed illustrazioni è diventato un tuo tratto distintivo: come sei entrato in contatto con i tuoi illustratori?
Che funzione hanno le immagini nel thriller dal tuo punto di vista di scrittore – ed a seguire per i lettori?
[VM]: Ale e Ale – i due magnifici illustratori – me li ha proposti la casa editrice.
Insieme, abbiamo costruito una narrazione visiva che non accompagna solo il testo, ma lo espande, lo contraddice, lo interpreta.
La grafia che cambia, i dettagli nascosti, sono tutti segni di una storia che respira anche fuori dalle parole.
E sì, mi piacerebbe fare ancora di più, spingermi verso un’interazione ancora più profonda col lettore. Chissà …
[FC]: Quali sono gli autori che consideri i tuoi “maestri di scrittura”?
E per concludere, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Thriller Cafè?
[VM]: Di maestri ne ho tanti, ma uno su tutti: Diego Di Dio.
Se oggi sono qui, è anche (soprattutto) grazie a lui.
I miei autori di riferimento del genere sono Diego Lama e Christian Frascella, due che sanno usare la penna e l’ironia come un bisturi.
E io li adoro.
Ai lettori di Thriller Café, e a tutti i lettori in generale, dico solo: grazie.
Senza di voi, le storie resterebbero chiuse nei cassetti.
E io con loro.
Federica Cervini e Thriller Café ringraziano Valerio Marra.
La foto di Valerio Marra è pubblicata per concessione dell’autore.
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