Il talento di Margherita – Viola Veloce
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Viola Veloce, autrice milanese che si è fatta conoscere a apprezzare per i suoi gialli leggeri, pieni di allegria e sarcasmo dove ha ucciso gente un po’ ovunque, in pausa pranzo, in condominio, a scuola e in parrocchia, sbarca in libreria con una nuova protagonista.
“Il talento di Margherita“, è la narrazione tra vita e casi di Margherita Fiori, signora oggi sessantenne, che lavora nella cancelleria del tribunale di Milano e che, in gioventù ha collaborato a diversi casi del magistrato Pecorari, di cui è stata anche l’amante. Con Pecorari è finita da un pezzo e male, nel frattempo Margherita si è sposata, con un immaturo egocentrico, ha divorziato, ha cresciuto un figlio, scoprendo che era dislessico lui e dislessica pure lei. Oggi che il suo ragazzo è un ventenne che non ha più bisogno della mamma sempre dietro, Margherita risente la voglia di dedicarsi a sé stessa, trovarsi un compagno, riscoprire le gioie del sesso dopo una lunga castità. Tra i ricordi di indagini del passato, dove il suo talento nella logica si è dimostrato sempre fondamentale, e il racconto del presente fatto di voglia d’amore, incontri con casi umani disperati, rispunta pure Pecorari a chiedere aiuto per la morte sospetta di un professore universitario. Viola Veloce costruisce un libro sull’amore nella terza età, pieno di riflessioni offerte con la sua ironia, dove si incastrano alcune indagini gialle e l’universo dei dislessici, che non riescono ad andare tanto d’accordo con le parole scritte, ma possiedono un’intelligenza agile, brillante e soprattutto una logica in grado di vedere ordine dove per gli altri c’è caos.
La scrittura di Viola Veloce è diretta, chiara e molto scorrevole. La sua arguzia e simpatia, finanche il sarcasmo e l’umorismo un po’ nero, sono deliziosi. Lo sguardo che possiede sul mondo verrà trovato immediatamente affine da molte donne, perché soprattutto in quest’opera, il libro parla alle ragazze di ogni età, ma non farebbe male se lo leggesse anche qualche maschietto, perché si parla pure di loro e qualche dritta la possono assimilare.
L’autrice ha scoperto da poco di essere dislessica, spiegando così le difficoltà che ha incontrato lungo il suo percorso, quindi non stupisce che Margherita, la protagonista, abbia la sua stessa particolarità. Stando così le cose, la narrazione in prima persona di Margherita risulta vera e sincera quando parla di neurodivergenze, ma risulta altrettanto genuina anche sul tema sesso, su com’era da giovani e su com’è raggiunti i sessanta. Niente veli, le cose vengono dette come sono, prive di ipocrisia, ma anche con eleganza, senza cadere nel volgare e là dove le cose si fanno più esplicite ecco l’aiuto dell’ironia a rendere tutto gradevole senza imbarazzi.
“Il talento di Margherita“, con la sua prima parte che si divide tra il presente e gli anni ’90, e la seconda quando entra in campo l’indagine sulla morte di un professore universitario, si può definire un libro verità, uno scritto di narrativa, pieno di riflessioni, con tante cose esplicate in maniera fruibile che sviluppa il tema dell’amore e della sessualità nella terza età, cosa cambia, cosa ci si augura, cosa a volte non si trova e cosa invece c’è in giro, con l’ausilio di quel sapore giallo che attira tanti lettori, ma attenzione, non prendete questo libro come un puro romanzo giallo, perché altrimenti la delusione è dietro l’angolo.
Non sono le indagini a essere protagoniste, neppure quella del professore, sebbene sia qui che il talento di Margherita si riveli e spieghi il titolo. I casi del passato, dove la protagonista collabora con il magistrato si risolvono in poche pagine, grazie alle mappe di Margherita, che rivelano le falle, le bugie e le stonature. Pochissimo è l’intervento attivo, qualche domanda al testimone di turno, magari un pedinamento dilettantesco ma utile, per il resto Margherita legge, mette in ordine, ragiona. Vero è che nella maggior parte dei casi gli assassini non sono il professor Moriarty, stanno a stretto contatto con le vittime e dietro una morte spesso c’è la banalità, ma gli appassionati del giallo potrebbero storcere il naso. Le soluzioni ci sono, stanno pure in piedi, ma che tutto si risolva in breve, con Margherita che è bravissima nel rilevare le discrepanze, per carità, ma gli addetti ai lavori, poliziotti e magistrato, sembrano tanti incapaci che non capirebbero chi è l’assassino nemmeno se gli uccidessero qualcuno davanti. Alla fine si prova una sensazione deludente, da “tutto qui?”
Chiaro che l’intento è narrare di altro, un tema inusuale, del quale non di parla, la sessualità in età avanzata, dal punto di vista femminile e maschile, senza dimenticare le app di incontri, la dimensione dei sex toys, dei lubrificanti e dei trattamenti dedicati a farfalline datate e membri non più pronti a scattare sull’attenti al solo pensiero, e difatti soprattutto le prime 150 pagine scorrono che è un piacere. Poi magari si vorrebbe altro, ci si chiede dov’è la morte del professore, perché si desidera più giallo. Ma niente. Spezzato, inframmezzato, il giallo si liquida in breve e le peripezie di Margherita alla ricerca dell’amore, di un compagno o solo di anni piacevoli, torna e resta.
“Il talento di Margherita” è un ottimo libro di narrativa, che tratta in modo personale, irriverente e divertente di sesso e amore. In quest’ottica è una letture valida e piacevole.
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