Intervista a Viola Veloce

Intervista a Viola Veloce

Alessia Sorgato
Protocollato il 24 Luglio 2026 da Alessia Sorgato
Alessia Sorgato ha scritto 184 articoli
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A seguito della terza edizione della rassegna “I Segreti del Segrino“, la nostra Alessia Sorgato ha scambiato alcune battute con Viola Veloce, autrice di “Il talento di Margherita” (Feltrinelli); potete leggere la breve intervista qui a seguire.

[Alessia Sorgato]: Come nasce l’idea del talento di Margherita? Ti ispiri solo a te stessa, quando tratteggi la dislessia, oppure ad esperienze più numerose?

[Viola Veloce]: Si può dire che io abbia passato la vita a cercare di capire come “malfunzionava” il mio cervello. Persino quando andavo alle elementari mi era subito stato chiaro che c’erano delle cose che non riuscivo proprio a fare: imparare le poesie a memoria, fare le divisioni, ricordarsi le tabelline. Allora non sapevo di essere dislessica, la percezione che avevo di me era di essere una persona difettosa, mai all’altezza di quanto si sarebbero aspettati da me i miei genitori e i miei vari insegnanti.

Mi è quindi rimasta addosso questa incredibile insicurezza oltre alla convinzione di non essere brava a fare niente.

E così, quando l’editor di Feltrinelli che ha deciso di pubblicare il mio libro ha letto la prima versione di “Margherita” e mi ha chiesto di inserire anche una trama gialla, gli ho risposto con la mia solita solfa: “Non sono una criminologa, non ho conoscenze giuridiche e sono dislessica. Non so fare bene niente!”.

Lui allora mi ha detto: “Tutti abbiamo un talento, anche i dislessici ce l’hanno. Sai che ti dico: fai la dislessica, fallo diventare il tuo talento!”.

Ed è nato così il titolo del libro: “Il talento di Margherita”, perché sono stata costretta a fare un’operazione che non fa mai nessuno: trovare le qualità dei dislessici.

I dislessici vengono sempre raccontati come persone che non hanno le stesse qualità dei neurotipici, ma hanno un cervello che funziona male, peggio di quello degli altri. Io invece sono riuscita a inventarmi una Margherita che non era riuscita laurearsi, che si percepiva come poco brava, ma che alla fine dimostrava di avere una visione molto più articolata e organizzata dei casi giudiziari che affrontava insieme al Pubblico Ministero Pecorari. I dislessici sono spesso dotati di un forte senso logico, e sono capaci di individuare gli elementi illogici dei ragionamenti fatti con un po’ di superficialità dai cosiddetti neurotipici. Non è un caso, infatti, che quando riescono a laurearsi scelgano corsi di studio come Informatica e Ingegneria. Oggi, per esempio, ho conosciuto in una libreria di Milano un dislessico laureato in Ingegneria. Io stessa ho scelto di studiare Economia, perché le teorie economiche non sono altro che ragionamenti logici complessi fatti utilizzando gli assi cartesiani, per i quali io nutro una sentita passione.

Ho cercato di pensare in positivo alla dislessia e Margherita si scopre in grado di offrire un contributo assolutamente peculiare alle indagini giudiziarie svolte da un Pubblico ministero, neurotipico, a cui manca questa visione d’insieme che poi ho scoperto che i dislessici hanno veramente.

Una logopedista appena conosciuta, che scrive dei libri bellissimi, Rossella Grenci, mi ha raccontato che i servizi segreti israeliani e anche quelli inglesi assumono volutamente dei dislessici proprio per la loro capacità di individuare anomalie e fare collegamenti tra dati che un neurotipico non sembra in grado di fare. Quindi in un certo senso con Margherita non avevo inventato niente, perché di Margherite ce ne sono anche nel M5 britannico e nei servizi segreti di mezzo mondo. Ti cito lo studio che ne parla, così capisci che non è una mia invenzione: “Neurodiversity and National Security”.

Per concludere, sì, mi sono ispirata a me, ma in realtà ho scoperto che non avevo inventato niente. Semplicemente non conoscevo la letteratura sull’argomento ed ero vittima della mia cronica insicurezza. Devo dire però che ogni volta che incontro un dislessico, mi rendo conto di quanto abbiamo in comune: siamo tutti un po’ insicuri, ma decisamente dotati di logica, un po’ eccentrici, mai banali, e in un certo senso siamo anche degli esploratori: i dislessici sono molto più changing prone dei neurotipici. Insomma, scrivere il libro mi ha anche aiutato a scoprire delle qualità positive di me stessa che non sapevo di avere.

[AS]: La figura della cancelliera amante del giudice è non solo uno stereotipo, ma una realtà che, da avvocata, ho visto spesso. A te come è venuta l’idea di renderla il tuo personaggio principale?

[VV]: Devo dire che non avevo minimamente l’idea che le cancelliere diventino spesso le amanti dei giudici o dei Pubblici ministeri. Mi era solo sembrato che l’idea di far diventare Margherita l’amante di un uomo sposato fosse congruente con la sua insicurezza. Però vorrei dire anche un’altra cosa: io sono nata nel 1958, molto prima del femminismo, e mi ricordo che negli anni ’60 gli uomini sposati avevano tutti l’amante. C’è una bellissima serie televisiva che si chiama “Mad man”, in cui il protagonista sembra proprio mio padre. Gli piacciono tutte le donne, non è uno che si fa troppi scrupoli a tradire la moglie, costretta a convivere con le continue telefonate anonime: allora era un’usanza che le amanti chiamassero a casa del marito in questione e poi buttassero giù il telefono. Tutte le amiche di mia madre avevano le corna e nessuna si sarebbe mai sognata di dire al marito: “Vattene di casa che divorziamo!”. Certo, il divorzio è arrivato dopo, negli anni ’70, ma siccome la storia di Margherita inizia negli anni ‘90 e lei ha più o meno la mia età, ho immaginato che non fosse stata toccata dal femminismo ed era quindi disposta ad accettare una relazione subordinata, da un punto di vista affettivo, come quella dell’amante. Quando però, quando trent’anni dopo che si sono lasciati, il Pubblico ministero le propone di tornare a fare l’amante, lei si rifiuta.

Mi piaceva pensare che i costumi fossero cambiati, ma forse sono un’ottimista.  Mi dispiacerebbe se questo fenomeno di diventare l’amante di un uomo “potente”, in cui la donna è in una posizione di subordinazione gerarchica, non fosse sparito, come mi augurerei. Ma forse il mio è per l’appunto l’ottimismo di chi invece è stata toccata e modificata dai grandi eventi degli anni ’70, compreso naturalmente il femminismo.

[AS]: Menopausa, divorzio, figli grandi e il bisogno di tornare a vivere…

[VV]: Devo dire che sono rimasta stupita anch’io del fatto che quando mio figlio è cresciuto, mi è tornata la voglia di ricominciare a fare non dico una vita da ragazza, ma da donna che ha voglia di riprendersi la vita dopo avere passato le serate chiuse in casa con un figlio piccolo. Non ho mai trascinato mio figlio in un bar di sera, in passeggino, anche perché la mattina dopo mi dovevo svegliare presto per andare a lavorare. E così, quando i figli sono finalmente cresciuti, molte donne pensano: voglio fare tutto quello che mi sono persa in questi vent’anni passati chiusa in casa. Non solo, visto che le donne a una certa età non sono più fertili, nei nuovi rapporti sentimentali che mettono in piedi, scompare il problema di fare una famiglia, di trovare un rapporto serio, importante e profondo, perché con quell’uomo bisognerà crescere dei figli insieme, A sessant’anni hai più voglia di divertirti, di andare a una festa, non ti chiedi più: “Quest’uomo potrà essere il padre dei miei figli?”.  E allora scatta il desiderio di tornare in pista, finalmente libere dalle fatiche familiari, senza più l’obbligo di dover mettere un piatto pronto a tavola tutte le sere, perché sennò la creatura muore di fame. Un figlio a vent’anni si può preparare da solo un piatto di pasta e la mamma può uscire con le amiche a prendere un aperitivo.

Nel libro volevo raccontare questo fenomeno, ma volevo svelare un altro segreto sugli uomini, che vanno anche loro in andropausa. L’andropausa viene oggi dipinta come i capelli che diventano bianchi, i muscoli sono meno acciaiosi di prima, il maschio non ha più la tartaruga. In realtà gli uomini hanno un problema di potenza sessuale ridotta di cui non amano parlare. Nel libro mi sono presa una piccola vendetta rispetto ad alcuni episodi che mi sono successi veramente e che non spoilero per togliere per non togliere il piacere della lettura a chi avrà voglia di divertirsi anche un po’ alle spalle di questi uomini che si prendono troppo sul serio.

[AS]: Grazie per la chiacchierata; alla prossima!