Il re delle ceneri – S. A. Cosby
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Caro Barman, prima di servire ai nostri avventori la recensione di “Il re delle ceneri”, assicuriamoci di avere sufficienti tumbler puliti e scorte di whisky, ma soprattutto tanto ghiaccio per spegnere il fuoco che “tutto brucia” nell’ultimo potente romanzo dello scrittore americano S. A. Cosby, edito da Rizzoli.
“Non voleva nel naso l’odore di carne bruciata né la cenere nei capelli. Non era un ingrato, il fuoco aveva dato molto a lui, a suo fratello, a sua sorella. Ma non desiderava essere il Re delle Ceneri. Quel titolo apparteneva a suo padre e a Roman andava bene che continuasse a vivere tramite lui, o che bruciasse con lui.”
Roman Carruthers è un rampante agente finanziario di Atlanta che opera in quegli ambienti imprenditoriali dove scorrono fiumi di soldi, molti dei quali devono sparire nei conti off shore per eludere le tasse dello zio Sam. Muoversi al limite della legalità per far accrescere i patrimoni dei suoi già ricchi clienti è la sua cifra, e la sua fonte di guadagno.
Se la sua carriera va gonfie vele, lo stesso non si può certo dire della sua vita privata.
Un continuo e profondo senso di vuoto lo perseguita fin da adolescente, da quel maledetto giorno della scomparsa della madre.
“Secondo la polizia, il 6 giugno 2003 Bonita Carruthers era uscita dal Jefferson Run Memorial ed era scomparsa come una nuvola di polvere catturata dalla brezza estiva.”
Nessun membro della famiglia sarebbe stato più lo stesso, né il padre Keith che si era gettato a capofitto nel lavoro per non far mancare mai nulla ai suoi ragazzi, né tantomeno la sorella Neveah, l’unica figlia femmina.
“Dopo la scomparsa della madre, le recite, le gare di atletica e i balli scolastici erano diventati questioni che appartenevano al passato. Era diventata una bambina incaricata di mettere via le cose infantili. Il padre aveva bisogno di aiuto al negozio, come lo chiamava lui, e con Roman che aveva mezzo piede fuori di casa e si preparava a frequentare il college, e Dante troppo distrutto per affrontare la vita, per non parlare dei morti, era toccato a lei diventare il suo braccio destro.”
Proprio Dante, il più piccolo, aveva trovato conforto in ogni tipo di sostanza conosciuta pur di lenire il dolore e né il padre né la sorella erano mai riusciti ad aiutarlo.
Roman invece aveva sviluppato un’altra forma di dipendenza, che aveva bisogno di curare almeno due volte al mese da Miss Delicate.
“Penitenza. Punizione. Assoluzione
La natura degli incontri era sessuale, sì, ma la sessualità era solo la penna che usavano per scrivere la storia che lui aveva bisogno di leggere ancora e ancora.”
Una telefonata improvvisa della sorella Neveah lo ricondurrà fatalmente verso casa, a Jefferson Run: suo padre era stato vittima di un incidente stradale e giaceva in coma in un letto di ospedale.
Neveah lo richiamerà alle proprie responsabilità, tanto più che lei deve anche occuparsi non solo del padre ma anche degli affari di famiglia alla Carruthers Cremation Services. E del loro fratello Dante, che aveva preso a frequentare un giro di gente pericolosa e che dall’incidente del padre era totalmente fuori controllo.
“Se non fosse stato per suo padre, che fine avrebbe fatto? Le fiamme gli avevano pagato la laurea. Il fuoco gli aveva dato la vita che viveva a Atlanta. Era stato suo padre a permettergli di essere l’uomo che era diventato. Non sua madre, per quanto gli mancasse. E per quante volte lo sognasse.”
Una volta tornato a casa e affrontata la situazione critica su tutti i versanti, Roman concluderà che nulla vale più dell’unità della famiglia e della vita di suo padre.
Sarà in quel momento che Dante gli confiderà di essere spaventato a morte perché deve un mucchio di soldi a due delinquenti del luogo, i fratelli Tranquil e Torrent, i capi dei Black Baron Boys. Per una partita di droga sottratta all’ingenuo Dante dal suo complice Getty, i BBB lo hanno minacciato di morte se non avesse ripagato il doppio di quanto era stato sottratto. Anzi, Dante è sicuro che ci siano loro dietro l’incidente del padre e che la prossima vittima sarà sicuramente lui.
Roman affronterà con freddezza l’intera situazione e metterà in guardia Dante da Getty, ma il fratello insisterà frignando che l’amico non poteva averlo messo in mezzo.
“E perché? Perché siete amici? Io lavoro con i soldi ogni giorno. Il denaro è come l’acido. Brucia tutto. Amicizie, famiglia, amanti, mariti e mogli. Qualunque legame pensiate di avere, il denaro lo farà dissolvere. Ѐ un acido. Non mentire mai a te stesso pensando il contrario.”
Mentre Roman sarà concentrato a barattare la vita del fratello con i servigi ai BBB, promettendo di far loro guadagnare molti più soldi in affari leciti che non solo avrebbero ripagato il debito di Dante ma li avrebbero fatti arricchire oltre ogni limite, la sorella Neveah vivrà il suo proprio dramma di coscienza nei confronti del padre.
All’epoca della scomparsa della madre, infatti, le indagini della polizia si erano concentrate proprio sul marito Keith, visto che sapeva che la moglie lo tradiva con un loro dipendente e che della donna non era stata trovata la benché minima traccia.
Un marito tradito con un crematorio era stato il capro espiatorio perfetto, ma a carico di Keith Carruthers non era stata la minima prova di colpevolezza. Con il tempo il caso aveva perso interesse sia per la polizia che per il chiacchiericcio di Jefferson Run, ma a Neveah era rimasto un buco al cuore e un sospetto in fondo all’anima.
Ora che la vita del padre giace appesa ad un filo in un letto di ospedale, si interrogherà se far proseguire le costose cure o farlo trasferire in un hospice per malati terminali.
Cura e affetto contro disprezzo e colpa.
“Un tempo temevo che l’universo fosse malvagio. Ora forse vorrei che lo fosse. Perché con il male si può trattare, il male ha uno scopo, per quanto orribile possa essere. Ma forse ho capito che l’universo è indifferente, e questo è molto più spaventoso.”
La parabola dei tre fratelli Carruthers sarà tragica oltre ogni limite.
Chi della famiglia sarà incoronato Re delle ceneri?
“Lasciate ogni speranza o voi che entrate. Per Roman il crematorio era una specie di inferno. Pieno di paura e di furia e dei fantasmi di migliaia di anime consumate dalle fiamme.”
Gli affezionati avventori di Thriller Café sanno bene quanto io ami la scrittura di S. A. Cosby e che gioia sia per me disquisire su un suo romanzo.
Credo di averli letti e recensiti tutti, oramai, e aspettavo con ansia l’uscita di “Il re delle ceneri” perché avevo letto fosse candidato per la terza volta al Premio Barry, che Cosby ha già vinto in passato con “Deserto d’asfalto” nel 2021 e “Legittima vendetta” l’anno successivo.
Peraltro, la sestina del Barry di quest’anno mi appassiona come mai perché concorrono tre scrittori tra i miei preferiti (Cosby, Belinda Bauer e Scott Turow), nonché altri due che conosco molto bene (Michael Robotham e Louise Perry, che gioca in casa in quanto Canadese).
Dei romanzi della sestina, però, ho letto solo “Presunto colpevole” di Scott Turow, e questo di Cosby, che però considero maestoso rispetto a quello di Turow.
Cosby ha la caratteristica di non cavalcare l’onda di un genere o di scrivere di un personaggio seriale, ma di rimanere sempre e solo un grande narratore di storie.
E sapete come faccio a capire se la storia è dannatamente buona? Quando i personaggi mi entrano dentro, quando ricordo tutti i loro nomi, quando per redigere la recensione non ho bisogno di rileggere gli appunti che meticolosamente avevo preso durante la lettura.
E i tre fratelli Carruthers sono indimenticabili, così come i loro perfidi antagonisti, l’uno tranquillo come il suo nome evoca, l’altro impetuoso al limite della follia ma tenero e affettuoso padrone di cani, dei quali si preoccuperà fino all’ultimo istante.
Davanti a quel maledetto vetro del crematorio, poi, mi è sembrato davvero di percepire il calore dell’inferno e nella frase ossessivamente ripetuta “tutto brucia” si nasconde la verità che tanto preme a Cosby: non esiste redenzione, ripartenza o rinascita perché solo il fuoco può trasmutare la vita umana, cancellandone colpe e memoria.
Nessuna alchimia possibile, nessun crogiolo salvifico, solo le vampe dell’inferno per l’anima di ognuno di noi.
In quest’ottica completamente nichilista, capirete che non è possibile il paragone tra la parabola dei tre fratelli Carruthers e “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, al quale pure Cosby sembra strizzare l’occhio. Inoltre, la completa assenza di Dio da Jefferson Run è forse il significante che la nostra società è arrivata al capolinea e merita solo le fiamme dell’inferno?
A proposito di Inferno, la citazione di Dante Alighieri (e Dante è anche il nome di uno dei protagonisti) era solo una delle tante citazioni letterarie con cui Cosby dissemina sempre le sue storie. L’altra che mi è molto cara riguarda Edgar Allan Poe, alquanto improbabile per il punto della storia in cui è collocata, ma significativa del punto di vista letterario.
Vi lascio con quella e con la promessa di tenervi aggiornati sull’assegnazione del Barry che si terrà il 22 ottobre a Calgary.
“Sono al Museo di Edgar Allan Poe, in questo momento. Sapevi che aveva sposato sua cugina? Era per questo che sembrava triste?
Probabilmente perché è morta giovane, disse Roman.
Che roba. Aveva un aspetto inquietante e gli andava male. Poteva solo scrivere storie spaventose, disse Khalil.”
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