Gunner – Alan Parks
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Si intitola “Gunner” l’ultimo romanzo di Alan Parks, che esce per Bompiani con la traduzione di Marco Drago. Non è un’avventura dell’ispettore Harry McCoy, che aveva accompagnato i lettori negli ultimi anni, ma è una storia di guerra, vera guerra, quella tra britannici e nazisti di ottant’anni fa. E il protagonista si chiama appunto Joseph Gunner, già poliziotto in tempo di pace, ora soldato, squassato e tramortito da una guerra devastante, tornato a Glasgow per un breve rientro. Ferito, non solo da una granata nei combattimenti, ma anche dal vedere come la guerra ha ridotto la sua città, che non ha più lacrime per piangere.
Viene accolto alla stazione dal suo ex-capo, Malcolm Drummond, ora in pensione, ma richiamato in servizio, perché, si sa, in tempi di guerra le forze scarseggiano. E se per caso Gunner avesse avuto intenzione di prendersi una pausa nel suo soggiorno a Glasgow, Drummond lo convince invece che deve tornare a fare il poliziotto. Almeno per un po’ di tempo, perché nelle ultime settimane ci sono state una serie di esecuzioni sommarie molto strane, che richiedono intelligenza e capacità investigativa. Molto controvoglia allora, condizionato dalle ferite patite in combattimento, dipendente dalla morfina e alla ricerca del fratello Victor, obiettore comunista che vive in clandestinità, utilizzerà la sua capacità investigativa per risolvere i misteriosi delitti.
Ispirato a un vero fatto storico, il volo del gerarca nazista Rudolf Hess in Scozia, “Gunner” è una storia molto coinvolgente, che Parks costruisce benissimo mettendo al centro la figura del soldato protagonista che è tratteggiata in modo perfetto. Oltre all’ambientazione, che è ricostruita con una forza “pittorica” non comune, anche l’intreccio è ben realizzato ed è funzionale alla creazione del clima di suspense che si fa apprezzare nelle ultime pagine.
Risulta fin troppo evidente, come lo è in effetti in ogni romanzo storico, che in questo libro si parla del passato per parlare di un presente in cui la guerra ha assunto nuovamente, purtroppo, un ruolo da protagonista. Proprio per questo, l’autore la descrive quasi con realismo scientifico, in particolare quando racconta i singoli episodi che la caratterizzano. Combattimenti, bombardamenti, devastazioni varie sono mostrati nella loro triste e dolorosa crudezza. Con un effetto di coinvolgimento che funziona e che non colloca la guerra in un astratto spazio narrativo distante dal lettore, ma che gliela piazza davanti. Scomoda, fastidiosa, quasi urticante.
C’è poi, e non potrebbe essere altrimenti per Alan Parks, un’incursione nel mondo criminale, che ovviamente non si ferma con la guerra, anzi, prospera e fiorisce. Questa traccia crime in sottofondo è quella che ci ricorda lo stile dell’autore e che permette di associare questo romanzo alla sua precedente produzione letteraria. Queste storie di quotidianità diventano quasi un contraltare, riuscito, alla trama più generale degli eventi, dettata dai grandi avvenimenti storici, che muovono le azioni dei personaggi.
Ma “Gunner” è anche, per certi aspetti, un romanzo di formazione, di iniziazione. Il modo nel quale il protagonista, che aveva vissuto la guerra come soldato, gettato sullo scacchiere dei combattimenti quasi senza accorgersene, acquisisce consapevolezza dei meccanismi criminali profondi del conflitto. Sviluppa una sua tormentata e contrastata consapevolezza politica. Decide di diventare, da pedina senza valore, ad attore cosciente e quasi decisivo. Insieme al percorso di crescita psicologica di Gunner, Parks ci mostra anche tutta sua predilezione per il cameratismo, per la fratellanza, la solidarietà, che della guerra possono essere quello che di positivo possiamo portarci a casa, per iniziare, in pace, una vita migliore.
Ed è questo che mi piace leggere in questo bel romanzo. Un invito a noi tutti a non arrendersi, a essere consapevoli che oggi, come lo eravamo ottant’anni fa, viviamo in un’epoca di guerre devastanti che ci fanno soffrire e delle quali forse è molto più difficile di allora essere coscienti. Ma proprio da qui, se lo vogliamo, possiamo ripartire per reagire e per ricordare e ricordarci che un altro mondo è possibile.
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