D’estate e di morte – Romano De Marco

Editore: 66thand2nd
Giuliano Muzio
Protocollato il 13 Giugno 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
D’estate e di morte – Romano De Marco

Romano De Marco è un autore italiano di consolidata esperienza. Ha scritto numerosi romanzi, pubblicando per diverse case editrici. In uscita per 66thand2nd, c’è la sua nuova fatica letteraria: “D’estate e di morte”, che lo scrittore ambienta nei luoghi che lo hanno visto crescere. Siamo infatti a Ortona a Mare, a due passi da Francavilla dove De Marco è nato. L’Abruzzo, insieme a Milano, che pure ha a lungo narrato, in particolare nel ciclo “Nero a Milano”, sono i luoghi di ispirazione per questo talentuoso e forse anche un po’ sottovalutato scrittore.

Enrico Santi, dirigente di banca milanese originario di Ortona, scende in Abruzzo per le vacanze estive. In questo caso, le vacanze sono anche l’occasione per commemorare Paola, vecchia compagna di scout di Enrico e della moglie Matilda, vittima di una tragedia nel corso di un’escursione diversi anni prima. A Paola verrà dedicata una targa proprio nella sede degli scout. Ma Enrico, che di Paola all’epoca era il fidanzato, non vuole partecipare alla commemorazione, preferisce dimenticare quel brutale omicidio con tanto di violenza sessuale sul cadavere, preferisce non riportare a galla i rimorsi di coscienza che ha avuto per anni per non aver saputo proteggere Paola. Eppure, costretto dalle circostanze, Enrico dovrà partecipare alla cerimonia e riportare alla luce quei fatti, scoprendo che non tutta la verità era stata raccontata e che molti segreti erano stati taciuti.

De Marco costruisce un intreccio molto avvincente, da scrittore consumato. Alternando con cura passato e presente, ma senza abusare di una doppia scansione temporale che talvolta in altri autori appesantisce la scrittura, ambienta la sua narrazione per lo più nel presente e le incursioni nel passato sono molto limitate e avvengono per le più tramite il ricordo dei protagonisti. I personaggi sono molto indovinati e sono a mio avviso il punto forte del romanzo. A partire dal protagonista Enrico, ma anche la moglie Matilda e la figlia Chiara e tutto il clan scout di Ortona in generale. Sono un lucido e spietato spaccato sociale dell’Italia di oggi.

D’estate e di morte” non è infatti solo la storia di un gruppo scout come tanti in Italia e nel mondo, ma è una metafora del nostro Paese, che ha visto ragazzi di belle speranze dalle migliaia cittadine di provincia confluire nelle metropoli sviluppate. Portandosi dietro una grande volontà di riuscire e affermarsi, ma anche una buona dose di ipocrisie e italici vizi, che ancora oggi sono una zavorra per la vita di molti. Sarà per la coincidenza regionale, ma a me questo romanzo ha fatto venire in mente “Parenti serpenti” di Monicelli, il film dove una famiglia originaria di Sulmona torna a casa per le vacanze di Natale e nel racconto natalizio tra parenti fa emergere la fatica quotidiana di vivere e le mille contraddizioni e falsità che la caratterizzano. Nel film sotto forma di commedia amara, qui nel romanzo tramite una sorta di investigazione stile “cold case” tra amici.

I personaggi di De Marco sono ormai privi di idealità, sono stati stancati e consumati dalla vita ordinaria che li ha travolti dopo un sogno rivelatosi fallace e impossibile da perseguire. Non credono ormai più a nulla di quanto gli era stato insegnato a lungo, anche perché i primi a non crederci più sono proprio coloro che glielo avevano insegnato. Ma anche se non ci credono più bisogna salvare le apparenze, perché purtroppo siamo ossessionati dalla forma e non ci importa più della sostanza. Ce lo ricorda ogni minuto Enrico, che vuole solo minimizzare la fatica di vivere senza chiedere più nulla a nessuno.

Eppure, c’è una cosa che ancora ci salva. La sete di verità, la ricerca della giustizia, la volontà di capire come sono andate le cose. Ma non nel senso religioso, escatologico e salvifico, ma nella sua versione umana della passione che ci brucia dentro. Che ci spinge a continuare a cercare, a non darci mai per vinti, a seguire la tensione alla dignità che ci salva dalle peggiori ipocrisie, che ci impone di denunciare quando la falsità supera il limite. Ma non per essere eroi o santi, ma solo per continuare a riuscire a guardarci allo specchio nella nostra vita quotidiana di peccatori. Grazie Romano De Marco, per avercelo ricordato ancora una volta.

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