Treno infernale per l’Angelo rosso – Franck Thilliez
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“Treno infernale per l’Angelo rosso” è un romanzo del 2004 che segnò l’esordio dello scrittore francese Franck Thilliez, edito per la prima volta in Italia nel 2009 col titolo “La macchia del peccato” e che ora Fazi-Darkside ci ripresenta corredato dell’introduzione dell’Autore, che meglio di ogni altro può descrivere cosa ha rappresentato per lui la figura del suo personaggio principale: il commissario Sharko.
“Volevo un poliziotto segnato, ammaccato dalla vita, che non corrispondesse a nessun archetipo. Non un eroe invincibile, ma un uomo logorato dall’interno che lotta, sì, contro i mostri a cui dà la caccia, ma anche contro i suoi stessi demoni. Un uomo sull’orlo del baratro. Ed è precisamente in questa fragilità che ho trovato la sua forza.”
Sono già sei mesi da quando la vita del commissario Sharko si è trasformata in un incubo: la moglie Suzanne è scomparsa nel nulla. Triste legge del contrappasso per chi lavora all’anticrimine di Parigi!
Sharko si è preso un periodo di congedo per stare lontano da tutto, quando il commissario capo Leclerc lo convoca d’urgenza perché in una villa in campagna è stato rinvenuto il cadavere orrendamente mutilato di una donna.
La vittima si chiamava Martine Prieur, aveva trentacinque anni, era vedova e viveva sola. L’assassino aveva avuto tutto il tempo di seviziarla per ore infilzandole dei ganci nelle carni, legarla con delle corde al soffitto facendo assumere al corpo una posa grottesca e andare via senza lasciare tracce.
“Il modo in cui è stato perpetrato l’omicidio è decisamente fuori dagli schemi. Porco mondo, questi assassini sono peggio dei virus! Non fai in tempo a sconfiggerne uno che già ne arriva un altro, ancora più aggressivo!”
L’ispettore Sibersky sarà un ottimo partner per Sharko. Capace di decifrare la scena di quel crimine come pochi, inquadra la personalità del killer con la sola osservazione del luogo e delle tecniche usate per uccidere. Sentenzia che, secondo lui, si tratta sicuramente di un uomo calmo e organizzato, dotato di un grandissimo autocontrollo mentre dà sfogo alle sue pulsioni più sfrenate.
Ma l’ultima parola sul killer e sul suo “modus operandi” spetta di diritto a due figure fondamentali del pool della polizia e due outsider: il dottor Stanislas Van de Veld, il più bravo degli anatomopatologhi dell’Istituto medico-legale di Parigi che scoprirà nello stomaco della vittima un indizio molto particolare; la dottoressa Elisabeth Williams, psicocriminologa di fama, esperta proprio di serial killer che si prodigherà a redigerne il profilo; Dudù Camelia, la vicina di casa guyanese di Sharko che, avendo il dono di ricevere visioni, lo metterà in guardia di continuo sulla spaventosa potenza diabolica di questo “Uomo senza volto”; e Thomas Serpetti, amico di Sarko di lunga data e grande esperto di informatica, al quale si rivolgerà per scovare tracce su alcune foto lasciate dal killer.
Tutti e quattro, svolgeranno un ruolo fondamentale nella corsa di Sharko verso il killer, che via via assumerà i contorni di una sfida infernale in cui l’“Uomo senza volto” sembra voler attirare Sharko in quegli abissi paludosi che popolano le visioni di Dudù Camelia.
“Hai la pelle di un fiorellino, ma il sangue freddo di un caimano. Conosci i grandi misteri della morte, il Signore ti ha dotata di un dono, come me, ma tu ancora non lo sai. Usa la tua mente, ti saprà guidare. Ma attenta al Maligno!”
“Treno infernale per l’Angelo rosso” è sì il primo romanzo di Thilliez ma non la prima indagine del Commissario Sharko, perché lo scrittore nel 2025 ha voluto pubblicare un prequel di tutta la serie di Sharko dal titolo “1991”, puntualmente recensito dalla nostra barlady Marina Belli, che evidenzia quanto la componente “polar” sia predominante nel romanzo moderno, mentre nel romanzo d’esordio predomini nettamente la componente thriller.
Non avevo mai avuto l’opportunità di leggere un romanzo di Thilliez e debbo dire che mi è piaciuto ma non mi ha soddisfatto del tutto, sia perché il finale sembrerà scontato ai nostri più smaliziati avventori, sia perché qualche indizio a effetto di troppo ci fa smascherare prima di metà libro l’identità dell’ “Uomo senza volto”.
Non per questo, però, posso esimermi da valutarlo con quattro stelle e mezzo.
Vi do un consiglio che seguirò anch’io quanto prima: recuperate gli altri romanzi perché, a detta di chi ama la scrittura di Thilliez e divora i suoi bei thriller, c’è solo l’imbarazzo della scelta!
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