Lutto di miele – Franck Thilliez

Serie: Franck Sharko
Editore: Fazi
Giuliano Muzio
Protocollato il 11 Agosto 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
Lutto di miele – Franck Thilliez

Quando gli editori, puntando a ricostruire il percorso narrativo di un autore, recuperano vecchie opere non ancora tradotte in italiano, sono sempre curioso di capire se negli scritti più datati si intravedeva già il successo che lo scrittore avrebbe avuto in futuro. È il caso di Fazi editore, che fa uscire “Lutto di miele”, romanzo del 2006 di Franck Thilliez. La traduzione è di Daniela De Lorenzo, la collana Darkside. Il protagonista è Franck Sharko, già visto recentemente in un altro romanzo “recuperato”: “Treno infernale per l’angelo rosso”, che però aveva già avuto una traduzione italiana nel 2009.

Prima impressione: grandissimo romanzo, dove forse il superlativo è dovuto al fatto che stiamo parlando di un’opera giovanile, quando Thilliez muoveva i primi passi sulla scena letteraria e il suo personaggio era ancora molto lontano dalla celebrità. Forse la sola critica è che ho avuto l’impressione che, sebbene le pagine della storia non siano poche, il finale risulta un po’ contratto, come se l’autore si fosse reso conto che era ora di chiudere e bisognava farlo velocemente.

L’intreccio funziona molto bene, a partire dai primi capitoli nei quali la polizia ritrova il primo cadavere, oggetto di pesante staging, con tanto di citazioni molto dotte e giochi enigmistici elaborati. Si capisce fin da subito che si ha a che fare con una personalità non comune (difficile, peraltro, che chi si atteggia a serial killer lo sia), incredibilmente sofisticata, volutamente barocca. Solo Franck Sharko può essere all’altezza, in questo caso coadiuvato dalla commissaria Del Piero (che essendo il romanzo del 2006 qualche sospetto italiofilo lo desta), che in realtà sarebbe la sua responsabile, che però Sharko costringe di fatto a essere sua pedinatrice.

Franck Sharko è un personaggio amabile. Nevrotico, paranoico, mai soddisfatto, vive di intuizioni inspiegabili (come forse tutte le intuizioni lo sono). Quando la struttura lo vorrebbe da una parte, lui è già da quella opposta, sulle tracce, corrette, dei criminali. Ostaggio di un lutto recente (ha perso compagna e figlia), deforma la realtà fino a farla diventare adatta a lui, caratteristica che gli permette in qualche circostanza di capire veramente quali possano essere i comportamenti del killer.

Vi starete chiedendo, cari avventori del Thriller Café, se il Thilliez di vent’anni fa era diverso o simile o che cosa in rapporto a quello di oggi. Non facile rispondere a questa domanda. Di istinto, dico che aveva già messo sul piatto gran parte della strumentazione che lo ha reso grande e che quindi fin da giovane era grosso modo quello che ancora oggi tutti noi amiamo. L’amore per gli abissi direi che è la sua principale traccia distintiva, siano essi abissi naturali (boschi, foreste, mari) o abissi dell’anima, oscurità profonde, spazi inaccessibili, misteri. Natura, umana e non, che sa essere meravigliosa e straordinaria, m che più spesso è matrigna e traditrice. Mondi sotterranei spesso inaccessibili che rivelano società incredibili (emblematica è in questo romanzo la meravigliosa avventura nei tratti inesplorati della metro parigina).

Un grande senso di sofferenza e imperfezione è quello che domina i paesaggi umani e naturali di Thilliez. La scrittura che da strumento di salvezza finisce per essere meccanismo di condanna, a partire dai testi sacri, che sono spesso utilizzati nel loro significato più oscuro, messianico, quasi distruttivo. Gli esseri umani sono fondamentalmente soli per Franck Tilliez e qualsiasi piccolo o grande tentativo di costruzione di una comunità finisce per perdersi nell’abisso dell’insondabilità dell’anima umana. Non a caso, le comunità di Thilliez sono spesso comunità ostili, che si proteggono dai diversi (veri o presunti) e finiscono per acuire quel senso profondo di solitudine con il quale tutti, prima o dopo, siamo chiamati a confrontarci. Ma se la vita, come avrebbe detto Woody Allen, si divide tra l’orribile e il miserrimo, è pur la sola che abbiamo e così, per quanto la possiamo disprezzare, alla fine ce la teniamo stretta come se fosse bellissima come in fondo ci insegna anche Franck Sharko.