Rosso Panarea – Francesco Musolino
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Quando si parte da Napoli via nave per raggiungere le Eolie, Panarea è la seconda isola che ci viene incontro. Ẻ contornata da nove isolotti, poco più che scogli, ed è molto piccola. La più piccola dell’arcipelago, se si esclude la lontana Alicudi, e la meno popolata. Gli abitanti stabili sono poco più di duecento. Eppure, dalla Primavera all’Autunno, l’isola rigurgita di turisti in cerca di mare, di sole e, soprattutto, di visibilità. Perché, nonostante le dimensioni minime, Panarea è l’isola più amata dal jet set, e non solo da quello italiano.
Ẻ questa la ragione per cui, agli inizi di settembre, la bellissima AMODIE, la top model più fascinosa e contesa dalle riviste di moda, dagli stilisti e dai pubblicitari, giunge sull’isola. Ẻ l’ospite d’onore a “Sfilata sotto le stelle”, un evento di gala per la raccolta fondi e l’apertura di un centro antiviolenza alle Eolie. Anche se in molti la credono una bellissima Barbie priva di anima, in realtà Amodie è una giovane donna con sentimenti, desideri e sogni che la vita da modella, la fama e il denaro non riescono a soddisfare. Quel mondo dorato comincia a non piacerle più. Così, quando il suo cadavere viene ritrovato sulla spiaggia di Cala Zimmari, nudo, sfregiato e nascosto sotto la barca in vetro resina di un pescatore del posto, il primo a essere sospettato dell’omicidio e sottoposto a interrogatorio dall’ispettore Giorgio Garbo è il suo manager, Aureliano.
Presto, però, Garbo, u milanesi, e la collega, la viceispettrice Milena Russo, capiscono che il delitto non ha nulla a che fare con il mondo della moda. Giorgio e Milena non si amano, ma in questo frangente sono costretti a lavorare insieme, dimenticando risentimenti e personalismi, perché l’omicidio di una diciannovenne splendida e famosa non è un caso come tutti gli altri. L’orribile morte di Amodie scuote l’opinione pubblica, sguinzaglia giornalisti che inseguono titoli sensazionali e mitomani alla ricerca di un attimo di notorietà. Anche il mondo dei social è in fermento e non tutti condannano il delitto. Perché nel mondo dei social tutti possono trovare voce, anche coloro che nutrono i desideri più inconfessabili, i sentimenti più osceni, uomini che si nutrono di odio e di vendetta.
Quello dei social è un mondo che Francesco Musolino non perde mai di vista, nel raccontare le indagini di “Rosso Panarea”. Indagini legate a una realtà perversa che le polizie di tutto il mondo affrontano ogni giorno perché sul web, per chi lo vuole, è possibile incontrare gruppi dove si odiano le donne, chat dove si pratica lo stupro in diretta, si vendono le prestazioni di mogli e fidanzate rese incoscienti da coloro dei quali si fidavano.
Amodie è vittima di un femminicidio, ma il femminicidio non è l’unico reato di odio commesso contro le donne. Il femminicidio è l’ultimo anello di una catena perversa che lega tra loro gli incel, i celibi involontari, i frustrati, i malati, i misogini, quelli che le donne belle come Amodie non scelgono. Quelli che covano odio, rabbia e disprezzo verso le donne libere, indipendenti, forti, in grado di decidere della propria vita. Anche se fatichiamo ad ammetterlo, quel mondo esiste, è intorno a noi e prospera: subdolo, nascosto, segreto.
Francesco Musolino lo afferma a chiare note, dichiarando che il suo romanzo è un noir mediterraneo dal taglio fortemente sociale e psicologico, il cui tema centrale è quel corpo desiderato, giudicato, esposto, e violato. Un corpo oggetto di desiderio e di odio che l’autore racconta con un noir contemporaneo, per molti versi un giallo classico, che incuriosisce il lettore e lo invoglia a proseguire nella lettura. La lingua di Musolino è scorrevole e l’uso discreto del dialetto, quello siciliano e quello milanese, serve solo a connotare i personaggi e non inficia mai la comprensione del testo. Tutta la storia si snoda lungo un percorso mitico e meraviglioso, quello delle isole che sono vulcani nati dal mare. Isole meravigliose, che il romanzo invoglia a visitare.
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