Giallo Lipari – Francesco Musolino

Giallo Lipari – Francesco Musolino

Editore:
Rossella Lazzari
Protocollato il 3 Settembre 2025 da Rossella Lazzari con
Rossella Lazzari ha scritto 172 articoli
Archiviato in: Recensioni libri

Era il 2022 quando, qui al bancone del Thriller Café, vi parlavo del secondo romanzo di Francesco Musolino. Mi era piaciuto molto, quel “Mare mosso“, moltissimo, tanto da continuare a monitorare l’autore per tre anni, in attesa di una nuova uscita. Ed eccoci qui, ormai in coda all’estate del 2025, a parlare di “Giallo Lipari“, uscito – come il precedente – per Edizioni e/o, primo giallo di una serie ambientata nelle isole Eolie.

Preferisco chiarirlo subito: “Giallo Lipari” mi è piaciuto un po’ meno rispetto a “Mare mosso“, però resta un ottimo giallo estivo che per di più inaugura una serie con protagonista Giorgio Garbo, un ispettore milanese trapiantato a forza sull’isola. Tutto, però, comincia così, con questa fotografia:

Il dito sfiorava l’acqua scura. Con la mano aperta, l’avambraccio proteso oltre il bordo della barca, la ragazza lambiva la vastità del mare toccandolo appena. La notte aveva ingoiato il sole, e la luna stava salendo senza fretta, pronta a prendersi tutta la scena. La sua scia argentata guidava il ragazzo. Appollaiato sul sedile di poppa, con una mano teneva saldamente la barra del timone, regolando la velocità del motore fuoribordo da trentacinque cavalli, ostentando una sicurezza da maschio siculo alfa. Avrebbe potuto prendere il gommone da novanta cavalli, e allora sì che avrebbero planato sulle onde. Ma quella era una notte diversa. Serviva un tocco di gentilezza. L’altra mano, la sinistra, era poggiata sulla coscia abbronzata della ragazza che, almeno per il momento, lo lasciava fare trattenendo un sorriso sulle labbra. Dal lato opposto, a prua, avvolto in un telo da spiaggia, c’era un secchiello pieno di ghiaccio con una bottiglia di vino bianco. Superata l’ultima caletta, apparvero i Faraglioni di Lipari. Si stagliavano all’orizzonte come sentinelle mute, due scogli di formazione vulcanica che emergevano dall’acqua, rompendo i marosi. Di giorno, splendenti fra i raggi del sole e l’azzurro del mare, erano perfetti per i tuffi e le foto da postare su Instagram a caccia di like; ma nella notte, uno alto e imponente, l’altro tozzo e squadrato, erano due rocce aguzze, scoscese e massicce che emergevano dagli abissi, facendo una dannata paura. Incutendo un sacro timore“.

Bella, colorata, festaiola e calorosa, Lipari è la vera protagonista indiscussa del romanzo: la vediamo in slow-motion, splendida dall’alba al tramonto in tutti i suoi mille colori. Ed è qui che, sudato e accaldato, arriva Giorgio Garbo, subito ribattezzato dagli isolani “u milanisi”, lui che non sopporta il mare né la lentezza, lui che si veste bene, ama l’azione e brama raggiungere risultati in tempi brevi, tanto da essersi guadagnato l’epiteto di Golden Boy della polizia. Arriva sull’isola per assumere la direzione operativa del neonato commissariato e si prepara all’idea che – come dice il suo superiore Laganà – “tanto a Lipari non succede mai niente“, quando ben due indagini spinose atterrano sulla sua scrivania. Una riguarda un cadavere privo di documenti, vestiti o particolari segni identificativi, ritrovato in una cala inaccessibile ai più; la seconda è il cyber-stalking ai danni di una giovane influencer del luogo, la bella e perspicace Fatimah Boufal. Due casi complessi che si svilupperanno in un crescendo di tensione ed emozioni, senza che il nuovo arrivato abbia il tempo di ambientarsi né di creare affiatamento con la sua neonata squadra.

Che dire, dunque, di questo giallo che apre la strada a una nuova serie? Se i personaggi risultano alquanto stereotipati (Garbo in primis) e l’idea di fondo, da cui prende le mosse il romanzo (ossia lo sradicamento di Garbo da Milano a Lipari), non è poi così originale, in compenso la trama è sviluppata in modo interessante ed a tratti sorprendente; la tensione sale nei punti giusti ed ha un ottimo picco nella parte finale; le descrizioni dell’isola, ma anche dell’introspezione dei personaggi sono magistrali e la scrittura di Musolino fa il resto, sempre accurata, vibrante, puntuale e calzante nel descrivere e far rivivere le emozioni.

Meritano un’attenzione particolare, poi, i personaggi femminili che in qualche modo accompagnano Garbo nell’indagine e ne condividono la strada: la viceispettrice Milena Russo, la giornalista Rossana Cincotta, la giovane Fatimah, persino la signora Marisa e non ultima la bella ed algida Nina Vitale Berg (che i più attenti ricorderanno), sono tutte donne a loro modo forti, tenaci, impossibili da ignorare o mettere all’angolo. Mi aspetto molto da loro nei prossimi romanzi, anzi sono certa che, più che da Garbo, è da loro che bisogna aspettarsi sorprese.

In definitiva, anche questo “Giallo Lipari” può considerarsi promosso: non colpirà con la forza dirompente di “Mare mosso“, ma è una buona lettura estiva e, non da ultimo, tratta temi importanti su cui riflettere, anche tra una granita e un tuffo, perché no? In fondo è proprio questo che fanno i gialli moderni: con la scusa di raccontare un contesto, mettono in luce problemi e flagelli che non riguardano solo un posto specifico, ma che coinvolgono tutti, a tutte le latitudini.

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