Questa feroce bellezza – Giuseppe Galliani
Da qualche parte della Fossa Bradanica, sui crinali dell’Appennino meridionale tra Puglia e Basilicata, in una terra stretta nella morsa del freddo, battuta dal vento e ammantata di neve, al tenente della Forestale Ian Dabrowski viene comunicata una delle più brutte notizie che un essere umano possa ricevere. Restio a condividerla con la moglie e i figli, ciò nonostante il guardiacaccia continua a profondere dedizione nel proprio lavoro di tutela dell’ambiente, sorvegliando la flora, la fauna e le varie attività umane autoctone che vi si svolgono, mantenendo quei rapporti di conoscenza e di amicizia basati su principi oramai dimenticati quali la parola data e i fatti conseguenti agli impegni presi.
Quando inizia a scorrere sangue a seguito di una efferata faida tra gruppi malavitosi della zona, e viene ritrovato il cadavere di un ragazzino apparentemente suicidatosi, Ian deciderà di condurre per proprio conto un’indagine allo scopo di rendere giustizia a un innocente e, al contempo, trovare un senso alla propria esistenza al cospetto della bellezza, tanto selvaggia quanto misericordiosa, e della morte, il vero punto di non ritorno in grado di conferire un significato al tutto.
“Questa feroce bellezza” è l’opera d’esordio di Giuseppe Galliani, che insegna, scrive e si dedica all’agricoltura immerso nella Murgia (per quanto mi riguarda arte / agricoltura è il connubio perfetto).
Il romanzo è il crudo spaccato di un territorio dove fascino primordiale e violenza atavica convivono in maniera inscindibile. In un luogo crocevia di immigrazione, di autoconservazione nel senso più primitivo del termine, di traffici illeciti di rifiuti e cave abbandonate, ritroviamo gli aspetti imprescindibili della vita di montagna, scandita dal silenzio e dalla regolare e armonica operosità degli elementi che la compongono, e che fanno da contraltare alle spietate e innaturali manovre dell’uomo nell’ancestrale sopraffazione del suo prossimo.
Grazie a una narrazione che spazia tra la capillare descrizione dell’ambiente circostante a dialoghi spesso asciutti e che si focalizzano sull’essenziale, come se la bellezza imponesse parole ridotte all’osso e scevre da fronzoli e orpelli superflui, Giuseppe Galliani ci conduce in un “noir bucolico”, dove il tratteggio dello scenario diventa ingrediente imprescindibile della storia.
Un noto detto recita che la più grande conquista del diavolo è aver fatto credere all’uomo della propria inesistenza. E il titolo del romanzo non può non evocare l’analogo titolo del film La Grande Bellezza, in particolare la bellezza quale tratto tangibile e distintivo delle nostre vite, in cui interagiscono natura e uomo, e dentro il quale, come acqua torbida appena sotto la limpida superficie di uno stagno, si celano soprusi e meschinità.
Ian Dabrowski è un antieroe con mille dubbi e mille incertezze, che cerca di farsi strada in un mondo dove la vera domanda è: c’è differenza tra l’atto di un animale che, per pura difesa o sopravvivenza, uccide un altro animale, e quello dell’uomo nel tentativo di dominare e sottomettere un proprio simile?
La risposta forse va ben oltre facili congetture. Forse, quello che è veramente importante, e che questa storia intende comunicare, è che, comunque vada, verità e giustizia passano per forza attraverso la lente d’ingrandimento dell’armonia e dell’eleganza che ci circondano.
Perché come sosteneva Umberto Eco: “La bellezza del cosmo è data non solo dalla unità nella varietà, ma anche dalla varietà nell’unità.”
Giuseppe Galliani è nato in Puglia nel 1970. Vive e lavora come insegnante di lettere nella Murgia, e Questa feroce bellezza è il suo romanzo d’esordio.
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