Morte in scena a Vienna – Beate Maly
Dopo “Omicidio al Gran Hotel”, letto in un fiato, ho immediatamente acchiappato il secondo caso di Ernestine e Anton che Emons mi aveva mandato assieme al primo: la magia di una storia ambientata negli anni ’20 e descritta così soavemente – nonostante fosse un giallo – mi era davvero piaciuta e il volume successivo mantiene le promesse.
Ernestine è una signorina cinquantenne, già insegnante ma ormai in pensione, che vive in un piccolo appartamento affittatole dal signor Anton, farmacista vedovo che si alterna in negozio alla figlia, dove preparano caramelle e pozioni (la nostra va pazza per le chicche alla menta piperita, di cui la sua conversazione profuma gradevolmente). Con loro vive anche una bimbetta che il nonno adora, anche perché le è rimasto unica figura maschile di famiglia, dopo la morte al fronte del papà.
Tanto Anton è compassato, amante del buon cibo e dell’ottimo vino, giocatore molto mediocre di scacchi e parco di parole, Ernestine è un tornado rotondetto (a me ricorda una delle fatine della Bella Addormentata), curiosa ed effervescente, capace di trascinare il flemmatico farmacista nelle sue peregrinazioni per Vienna e nelle investigazioni in cui immancabilmente si imbattono.
Stavolta è morta una famosa attrice di teatro, precipitata nella buca del palco, forse ubriaca, dopo una rappresentazione non del tutto gradita dal pubblico. Un incidente? Un malore? Oppure la reazione ad una debàcle forse inevitabile ma non accettata?
Ernestine e Anton erano a teatro quella sera, ed hanno anche applaudito, e non si avvedono di nulla se non che lei ha dimenticato i guanti e devono tornare indietro…
Un’altra delicata, ben raccontata e gradevolissima opera di Beate Maly, ben circostanziata nell’epoca storica in cui ambientata, a tratti sagace e spregiudicata, in un alone delicato di profumo alla violetta.
Libri della serie "Ernestine e Anton"
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