Omicidio al Grand Hotel – Beate Maly

Omicidio al Grand Hotel – Beate Maly

Editore: Emons
Alessia Sorgato
Protocollato il 16 Novembre 2025 da Alessia Sorgato con
Alessia Sorgato ha scritto 148 articoli
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Il riassunto del Barman

Non avrei mai approcciato la letteratura di lingua tedesca, soprattutto gialla, fino a quando – ormai svariati anni fa- alla libreria Farheneit di Piacenza adocchiai una pubblicazione Emons, di cui qui non farò il nome sperando di poter presto recensire in toto la produzione di quell’autrice. Fu una vera rivelazione. Ma devo ammettere che, esauriti tutti i volumi di quella autrice, non ero più andata a cercarne altri, coltivando la casa editrice solo come sinonimo di audiolibri ben letti. Grosso, grossissimo errore. Vi abbiamo messo un primo rimedio iniziando la serie del rabbino, ma oggi posso finalmente dire che i romanzieri di quelle zone mi convincono parecchio. Beate Maly, per esempio, è una viennese dai grandi occhi azzurri che ha studiato pedagogia e si è occupata di educazione primaria e letteratura per bambini sino al 2008, quando ha – con successo- approcciato il tema del giallo storico. E così è iniziata la serie dei casi di Ernestine e Anton, ambientata nella città natale dell’autrice durante gli anni ’20.

Questo è un genere che normalmente bazzico poco, un po’ perché ho sempre odiato studiare la storia, un po’ per la sensazione (certamente mal riposta) che gli autori che ad esso si dedicano siano un po’ spocchiosi, che si sentano un filo sopra gli altri, proprio perché alla creatività aggiungono la preparazione e l’approfondimento del contesto.

Questo non è il caso di Beate Maly: i suoi romanzi (perché a breve potrete leggere anche la recensione del secondo) sono lievi, frizzanti, delicati come i personaggi che tratteggia, sia pur nello scenario storico triste del primo dopoguerra, dove si contano ancora i morti (è il caso della giovane figlia di Anton, rimasta vedova con una bimbetta da crescere) e si fanno economie persino sugli abiti. L’esempio non è casuale: Ernestine, cinquantenne single già in pensione, è spesso descritta nelle pagine di Beate come una donna intelligente, piena di curiosità ed entusiasmo di vivere, ma in grandi ristrettezze, e quindi vestita in maniera antiquata. Nonostante questo, Anton – il farmacista che ne è anche il padrone di casa – la trova molto attraente, ma è troppo timido per rivelarglielo.

Lo scenario è questo: i due si ritrovano nel sontuoso Gran Hotel Panhans (che l’autrice provvede a ringraziare personalmente di tante belle vacanze) ove deve tenersi un corso di tango a scopo benefico. Come nelle migliori pagine di Agatha Christie, ivi si ritrovano una serie di personaggi quasi clichè ma al contempo originalissimi: la smargiassa che alza il gomito, la figliola esangue, il damerino azzimato, il bel giovine infuocato di politica e l’ex colonnello che ancora impartisce ordine come si trovasse al fronte.

L’hotel è magnifico, ma mezzo congelato perché la bufera di neve imperversa: si ritroveranno isolati, impossibilitati ad uscirne, ed inizieranno i delitti. Saranno i nostri due, tra una milonga (in cui Anton si scopre di eccellere) ed un bicchierino a risolvere il mistero e consegnarci il desiderio di leggerli di nuovo e presto.

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