L’attentato – Harald Gilbers

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Protocollato il 4 Settembre 2026 da Redazione con
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Il riassunto
L’attentato – Harald Gilbers

Al Thriller Café oggi parliamo de “L’Attentato”, edito da Emons Italia. Il romanzo è il nono capitolo della saga del commissario Oppenheimer, iniziata con “Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie“.

L’autore Harald Gilbers (Moers, 1969), giornalista e regista teatrale tedesco, è considerato una tra le voci più autorevoli del thriller storico. La sua notorietà ha varcato i confini nazionali e i suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue.

Germania e Paesi Bassi, 1952: il cancelliere tedesco Adenauer è in procinto di stipulare l’Accordo di Riparazione tra la Germania Ovest e Israele. Una serie di pacchi bomba getta un’ombra minacciosa sulle trattative in corso al castello di Wittenburg, a Wassenaar. Per scongiurare altre azioni terroristiche che mettano a rischio l’incolumità del cancelliere e delle delegazioni, i servizi segreti israeliani e tedeschi sono costretti a collaborare. Scendono così in campo il commissario Oppenheimer e l’agente del Mossad Rosen. I due, in un clima di sospetti e diffidenze, iniziano una caccia senza tregua per scoprire chi si cela dietro gli attentati.

“L’Attentato” è un romanzo a più voci, ma la più autorevole è quella di Richard Oppenheimer, commissario di origine ebraica della polizia criminale tedesca. Uomo disincantato e stanco, ma mosso da un incrollabile senso di giustizia, Oppenheimer è sposato con Lisa ed ha adottato i due figli. Convive con le ferite della guerra e con il lutto mai elaborato per la scomparsa della figlia Emilia. La sua vicenda personale e professionale si intreccia così con quella della Germania postbellica.

Nel corso delle indagini, il commissario dovrà confrontarsi con elementi destabilizzanti che rischiano di mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi cari. Tra i personaggi chiave spicca Volger (alias Oskar Dorn), ex ufficiale delle SS e ora agente dei servizi segreti tedeschi. È lui a reclutare il commissario — con cui aveva già collaborato in passato — per fare luce sugli attentati.

Il coprotagonista è senza dubbio Isaak Rosen, agente del Mossad. Durante la guerra ha militato nella Brigata Ebraica integrata nell’esercito britannico ed è deciso a vendicarsi di chi, con una vile soffiata, ha consegnato ai nazisti i suoi genitori e la sorella, poi morti nei campi di sterminio.

La scrittura è immediata e scorrevole: priva di elaborate ricercatezze, consente di seguire con facilità il racconto. I dialoghi, come quello con il cancelliere Adenauer, risultano perfettamente credibili e costituiscono uno dei punti di forza del libro. La trama è originale poiché, pur muovendosi da eventi e contesti storici reali, sviluppa un intreccio che rende l’opera singolare. Il ritmo non è sempre costante: alterna momenti di alta suspense a pause più lente, dovute alla ricchezza di dettagli meticolosi. Tuttavia, il desiderio di proseguire la lettura resta vivo via via che la vicenda si fa sempre più complessa.

Harald Gilbers ambienta “L’Attentato” in un momento storico delicatissimo, offrendo un quadro accurato della Germania degli anni Cinquanta: una nazione che desidera affrancarsi dal passato e assumere un ruolo chiave nell’ambito della comunità internazionale. Sullo sfondo emerge anche una Berlino Ovest che ha da poco superato la crisi alimentare, rigidamente controllata da americani, inglesi e francesi.

Un tema centrale è quello della “denazificazione” e del nazionalismo nella società tedesca. Nell’organizzare il nuovo apparato statale, la Germania Ovest ha bisogno di personale preparato per i ruoli gestionali: è così che molti ex nazisti, ripulendo la propria fedina e spesso sotto falso nome, riescono a integrarsi nella nuova amministrazione, occupando posti chiave nei ministeri e nelle forze di polizia. Anche nel sistema giudiziario diversi giudici filo-hitleriani rimangono al proprio posto dopo la caduta del Führer, senza che nessuno chieda loro conto del passato. Come scrive l’autore: “Tanti funzionari amministrativi continuarono indisturbati la loro carriera nella Repubblica federale nonostante il loro coinvolgimento con il Terzo Reich“.

In questo contesto, la stipula di un accordo di risarcimento, risorsa economica necessaria a garantire la sopravvivenza dello Stato ebraico, era osteggiata da un’ala radicale sionista, che riteneva tale patto un colpo di spugna operato da Adenauer per far dimenticare le atrocità naziste.

L’autore descrive inoltre la situazione nel nascente Stato d’Israele, un Paese ancora impegnato a lottare per la sopravvivenza in un contesto di grosse difficoltà logistico-militari. Si fa cenno anche a temi quantomai attuali, come il progetto di realizzare due Stati indipendenti (Palestina e Israele) sotto l’egida e il controllo internazionale.

Viene affrontato anche il tema del riarmo tedesco e dell’allora trattato per la Comunità Europea di Difesa, che prevedeva la riunificazione delle forze armate nazionali sotto un unico comando europeo.

È un romanzo che mi ha coinvolto e travolto: i colpi di scena e la suspense, in particolar modo nella seconda metà del libro, spingono a leggere tutto d’un fiato fino all’ultima pagina.
Ho amato il commissario Oppenheimer: morde il suo bocchino per sigarette quando è nervoso per aiutarsi a pensare; sostiene di essere a dieta, ma la interrompe volentieri di fronte alle prelibatezze di cui è ghiotto. Non bisogna però lasciarsi ingannare: il protagonista possiede un acume investigativo fuori dal comune e, insieme a Rosen, riuscirà a dipanare un’intricata matassa.

Consiglio questo romanzo a chi ama i thriller ancorati ai vecchi metodi investigativi e attenti alla ricostruzione storica, affinché il passato non venga dimenticato e serva da monito.

Nella postfazione, a fine romanzo, l’autore aggiunge ulteriori dettagli di grande interesse su eventi realmente accaduti, strettamente legati alle vicende narrate ne “L’Attentato“.

Recensione di Gaetano Balsamo.