L’amore non basta – Roberto Costantini

Editore: Marsilio
Giuliano Muzio
Protocollato il 26 Marzo 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
L’amore non basta – Roberto Costantini

Roberto Costantini, nel suo ultimo romanzo che si intitola “L’amore non basta” in uscita da Marsilio, collana le Farfalle, riporta in auge il famoso poliziotto Michele Balistreri. Si tratta del suo personaggio più famoso, che lo ha fatto conoscere al grande pubblico e che negli anni recenti lo scrittore aveva abbandonato per raccontarci le vicende di Aba Abate, spia e madre coraggiosa. Balistreri, ormai in età avanzata, racconta all’attuale compagna Bianca una storia di più di quarant’anni fa avvenuta in Sardegna.

Siamo nell’agosto del 2025, Michele è a Lampedusa, dove la figlia Linda e il suo futuro marito John stanno per sposarsi e adottare il piccolo Tim. Balistreri approfitta di una notte stellata per raccontare a Bianca un caso di rapimento che lo aveva occupato in Sardegna nell’estate del 1984, quando era stato trasferito sull’isola per punire la sua eccessiva disinvoltura nell’uso dell’arma di ordinanza. Una vicenda ambientata tra la Costa Smeralda e la Barbagia dove all’epoca i rapimenti erano purtroppo abbastanza frequenti. Ne viene fuori un racconto che occupa tutta la notte e che vive di un efficace continuo confronto tra il passato e il presente.
Il romanzo è avvincente. C’è un’alternanza tra i ricordi tormentati, spesso nostalgici, del passato e la sobria felicità del presente che funziona. Un intreccio, che ha il suo culmine nell’epilogo del rapimento, costruito in crescendo, dove questa volta l’alternanza è un’alternanza di luoghi: la Barbagia, la Costa Smeralda e Roma con le sue mille anime, che funziona altrettanto bene. Personaggi, al di là di Michele che continua ad appassionarci, che hanno la loro profondità, ci parlano di mondi che si affacciano sulla vicenda senza soffocarla, ma fornendo ciascuno una tinta che colora l’insieme.

Tante sfaccettature si compongono in una visione variopinta, che però non fornisce colori vivaci, ma diverse tonalità di grigio. Sono le tonalità di grigio che popolano l’anima di Michele Balistreri, i molti dèmoni che lo costringono a una vita di inquietudini. “Chi lotta con i mostri deve fare attenzione a non diventare egli stesso un mostro” dice la dedica che il poliziotto sardo collega di Balistreri scrive su una copia di “Delitto e castigo” che regala alla mamma del bimbo rapito. Sono i mostri che vivono con Michele e che lo hanno sempre tormentato: donne, alcol, calcio, rabbia, sete di giustizia. I mostri che oggi forse non lo tormentano più come allora, ma che all’epoca ne scandivano l’esistenza.

Lampedusa non è casuale. La porta sull’Africa tanto cara a Balistreri che ci è cresciuto, che ha amato in modo totale e completo, che ancora ama e al contempo rifugge, perché gli ricorda una fase della sua vita che forse oggi vorrebbe cancellare. Lampedusa cimitero a cielo aperto, tomba di centinaia di persone che avevano l’unica colpa di avere speranza e che oggi Balistreri vorrebbe convincere a non partire, forse per dire loro che le tante miserie che esistono su questa sponda del Mediterraneo non sono all’altezza dei sogni che loro coltivano. “Tutti gli altri paesi del mondo hanno una storia; l’Africa, lei, ha invece un’anima” diceva Moravia. E deve essere proprio quello che pensa Michele Balistreri mentre racconta a Bianca la storia di un’altra “terra calda”, la Sardegna.

Il gioco principale del romanzo è il contrasto tra un passato sbagliato, ma autentico e un presente forse più giusto, ma anche più artificiale. Un presente che è solo apparentemente meno violento, ma in realtà è sicuramente più tragico e catastrofico, quindi anche più spietato e devastante.

E se per Michele Balistreri la maturità ha placato molti degli istinti ferali di una gioventù bruciata (facendoci pensare che se non Balistreri, almeno Costantini sia fedele a quanto diceva Hillman “Invecchiare non è un mero processo fisiologico: è una forma d’arte”), non ha cancellato i punti fermi valoriali che devono essere anche quelli del Costantini scrittore. “I poveri che rubano ai ricchi sono molto migliori dei ricchi che ogni giorno, pur senza pistole, derubano i poveri.” pensa il Michele poliziotto degli anni Ottanta verso la fine della narrazione e ci piace pensare che sia proprio questo il succo della vicenda sul quale l’autore ci vuole far riflettere.