Intervista a Sarah Ward
Thriller Café è lieto di ospitare Sarah Ward, autrice di “In Bitter Chill“, un affascinante debutto crime ambientato in una piccola comunità del Derbyshire Peak District.
[D]: Ciao Sarah, piacere di conoscerti e grazie per essere con noi. Iniziamo con qualche informazione di base: la scrittura è stata la tua prima vocazione professionale? Se no, come e quando hai iniziato a scrivere?
[R]: Ciao e grazie per avermi ospitato sul vostro sito. Come la maggior parte degli scrittori, ho svolto svariati lavori. Ho scritto professionalmente per la Pubblica Amministrazione e ho insegnato inglese agli stranieri all’estero. Ho iniziato a scrivere narrativa mentre vivevo in Grecia. Leggo gialli fin da bambina e li recensisco da circa otto anni, anche sul mio blog, Crimepieces. Sentivo semplicemente che era il momento giusto per iniziare il mio libro.
[D]: In Bitter Chill è ambientato in una piccola città, popolata da gente comune e gestita da poliziotti ordinari. Cosa ti ha attirato – oltre all’evidente bellezza del Peak District – in questo tipo di ambientazione?
[R]: Quando sei uno scrittore senti la pressione di rendere i tuoi personaggi il più interessanti possibile. Questo è ovviamente essenziale, ma penso che le persone comuni possano avere storie straordinarie e volevo che questo si riflettesse nella mia scrittura. Sono cresciuta in una piccola città: una sola scuola superiore, un solo studio medico. In posti del genere succedono un sacco di cose!
[D]: Le dinamiche familiari sono una caratteristica forte del tuo romanzo: vengono narrate, approfondite e messe a nudo, alimentando sia gli atti criminali che le indagini. Condividi l’interesse della tua protagonista, Rachel Jones, per la genealogia?
[R]: Sono affascinata dalle storie familiari, sia orali che scritte. Non ho mai fatto ricerche sulla mia perché ho parenti che lo stanno già facendo molto bene, scoprendo dettagli molto interessanti sulla mia famiglia. Ho fatto un po’ di ricerca sulla linea materna, dato che è il fulcro delle indagini di Rachel, ma solo per capire l’iter burocratico per ottenere un certificato di nascita e così via. Il mio interesse per le famiglie risiede nelle storie che nascondono e, in particolare, nei segreti che celano.
[D]: Una delle molte caratteristiche affascinanti del romanzo è che dà voce sia alle vittime – Rachel Jones è stata rapita da bambina, evento che ha portato alla tragedia della sua amica Sophie – sia ai sopravvissuti, come dimostra il suicidio della madre di Sophie. Ti va di parlarcene?
[R]: Penso che i lettori moderni non si accontentino più di concentrarsi solo sul crimine in sé. Vogliono conoscere le motivazioni che ci sono dietro e l’impatto che il trauma ha sulle persone coinvolte. Credo che le persone, di solito, reagiscano al trauma, pur restandone segnate. Rachel, nonostante il rapimento, diventa un’adulta pienamente funzionale. La madre di Sophie, nonostante il suicidio finale, ha tenuto duro a lungo. Credo fermamente che le persone siano dei sopravvissuti, nel senso più profondo del termine.
[D]: Gli investigatori principali, il malinconico e intelligente Ispettore (DI) Francis Sadler e la giovane e intraprendente Sergente (DS) Connie Childs, formano una coppia interessante e certamente non nel classico stile Holmes-Watson. Per la loro creazione ti sei ispirata a qualche altra coppia di investigatori, letteraria o meno?
[R]: Non sono sicura di averli mai concepiti come una “coppia” vera e propria. Volevo un investigatore esperto uomo perché la mia protagonista principale, Rachel, è una donna. C’è una forte componente femminile nella storia e volevo bilanciarla con un uomo alla guida del caso. Amo le coppie investigative, ma se mi hanno influenzata, è successo a livello inconscio.
[D]: In Bitter Chill è anche una storia di cose non dette, orchestrata dal passare del tempo e dalle azioni deliberate dei personaggi. Come autrice di gialli, come decidi cosa tenere nascosto al lettore e cosa rivelare?
[R]: Tendo a mettermi nei panni della persona che sta dipanando il mistero. A che punto i poliziotti dovrebbero realisticamente scoprire certi elementi? A che punto Rachel vorrebbe prendere in mano la sua stessa storia? Allo stesso tempo, quando il libro è finito, devo ricontrollare tutto per assicurarmi di non aver svelato troppo e troppo presto.
[D]: Gestisci anche un eccellente blog dedicato al crimine, CRIMEPIECES. Hai un sottogenere preferito e, se sì, perché?
[R]: Direi il Nordic Noir, dato che sono anche membro della giuria del Petrona Award per la narrativa poliziesca scandinava tradotta. Ci sono scrittori eccellenti nei paesi nordici e adoro i loro libri. Mi piace il forte senso del luogo e l’attenzione alla caratterizzazione.
[D]: In Bitter Chill è quasi un classico procedurale britannico, eppure apprezzi anche la narrativa crime tradotta: come mai? C’è qualche autore che pensi i lettori britannici dovrebbero tenere d’occhio?
[R]: Mi piace la prospettiva diversa che la narrativa tradotta può dare al genere. Una delle mie scrittrici preferite è l’autrice francese Fred Vargas. Ha una visione ironica del mondo che adoro, ma che non riuscirei mai a imitare.
TC: Grazie mille per il tuo tempo e per i tuoi spunti, Sarah. Non vediamo l’ora di leggere presto altri tuoi lavori!

