Intervista a Kate Hamer
Il Thriller Café è lieto di ospitare Kate Hamer, autrice del sorprendente romanzo d’esordio “La bambina con il cappotto rosso“.
[D]: Ciao Kate, piacere di conoscerti e grazie per essere con noi. Iniziamo con qualche informazione di base: la narrativa è stata la tua prima vocazione professionale? Se no, come e quando hai iniziato a scrivere?
[R]: Ciao! Penso che, come per molti scrittori, il “prurito” ci sia sempre stato, fin dalla più tenera età. Ma quante persone pensano davvero: “Beh, diventerò una scrittrice” a diciotto anni? Ho avuto una famiglia e ho lavorato in televisione per molto tempo, scrivendo nei ritagli di tempo. Poi un giorno ho semplicemente pensato: è il momento. Devo iniziare a dedicarmi seriamente a questo o rimarrò frustrata per sempre.
[D]: The Girl in the Red Coat è un romanzo che funziona su diversi livelli, sia in termini di genere che di voci narranti, e ci piacerebbe esplorarli con te. La prima domanda riguarda il genere: se dovessi appiccicare un’etichetta al romanzo (sentiti libera di dirlo se non vuoi!), come lo classificheresti?
[R]: Non mi dispiace usare etichette, ma penso che, come molti libri, The Girl in the Red Coat sia un miscuglio di generi. C’è un crimine terribile al centro della trama, ma non è un poliziesco tradizionale. Potrebbe essere definito anche un “thriller psicologico” o un romanzo di formazione. Non ho mai cercato di scrivere seguendo le regole di un genere specifico e forse è per questo che potrebbe rientrare in diverse categorie. La vostra recensione lo ha descritto come una “fiaba del ventunesimo secolo” e la definizione mi piace molto: si adatta esattamente a ciò che stavo cercando di fare.
[D]: Ci è piaciuto molto come la bambina protagonista, Carmel, e sua madre Beth “parlino” con voci che non riflettono solo la loro differenza di età, ma anche un diverso punto di vista narrativo: la voce di Carmel è in prima persona singolare, quella di Beth in terza persona. Perché hai fatto questa scelta?
[R]: Volevo tracciare una distinzione tra loro, non solo nel linguaggio e nella voce, ma nel tempo che abitano. Il tempo verbale è sempre una decisione cruciale per me: in qualche modo tutto sembra scorrere in base a quella scelta. Alla fine mi piaceva l’idea che Beth raccontasse la sua storia guardandosi indietro. La immaginavo come un’amica che, dopo non averla vista per molto tempo, si siede con me e mi racconta l’evento terribile e traumatico della sua vita. Carmel, d’altra parte, occupa il momento presente. Questo non ha creato solo una differenza stilistica, ma ho sentito che ha conferito una sorta di tensione alla narrazione, una sensazione leggermente “dislocata” che si adattava bene agli eventi terribili descritti.
[D]: Nella nostra recensione abbiamo sottolineato la presenza di un elemento fiabesco che attraversa la storia, pur restando avvincente e tesa fin dall’inizio. Pensi che sia una valutazione corretta? Come possono coesistere gli elementi gemelli della fiaba e della suspense?
[R]: Sì, come ho detto, ho trovato questa descrizione perfetta. Sono cresciuta con le fiabe e, se ci pensate, non sono affatto fantasie frivole. Penso a Barbablù, alla matrigna di Biancaneve che ordina di strappare il cuore alla figliastra gelosa della sua bellezza che sboccia, o a Cappuccetto Rosso mangiata dal lupo. Sono storie terrificanti! Quindi penso che le due cose coesistano molto bene perché nelle fiabe c’è sempre un pericolo estremo.
[D]: Riguardo al pubblico: avevi in mente un tipo specifico di lettore (età, genere, ecc.) quando hai scritto The Girl in the Red Coat? E com’è stata l’esperienza finora? Chi sta leggendo e apprezzando il romanzo (oltre a noi, ovviamente!)?
[R]: È una domanda interessante! Non credo di aver avuto in mente un’età o un genere specifico mentre scrivevo, anche se speravo che potesse essere un libro apprezzato sia dai giovani adulti (Young Adults) che dai lettori più maturi. Finora il pubblico è stato molto vario; temevo che la parola “ragazza” (Girl) nel titolo potesse scoraggiare i lettori maschi, ma non sembra essere andata così. In realtà, non credo che i lettori siano così limitati nelle loro scelte.
[D]: Infine, quale consiglio daresti agli aspiranti autori di narrativa? Quale pensi sia l’abilità chiave per produrre un buon romanzo contemporaneo, crime o altro?
[R]: Seguite il vostro istinto con la storia. Non parlatene troppo, almeno finché non l’avete chiara in testa e non avete iniziato a scriverla. Non raccontate la storia che pensate la gente voglia sentire: raccontate la storia che vi brucia dentro, quella a cui pensate la notte fissando il soffitto! Leggete, e leggete autori contemporanei oltre ai classici. Anzi, probabilmente è la cosa più importante: continuate semplicemente a leggere. La lettura è la chiave.
TC: Grazie mille per il tuo tempo, Kate. Non vediamo l’ora di leggere presto altri tuoi lavori!
Author photo by Mei Williams.

