Il segreto della montagna – Liza Marklund

Editore: Marsilio
Giuliano Muzio
Protocollato il 12 Maggio 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
Il segreto della montagna – Liza Marklund

Il segreto della montagna” è l’ultimo episodio della trilogia che Liza Marklund dedica ai territori prossimi al Circolo Polare in Svezia. Si tratta della cosiddetta trilogia di Stenträsk, che conta tre romanzi (i primi due sono “Perfette sconosciute” e “La donna della palude”) pubblicati da Marsilio e tradotti da Laura Cangemi. Ritroviamo quindi in questo volume i personaggi che hanno popolato le precedenti puntate, a partire dal capo della locale polizia, Wiking Stormberg.

Siamo nell’estate del 2021, dalla palude di Stenträsk affiora un cadavere, anzi uno scheletro, che tutti associano a Helena, moglie di Wiking, scomparsa da tempo e mai ritrovata (come veniva narrato nel precedente capitolo della trilogia, “La donna della palude”). Brutto colpo per il capo della polizia, che deve lottare contro un tumore che lo affligge da alcuni mesi e la cui madre, Karin, è da poco morta di Covid. Dolori che si aggiungono alla sparizione di Helena. In realtà il lavoro della polizia scientifica consente velocemente di dimostrare che quello emerso non è lo scheletro di una donna, ma di un uomo, affiorato dopo molti anni perché mantenuto sul fondo della palude da un tronco che gli era stato conficcato in pancia. Cominciano così le indagini, che permettono di ricostruire la storia di quei luoghi negli anni Sessanta e che riveleranno non poche sorprese.

Una narrazione dai ritmi dilatati e dai toni aspri, quella della Marklund, adatta ai territori che vengono descritti. Rimbalzi nel tempo di una cronaca che alterna passato e presente con l’obiettivo di farci entrare sempre più nel personaggio di Wiking Stormberg e di farci capire come evolvono le vite degli svedesi del nord in età matura. Vite al limite della sopravvivenza, ora come allora. Un tempo perché figli di un territorio povero e marginale, ora perché inadatte a inserirsi in una modernità che non gli appartiene, da abitanti della tundra mai veramente capaci di assorbire la tecnologia e lo sviluppo che il mondo moderno ci riserva, ma molto più vicini ai Sami che hanno custodito la Lapponia per secoli. Vite di confine anche, sospese tra Oriente e Occidente (che nell’Artico sono più vicini che alle nostre latitudini) e a lungo centrali in una guerra fredda che forse in Lapponia, ironia della sorte, era meno fredda che altrove.

Una storia di violenza. Fisica e psicologica. Violenza (innanzitutto contro le donne) che nasce prima di tutto dalla contiguità con la natura selvaggia dei luoghi, che se a noi “occidentali urbani” dei climi temperati può ricordare estati soleggiate e placidamente rallegrate da laghi e immensi boschi di betulle e conifere, per loro, figli di indigeni, è prima di tutto lotta per la sopravvivenza. “Homo homini lupus”. Calma, tranquillità, ma anche famiglie che ti chiudono in gabbia come prigioniero e aridità di contatti sociali. Scarsa possibilità di emancipazione e di affrancamento dagli usi primitivi, nel bene e nel male. Non che nelle metropoli più a Sud non si consumino episodi di violenza, ma mi ha colpito molto, in questo romanzo, la primordialità di questi episodi, la sopraffazione quasi selvaggia che li distingue. La nostra, al Sud, è più sofisticata, intellettualizzata. Non so dirvi se migliore o peggiore.

Su tutto, e forse ancora prima, traspare una sorta di ineluttabilità del corso degli avvenimenti. Che è insieme, da un lato, serenità, perché è inutile che noi esseri umani ci agitiamo più di tanto a lottare contro il corso naturale degli eventi. Dall’altro, però, sfiora la crudeltà, tanto è freddo. Non c’è spazio per le passioni, per la “calda” determinazione che deriva dalla convinzione di poter cambiare il corso della Storia. Tutto è avvenuto e avverrà sempre nello stesso modo, come vuole il ritmo immutabile dei cicli naturali, che sovrasta inesorabilmente la piccolezza di noi poveri esseri umani.
Un libro dalle tinte forti, forse un monito per chi crede che noi si possa, titanicamente, modificare troppo quello che è già scritto. Una narrazione asciutta e aspra, forse a tratti un po’ lenta e rarefatta, sicuramente mai banale.