Il santo degli assetati – Omar Di Monopoli

Editore: NNE
Giuliano Muzio
Protocollato il 10 Settembre 2026 da Giuliano Muzio con
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Il riassunto
Il santo degli assetati – Omar Di Monopoli

Omar Di Monopoli, scrittore pugliese che ha pubblicato numerosi romanzi per diverse case editrici, esce per NN Editore con il suo ultimo romanzo: “Il santo degli assetati”. Non a caso il suo genere è stato definito “western pugliese”, perché nelle sue opere si respira l’atmosfera della frontiera, rivisitata in salsa salentina, con una serie di personaggi, anch’essi alla frontiera tra bene e male, al posto dei cowboy di antica memoria. Una malavita pienamente inserita nel paesaggio territoriale, gente che deve inventarsi un modo per campare e lo fa anche con creatività, sebbene in modi non proprio conformi alle leggi.

La storia che sta al centro di questo romanzo è quella di due funzionari della Regione Puglia che si recano nel paesino (immaginario) di Torre Languorina, dove devono preparare il terreno a una grande opera, un dissalatore che permetterebbe di aumentare le risorse idriche per la popolazione assetata. I due funzionari sono padre e figlio, Alberto e Nicola, ma la cosa viene presentata senza clamore, quasi come fosse ormai scontata la successione dinastica anche nelle Amministrazioni Pubbliche. Torre Languorina è il regno di Pa’ Nasi (odierno cowboy salentino), che non è molto felice di accoglierli e comincia un fuoco di sbarramento senza sosta, anche se la resilienza dei funzionari, cari avventori, si dimostrerà superiore alle attese.

C’è una buona capacità di costruire una storia che funziona, da parte dell’autore. E di renderla credibile a sufficienza, come erano credibili gli spaghetti western degli anni settanta. Il registro è ironico e l’autore utilizza (lo fa fin dalle prime opere) un linguaggio tutto suo, polare, colorito, evocativo. Il paesaggio, naturale e umano, appare, come spesso succede nei romanzi di Di Monopoli, decisamente brullo, arido, senza alcuna risorsa. Nel viaggio dei due “pellegrini” compare un’umanità misera, totalmente priva di speranza, senza più lacrime per piangere. Ancora di più di quella che sarebbe potuta comparire nelle città fantasma dei film western. Al punto che, come già detto prima, questi senza speranza si confondono con un paesaggio devastato e Alberto e Nicola paiono quasi Don Chisciotte e Sancho Panza, anche se a Torre Languorina non ci sono neanche i mulini a vento contro cui lottare.

Nel mondo di Di Monopoli, la legge ha perso ogni speranza e gli sceriffi baresi fanno fatica a farla rispettare, ben sapendo che il controllo del territorio in quelle zone non appartiene allo Stato, ma ai cowboy che l’hanno conquistata. Al punto che il crimine è quasi ovvio a Torre Languorina ed è strano chi non infrange la legge, essendo l’unica norma sana da seguire quella che favorisce la sopravvivenza, a prescindere da chi sia l’autorità che comanda.

Verrebbe quindi da pensare che l’autore ci consegni una descrizione del Sud Italia completamente priva di speranza, in preda alla criminalità, più o meno organizzata (le masnade de “Il santo degli assetati” sembrano appartenere più alla seconda categoria), dove finanche la Chiesa ha mollato gli ormeggi e dove, nonostante esistano la quasi totalità delle persone oneste, queste ultime si siano irreversibilmente arrese al dominio della violenza, al patriarcato che tratta le donne come oggetti di proprietà degli uomini, che impedisce ai bambini di crescere normalmente.

Ma in realtà, alla fine, non è proprio così. Anche nelle città fantasma del vecchio West c’è spazio per un po’ di speranza. Sono in particolare le rappresentanti del genere femminile oppresso a portarla avanti, a non arrendersi, ad avere dei sussulti di dignità, a provocare la ribellione. Come diceva qualcuno forse perché non hanno nulla da perdere, se non le loro catene (e in molti casi si tratta di vere catene). Sono aiutate nella loro lotta dai giovani che vogliono costruirsi un futuro diverso, dove la cultura, l’istruzione e le istituzioni abbiano uno spazio di manovra, dove gli esseri umani siano dignitosamente orgogliosi di non essere più trattati come bestie. Se siete curiosi di capire come fanno i nostri eroi a scatenare la rivolta, non vi resta che leggere il bel libro di Omar Di Monopoli.